Archivi del mese: dicembre 2009

11° Incontro dei Partiti Comunisti e Operai

Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare    

Contributo del Partito Comunista Cinese

Signor Presidente, colleghi delegati:   E’ un onore per me e per tutta la nostra delegazione essere stati incariti dal Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese a partecipare a questo Incontro internazionale dei Partiti comunisti e operai.   Prima di tutto, mi sia concesso di esprimervi il cordiale saluto e gli auguri del nostro Ministro Wang Jiarui e dei suoi rappresentanti del dipartimento. Questo Incontro internazionale rappresenta per i partiti comunisti di tutto il mondo una importante tribuna per condividere informazioni, scambiare idee e tenere discussioni su determinate questioni. Finora, dieci conferenze si sono svolte con successo e oggi siamo qui riuniti a New Delhi per presenziare l’apertura dell’undicesimo Incontro internazionale dei Partiti comunisti e operai.   In secondo luogo, vorrei cogliere l’occasione per informarvi sullo sviluppo in Cina e dei recenti sforzi del PCC. La crisi finanziaria nata negli Stati Uniti lo scorso anno ha gravemente compromesso l’economia e il sostentamento dei paesi nel mondo. A causa del grave impatto della crisi, il 2009 è stato l’anno più difficile per lo sviluppo economico della Cina dall’inizio di questo secolo. Per affrontare la crisi e mantenere costante e rapida la crescita economica, il PCC e il governo cinese hanno tempestivamente adeguato le politiche macroeconomiche attraverso l’adozione di una proattiva politica di bilancio e una politica monetaria moderatamente tranquilla, e predisposto un pacchetto di piani per ampliare la domanda interna e promuovere la crescita. Per rilanciare la domanda interna e incrementare i mezzi di sostentamento delle persone è stato attuato un piano di investimenti su due anni per un importo totale di 4 miliardi di yuan [quasi 600 milioni di dollari, NdT], implicando quindi un notevole aumento della spesa pubblica. Politiche strutturali di alleggerimento fiscale sono state messe in atto apportando diversi tagli ai tassi di interesse per consentire la liquidità del sistema bancario e stabilizzare la domanda esterna. Un ampio programma di ristrutturazione e ammodernamento industriale è stato avviato per favorire l’innovazione e migliorare il risparmio energetico, la riduzione delle emissioni e la protezione dell’ambiente. Grandi sforzi sono stati compiuti per espandere il mercato interno, in particolare il mercato agricolo, stabilizzare lo sviluppo dell’agricoltura e aumentare il reddito dei contadini. Efficaci misure sono state adottate per riformare il sistema di sicurezza sociale al fine di garantire l’accesso ai servizi medici di base, la gratuità dell’istruzione obbligatoria, nonché locazioni a canoni accessibili nelle città e nelle campagne in modo che la popolazione possa essere libera da tali preoccupazioni.   Queste misure hanno avuto i primi effetti e hanno prodotto alcuni segnali positivi. Da gennaio a settembre, il nostro PIL è cresciuto del 7,7%, il volume delle vendite al dettaglio è aumentato del 15,1%, le entrate statali sono cresciute del 5,3%, mentre l’indice dei prezzi al consumo è sceso del 1,1%. Questi dati mostrano che il nostro consumo interno è robusto, la domanda per investimenti è in costante aumento, la società nel suo complesso è stabile e la situazione economica generale è in via di miglioramento. Le contromisure alla crisi adottate dalla Cina non solo hanno lavorato positivamente sull’economia cinese, ma saranno anche provvidenziali per l’economia della regione e in generale a quella del mondo.   Quest’anno ricorre il 60° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare. Negli ultimi sessanta anni, il Partito Comunista e il popolo cinese sotto la sua guida hanno ottenuto gloriosi successi che hanno richiamato l’attenzione del mondo: la potenza economica e globale della Cina sono state enormemente potenziate e la Cina è diventata la terza economia più grande al mondo con un volume di scambi anch’esso al terzo posto della graduatoria mondiale. Il livello di vita in Cina è notevolmente migliorato con un PIL pro capite aumentato dai 35 dollari del 1949 ai 3.266 del 2008 e con una speranza di vita passata da 35 a 73 anni. Gli standard etici e morali della società cinese sono cresciuti. Ha preso forma un sistema giuridico socialista con caratteristiche cinesi. Costanti sforzi sono stati compiuti per promuovere lo stato di diritto e migliorare l’integrità culturale complessiva del nostro popolo. Il rapporto della Cina con il mondo ha subito cambiamenti storici attraverso i quali sempre maggiore attenzione viene riservata al nostro paese. Il destino della Cina e il destino del mondo sono sempre più strettamente connessi tra loro.   