Archivi del mese: febbraio 2010

CINA, STATI UNITI: IL SORPASSO

Nel corso del 2009 la Cina Popolare  è diventata la più grande potenza economica mondiale ed il suo prodotto interno lordo (PNL) reale ha superato quello degli Stati Uniti. C’è ormai un nuovo “numero uno” a livello mondiale, in altri termini, dato che la Cina socialista ha scavalcato senza alcun dubbio gli USA per massa di ricchezze reali prodotte, anche se è ancora molto indietro per livelli di produttività pro-capite: i mass-media occidentali che straparlano di un futuro sorpasso economico della Cina sugli USA nel 2025, 2035 o 2050, semplicemente (e strumentalmente)… straparlano.

Passiamo ai dati di fatto: nel 2008 il PNL degli Stati Uniti era pari, a valori nominali e di mercato, a 14204 miliardi di dollari secondo la Banca Mondiale, mentre anche i dati della Cia e del FMI su questo tema variano di pochissimo.

Sempre nel 2008 l’ufficio Nazionale di statistica della Cina ha rilevato che il PNL della Cina risultava invece pari a 4590 miliardi di dollari  in base ai valori nominali e di mercato.  (1)

Dal lato USA ben 14200 miliardi di dollari, dal lato cinese circa 4600 miliardi: sembra a prima vista che non ci sia storia nel confronto tra i due stati e con gli USA che superano la Cina  di quasi tre volte, tenendo conto inoltre che la popolazione americana è inferiore di più di quattro volte a quella cinese.

Nel 2009 c’è stato significativa variazione.

Nel 2009 il PNL degli USA nel migliore dei casi vedrà una caduta dell’1,5%: PNL USA, pari quindi a 14000 miliardi di dollari a fine anno.

Sempre nel 2009 il PNL della Cina è aumentato dell’8,7%: il PNL è  pari quindi a 5000 miliardi di dollari (4560 miliardi