L’esperienza acquisita negli ultimi sessanta anni dimostra che nel corso della fase primaria del socialismo si deve sempre considerare lo sviluppo economico come un compito centrale, con le riforme e le aperture quali forze trainanti dello sviluppo economico complessivo, come di quello culturale e sociale, e occorre coltivare un sentimento di pubblica tutela. Dobbiamo portare avanti le riforme economiche e politiche e le riforme in altri settori per motivare l’intera popolazione con maggiore entusiasmo, spirito di iniziativa e creatività in modo da realizzare forme di giustizia ed equità sociale e colmare il paese di vitalità. Dobbiamo portare avanti la democrazia socialista, migliorare il sistema giuridico socialista, radicare lo stato di diritto e garantire la duratura stabilità del paese. Dobbiamo valorizzare e migliorare la formazione del partito, promuovere profonde campagne anti-corruzione e collegare maggiormente il Partito con il popolo.   Alcuni partiti, a causa della mancanza di conoscenza delle condizioni nazionali cinesi, pensano che la Cina abbia abbandonato il marxismo e deviato dal percorso socialista. Alcuni inoltre definiscono il sistema cinese come un “capitalismo autoritario”. Queste accuse però non sono vere. Come tutti sapete, la Cina è un grande paese orientale con una economia e cultura relativamente arretrate. La Cina è e rimarrà per lungo tempo allo stadio primario del socialismo. Non ci sono riferimenti sui classici riguardo a come portare avanti il marxismo e sviluppare il socialismo nelle nostre particolari condizioni nazionali. Il PCC ha sempre sostenuto il marxismo come sua fondamentale guida ideologica, ha insistito per adeguare i principi fondamentali del marxismo alle condizioni cinesi e alle caratteristiche dei tempi e ha cercato di esplorare una nuova strada per la costruzione del socialismo. Le successive generazioni di dirigenti del PCC hanno messo in comune la saggezza di tutto il partito, attinto alle esperienze e agli insegnamenti di altri paesi e impostato un sistema teorico del socialismo con caratteristiche cinesi. Nel corso della sua esplorazione, il PCC come partito al potere deve imparare da tutti i notevoli conseguimenti della civiltà umana, compresi i mezzi e i sistemi di gestione in grado di riflettere le leggi che regolano la moderna produzione sociale come il sistema economico capitalista di mercato. Tuttavia, questo non significa che stiamo perseguendo il capitalismo o con un’aspirazione ad esso. Al contrario, il nostro scopo è quello di migliorare, consolidare e sviluppare il socialismo. Sono convinto che l’esplorazione incessante dei comunisti cinesi, il loro successo nella costruzione di una Cina più forte non solo possa contribuire ad arricchire e sviluppare il marxismo, ma anche incoraggiare e ispirare i comunisti in tutto il mondo a fare riferimento al socialismo. Questo, credo, sarà un grande contributo per il movimento socialista internazionale.   Lo scorso settembre, si è svolta la Quarta sessione plenaria del 17° Comitato Centrale PCC, nella quale è stata adottata la “risoluzione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sul rafforzamento e miglioramento nella formazione del Partito” e misure concrete in tal senso sono state pianificate per affrontare il nuovo periodo. Le idee principali di questo documento sono le seguenti:   1. L’importanza di adeguare il Partito alla nuova situazione   Dopo essere stato al governo per 60 anni, il Partito Comunista Cinese è risultato essere la chiave di ogni successo ottenuto dal paese e la sua posizione dirigente deve essere fermamente sostenuta. In un mondo che sta attraversando una fase di grande sviluppo, di grande trasformazione e adattamento, la Cina si trova ora di fronte a una serie di circostanze e problemi nuovi. Il PCC si assume enormi, complessi e pesanti compiti portando avanti riforme e aperture e guidando la modernizzazione socialista. Pertanto, è imperativo per il Partito essere attento alle sfide che gli si pongono dinanzi, coraggioso nel battere nuove strade e compiere continui sforzi per migliorare.   2. Lezioni di base per la formazione del Partito    L’edificio ideologico e teorico deve essere messo al primo posto per consentire a tutti i membri di avere una migliore padronanza dell’essenza dei fondamenti del marxismo. Gli sforzi nella formazione del Partito devono essere integrati con la sua missione ultima in modo da garantirne la leadership, fondamentale per lo sviluppo socialista. Dobbiamo concentrare le nostre energie nel rafforzamento della capacità di governo del Partito e mantenere il suo carattere d’avanguardia in modo che il PCC sia sempre all’altezza dei tempi. Dobbiamo sempre tenere a mente che il PCC è pensato per servire gli interessi generali e ha il compito di esercitare il potere dello Stato per il popolo, e deve quindi mantenere stretti i legami con la popolazione. In aggiunta, il Partito deve abbracciare nuove idee e nuove prassi per migliorare la sua attività.   In ultimo ma per questo non meno importante, il Partito deve esercitare l’autodisciplina, essere severo con i suoi membri e migliorare la sua gestione.   3. Future attività della formazione del Partito nel nuovo periodo   Il PCC si edificherà nella formazione marxista e nell’accrescimento della sua coscienza ideologica e politica. Dobbiamo migliorare il centralismo democratico e ampliare la democrazia all’interno del Partito. Dobbiamo anche rendere più profonda la riforma dell’apparato e formare dei quadri di alto livello che siano maggiormente in grado di promuovere lo sviluppo scientifico e l’armonia sociale. In più, devono essere raddoppiati gli sforzi per rafforzare le sue organizzazioni di base con lo scopo di consolidarne l’organizzazione. Nel frattempo, è anche indispensabile per il Partito portare avanti il le buone prassi di lavoro e mantenere stretti legami con il popolo. Dobbiamo accelerare la costruzione del sistema di prevenzione e repressione della corruzione e intensificare la lotta contro di essa.   In ultimo, vorrei condividere con voi alcune mie personali opinioni ispirate al tema di questo incontro. Allo stato attuale, la crisi finanziaria globale non è ancora giunta al termine e sono ancora molti i rischi potenziali per l’economia mondiale. Molti politici e studiosi hanno compiuto analisi approfondite sulla crisi e fornito molte preziose osservazioni. Queste sono le mie idee sulla causa alla base di questa crisi e il suo impatto sul capitalismo globale.   Molti danno la colpa di questa crisi finanziaria ed economica mondiale, innescata dalla crisi dei mutui sub-prime negli Stati Uniti, alla “rampante speculazione del mercato finanziario”, alla “concorrenza imperfetta” o agli “eccessivi prestiti” e si aspettano di far fronte alla crisi e giungere alla ripresa “regolando” il capitalismo. A mio parere, questa crisi non è diversa dalle altre che, nel corso della storia, sono state causate dalle contraddizioni interse al capitalismo. Crisi di questo tipo non possono essere sradicate e si ripeteranno periodicamente finché la proprietà privata del capitalismo e le sue intrinseche contraddizioni rimarranno invariate. Questo è il motivo per cui nello sviluppo del capitalismo abbiamo assistito al ripetersi del ciclo crisi-ripresa-crisi. La momentanea prosperità di alcuni periodi è in realtà il presagio di una nuova crisi. La crisi attualmente in corso ne è ulteriore testimonianza – Karl Marx ha ragione nel sua concezione riguardo il ciclo economico capitalista e rispetto al fatto che il modo di produzione capitalistico è destinato al fallimento.   Ma si può arrivare alla conclusione che il capitalismo morirà in questa crisi? La mia risposta è “no”. Quello che si può dire è che questa crisi velocizzerà la transizione dal capitalismo al socialismo. Ciò è dovuto al fatto che a partire dalla metà del XX secolo, con la nuova rivoluzione scientifica e tecnologica e l’adattamento del capitalismo, unitamente al pieno sviluppo economico seguito dall’espansione del capitale, il mondo capitalista ha vissuto un periodo relativamente stabile e prospero. Nei 360 anni successivi alla Rivoluzione borghese inglese, il mondo capitalista ha accumulato una grande esperienza nella gestione delle proprie crisi. Allo stato attuale, c’è ancora spazio per la crescita della produttività del capitalismo e la capacità di auto-regolazione del modo capitalistico di produzione non si è esaurita. La contraddizione propria del capitalismo è rappresentata da complesse forme di movimento che possono essere radicali una volta e tranquille un’altra. Come risultato, il socialismo impiegherà molto tempo per sostituire il capitalismo. Questo è anche contenuto nel pensiero marxista: “Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza.” [Marx K. (1859), Per la critica dell’economia politica, Editori Riuniti, Roma, 1979, dalla Prefazione, NdT].  Una corretta comprensione dello sviluppo del capitalismo ci può aiutare a raggiungere una visione scientifica della realtà e ad adottare le giuste politiche. Penso che dati gli attuali rapporti di forza, il capitalismo resterà più forte del socialismo per un certo periodo tempo e i paesi socialisti dovrebbero rapportarsi con i paesi capitalisti sia con la lotta che con la cooperazione per affilare i denti e ampliare il nostro spazio di sopravvivenza.   In conclusione, auguro a questa conferenza un completo successo.  

Grazie!  

www.resistenze.org – pensiero resistente – movimento comunista internazionale – 14-12-09 – n. 299

da www.solidnet.org

IL PARTITO COMUNISTA CINESE E LA RIUNIONE MONDIALE DEI PC A DELHI

IL partito comunista cinese (PCC) sta istaurando, specialmente a partire dal 2003, dei rapporti sempre più stretti con i partiti comunisti di tutto il pianeta.

Un esempio clamoroso in questo senso è costituito dalla partecipazione del PCC all’incontro mondiale dei partiti comunisti di quasi tutto il mondo, che si è tenuto in India a Delhi, a fine novembre del 2009. Il PCC ha preso parte in modo attivo ed a pieno titolo a questa importante riunione, firmando un documento finale in cui si sostiene, tra le altre cose che:

–          “l’attuale recessione globale è una crisi sistematica del capitalismo, che dimostra i suoi limiti storici e la necessità del suo rovesciamento rivoluzionario”. Del suo “rovesciamento rivoluzionario” si noti bene …

–          “la Nato sta promuovendo una nuova politica aggressiva”

–          “le potenze imperialistiche dominanti cercano la loro via d’uscita dalla crisi, scaricando gli oneri maggiori sui lavoratori…”

–          “se il sistema capitalista è intrinsecamente percorso dalla crisi, non crolla automaticamente”

–          “tutti i tipi di teorie, come “non c’è alternativa” alla globalizzazione imperialistica sono propaganda. Si deve lottare contro di loro con la nostra risposta: “il socialismo è l’alternativa”

–          “il socialismo è l’unica vera alternativa per il futuro del genere umano e il futuro è nostro”

A differenza di quasi tutti i partiti comunisti presenti all’incontro di Delhi,  il PCC ha gia effettuato nel 1927/49 un vero “rovesciamento rivoluzionario” del capitalismo nel suo paese. Il fatto che partecipi da alcuni anni a pieno titolo agli incontri mondiali dei partiti comunisti, non mostra solo la sua intenzione concreta di appoggiare particolarmente i partiti comunisti che operano nei paesi ancora dominati dall’imperialismo e dal capitalismo mondiale, ma anche ed ancora una volta la falsità delle tesi, molto diffuse nella sinistra antagonista occidentale, sul presunto carattere “borghese”assunto dal PCC dopo la morte di Mao Zedong, sul suo presunto carattere “filocapitalista”.

Il PCC  non ha cambiato nome, come fece invece nel 1989/91 il PC italiano; non si vergogna di definirsi comunista, come molti della sinistra “antagonista” occidentale agli inizi del terzo millennio, a partire da Bertinotti e Vendola; non si vergogna di definirsi marxista-leninista, come ancora si definisce solo una minoranza in Italia e nel mondo occidentale, anche all’interno dei partiti comunisti.

Un ampio resoconto sulla riunione di Delhi si può trovare sugli eccellenti siti comunisti Resistenze (www.resistenze.org) e l’Ernesto (www.lernesto.it), al cui interno si possono trovare sia la dichiarazione finale di Delhi che l’elenco dei partecipanti e firmatari dell’appello conclusivo.

Redazione la Cina Rossa  (www.lacinarossa.net)

L’“ECONOMIA VERDE” ALLA CINESE

Nel 2007 la Cina otteneva il 7% della sua produzione energetica totale da fonti rinnovabili (solare, eolica, idrica, ecc.), ma punta ad arrivare almeno a un quinto del totale nel 2020. 1

Inoltre il governo cinese, alla fine di novembre, ha deciso di ridurre entro il 2020 del 45% il livello globale di emissioni di CO2 rispetto al 2005.

È solo un aspetto della gigantesca riconversione ecologico-produttiva che sta avviando la Cina socialista a partire dal 2003, per creare progressivamente un’economia verde ed uno sviluppo sostenibile in Cina, anche e soprattutto dal punto di vista ambientale ed energetico.

A questa prospettiva danno (giustamente) credito tutta una serie di studiosi e di centri studi occidentali, come la società di consulenza McKinsey (9 febbraio 2009) secondo la quale la Cina potrebbe riuscire entro il 2030 a “ridurre le importazioni di petrolio dal 30 al 40% e tagliare le emissioni del CO2 del 50% attraverso investimenti nelle nuove tecnologie verdi, secondo il rapporto.

Per trasformare l’economia cinese in una “green economy”, McKinsey stima che dal 2009 al 2030 dovrebbero essere investiti una media di 170-230 miliardi di euro all’anno, l’equivalente dell’1,5-2,5% del PIL cinese. Per esempio, scrive McKinsey, con l’aumento delle auto elettriche le importazioni di greggio “potrebbero essere ridotte di un terzo”

Già ora, ha notato sempre la McKinsey, “la combinazione di politiche di governo e iniziative su larga scala a livello industriale ha permesso, infatti, a Pechino di tagliare il volume di CO2 e di altri gas serra prodotti per ogni unità del PIL del 4,9% ogni anno negli ultimi 15 anni, rispetto alla riduzione degli USA dell’1,7% e della Germania del 2,7%”. 2

La strategia economica ed ecologica della Cina si fonda su sette elementi centrali, di cui analizzeremo brevemente presente e futuro, situazioni odierne e dinamiche nei prossimi anni.

•1)        Sviluppo delle energie rinnovabili e pulite, quali l’energia solare, eolica, idrica e delle biomasse. I progressi ottenuti dalla Cina nel campo dell’energie pulite sono già enormi: nel luglio del 2009 la Cina aveva istallato 18 GW (giga watt) di energia elettrica idraulica, contro gli 86,07 installati in tutto a fine 2002, mentre nell’energia eolica 14,74 GW, più di otto volte rispetto al 2001 con un raddoppio ogni anno.3

I progetti per il futuro sono ancora più ambiziosi, visto che l’energia eolica arriverà a produrre nel 2020 ben 100 GW, sette volte la cifra attuale ottenuta dalla Cina nel settore in esame; si assisterà ad un’espansione iperaccellerata del settore fotovoltaico, in cui già ora il paese asiatico soddisfa quasi un terzo della domanda mondiale.4

  • 2) Risparmio energetico.

Come ha notato il sito ecologista Gefis il 28 agosto 2009, anche l’edilizia  in Cina “ha potenzialità enormi per diventare un settore trainante della green economy. Le stime dicono che i 40 miliardi di metri cubi attuali edificati nel paese dovrebbero quasi raddoppiare arrivando a 70 nel 2020: un mercato potenziale di 220 miliardi di dollari per l’edilizia verde se solo uno su due adottasse soluzioni low-carbon, di 439 se si applicassero norme più severe. Pechino pare intenzionata a seguire questa strada con standard di conservazione dell’energia dal 2010 per tutti i nuovi edifici di almeno il 50% che diventa il 65% in alcune città.

Altri passi avanti per il colosso asiatico, che conta ancora sul carbone per oltre i’80% della sua produzione elettrica; li sta facendo sull’efficienza energetica in generale. Nel piano di rilancio economico il governo cinese, ad esempio, ha previsto diverse misure per alcune industrie che dovrebbero portare ad un risparmio pari a 240 milioni di tonnellate di carbone entro il 2010.

Intanto l’etichetta energetica imposta agli elettrodomestici avrebbe fatto risparmiare 90 miliardi di kwh. Che la Cina punti decisamente a ridurre lo spreco di energia d’altra parte è chiaro anche dall’unico obbiettivo che è stato fissato nella lotta all’effetto serra: quello contenuto nel piano 2005-2010 di ridurre del 20% la propria intensità energetica (il rapporto tra energia consumata e ricchezza prodotta)”.5

Dal 1980 al 2008, il consumo energetico per ogni 10000 yuan di prodotto nazionale lordo cinese si è ridotto di tre volte ed è calato del 4,59% nel 2008 rispetto all’anno precedente, dimostrando un processo accelerato di aumento nell’efficienza e risparmio rispetto al consumo energetico.6

  • 3) Auto elettriche.

Il pacchetto di stimolo economico, approvato dal governo cinese nell’ottobre 2008, ha puntato molto sul fatto che in futuro il mercato automobilistico cinese, in enorme espansione, sia basato nei prossimi decenni soprattutto su auto ecologiche o ibride.

“Il pacchetto stimolo ha stanziato 2,9 miliardi di dollari per la promozione dei veicoli elettrici nei prossimi 3 anni, con incentivi d’acquisto, fondi per la ricerca e commesse pubbliche.

Solo quest’anno le città cinesi acquisteranno 13mila veicoli elettrici. L’obbiettivo è di arrivare entro il 2011 a produrre in Cina mezzo milione di mezzi elettrici. Nel 2009 il mercato cinese dell’auto è diventato il più grande al mondo, superando gli USA; Si stima che saranno 10 milioni le auto vetture entro fine anno. Per il 2030 la stima è che sulle strade cinesi ci saranno 287 milioni di automobili, il 30% del totale mondiale:chiara l’importanza di una motorizzazione a basso impatto ambientale”. 7

  • 4) Creazione, anche assieme ad altre nazioni, dell’Eldorado in campo energetico con il raggiungimento di una produzione su larga scala di energia attraverso la sintesi termonucleare.

A differenza della fissione nucleare, la fusione termonucleare può garantire energia illimitata per decine di milioni di anni (si basa sul litio e deuterio, estremamente abbondanti in natura), con impianti di assoluta sicurezza e limitate scorie nucleari deperibili in poche decine di anni.

 La Cina ha costruito un reattore a fusione termonucleare che già nel settembre del 2006 ha prodotto corrente elettrica, seppur per un breve istante, dando il primo successo al “progetto EAST” approvato dal governo cinese con lungimiranza ancora nel 1998. 8

Inoltre la Cina partecipa a pieno titolo al progetto internazionale ITER, con Europa, Russia, Corea, Giappone e (forse) Stati Uniti: l’ITER entro il 2014 costruirà a Cadarache, in Francia, un grande impianto/laboratorio per lo sviluppo in pochi decenni dell’utilizzo su larga scala della più eccezionale fonte energetica, la fusione termonucleare che alimenta il nostro Sole e tutte le stelle dell’universo.

 

  • 5) La costruzione di centrali nucleari a fissione della “terza generazione” , sul modello di reattori Westinghouse.

Dai 8,6 GW istallati nel 2008 avendo come fonte il nucleare civile, la Cina prevede di passare ai 40 GW del 2020. 9

 

  • 6) La progressiva riforestazione del suolo cinese, che dal 1990 ha interessato ben 520000 km (due volte l’Italia) e che continuerà su scala ancora più accelerata nel gigantesco paese asiatico durante i prossimi decenni.

Secondo Tiziano Taiti (luglio 2008), “la Cina già da alcuni anni sta svolgendo un enorme sforzo per quanto riguarda la riforestazione del proprio territorio nazionale, ma negli ultimi tempi l’impegno ha raggiunto dei livelli veramente imponenti.

Le aree complessivamente riforestate in questi anni ammontano a ben 52,4 milioni di ettari. Cifra questa che fa della nazione cinese la prima nel mondo per quantità di territorio riforestato. Un’estensione immensa!

Se calcoliamo tutta l’area boschiva complessiva e quindi in questo dato inseriamo anche il quantitativo di ettari di terreno riforestato, essa raggiunge la considerevole cifra di ben 175 milioni di ettari che equivalgono al 18,21% di tutta la superficie nazionale. Numeri che fanno della Cina la terza nazione al mondo per copertura boschiva.

Cifre di portata davvero enormi, ma se dall’area boschiva passiamo a considerare il numero di alberi effettivamente piantati ci rendiamo ancora più conto della colossalità dell’impegno profuso dalle autorità cinesi in questo campo. In trent’anni sono stati piantati ben 51,54 miliardi di alberi e solo nell’anno 2007 sono stati impiantati ben 2,27 miliardi di alberi”.10

A partire dal 2008 e con un’ulteriore stanziamento pubblico, pari a 3,5 miliardi di yuan (seicento milioni di dollari) per il solo 2009, la Cina punta apertamente a riforestare entro il 2020 altri due milioni di chilometri quadrati, pari a più di sei volte l’estensione dell’Italia…

 

  • 7) Riutilizzo ai fini energetici delle biomasse, con esclusione preventiva dei cereali, attraverso un piano statale varato dal governo cinese nell’estate del 2009.

“Secondo il piano dello sviluppo dell’industria energetica delle biomasse (2007/2015) varato recentemente dal Ministero dell’Agricoltura, nel 2015 gli usufruttuari rurali di biogas dell’intero paese raggiungeranno quota circa 60 milioni di famiglie, con una produzione annuale di biogas di 23,3 miliardi di metri cubi. Verranno istituiti 8 mila progetti per la produzione di biogas nei centri d’allevamento di animali terrestri e marini di certe dimensioni, che saranno in grado di produrre annualmente670 milioni di metri cubi. Nel frattempo, verrà costruito un gruppo di centri d’applicazione di combustibili ricavati da paglia e stazioni per i rifornimento concentrata di gas derivante dalla combustione gassose della paglia, per sviluppare in modo appropriato le colture delle risorse energetiche attraverso l’utilizzo di terreni marginali, in modo da soddisfare la domanda nazionale di materie prime per combustibili liquidi.

Il piano avanza inoltre che nel 2010 nell’intero paese sarà costruito un gruppo di basi per la produzione di energia da biomasse agricole e le tecnologie fondamentali di certi settori raggiungeranno il livello avanzato internazionale. Nel 2015 verranno costruite un gruppo di basi per la produzione di energia da biomasse agricole, con la costituzione fondamentale di un sistema di innovazione tecnologica e sviluppo industriale, una notevole riduzione dei costi per la valorizzazione, l’utilizzo e la realizzazione preliminare della commercializzazione dell’industria.

Nel paese lo sviluppo delle risorse energetiche derivanti da biomasse agricole presenta enormi potenzialità. Secondo quanto illustrato dal responsabile del Ministero dell’Agricoltura, “attualmente il nostro paese produce annualmente circa 600 milioni di tonnellate di paglia,tra cui 300 milioni possono essere usate per produrre risorse energetiche equivalenti a 150 milioni di tonnellate di carbone standard. Circa tre miliardi di tonnellate di escrementi di animali e uccelli, se venissero effettivamente utilizzati, potrebbero produrre enormi quantità di biogas. In molti terreni marginali quali le zone montane, le pendici incolte ed il suolo salino e arido si possono piantare canne da zucchero, sorgo dolce, patata dolce ed altre colture per produrre risorse energetiche. Inoltre, sono un gran numero i gusci del riso, i cuori del mais ed i residui di canna da zucchero ed altri prodotti secondari della lavorazione agricola che possono essere trasformati in biomasse per l’energia”.11

I “sette punti” sopra analizzati a loro volta fanno parte della nuova e globale concezione dello sviluppo (la “categoria scientifica di sviluppo”) elaborata dal partito comunista cinese e dal suo nucleo dirigente, guidato da Hu Jintao  a partire dal 2003, nella più profonda indifferenza della (masochistica ed impotente) sinistra antagonista del mondo occidentale.

Sulla concezione “scientifica dello sviluppo” torneremo in un prossimo futuro, dedicandovi uno studio tematico ad hoc.

 

                  NOTE

 

  • 1 ) G. Battaglia, “Verde Cina”, 25/06/2008, in www.chen-ying.net
  • 2 ) “China can buid “green economy” by 2030″, 26 febbraio 2009, www.chinadaily.com.cn
  • 3 ) “China installed generation capacity suurpasses 800 GW”, in www.pump-zone.com
  • 4 ) “Cina, 2015. L’anno del sorpasso con gli USA”, 3 luglio 2009, Redazione di Energia spiegata, in www.energiaspiegata.it
  • 5 ) “La Cina continua la sua corsa verde”, 27 agosto 2009, in www.gefisecologia.blogspot.com
  • 6 ) “China’s energy efficency greatly improved”, 5 ottobre 2009, in english.peopledaily.com.cn
  • 7 ) “La Cina continua…”, op cit.
  • 8  ) “China claims fusion reactor test a succes”, 28 settembre 2006, in www.msnbc.msn.com
  • 9  ) “Cina, 2015…”, op cit.
  • 10 ) T. Taiti, “In Cina enormi aree riforestate”, 2 luglio 2008, in geoscienza.myblog.it
  • 11 ) “Cina: varato il piano dello sviluppo dell’industria delle biomasse agricole “, 13 agosto 2009, in crinoline, italian.cri.cn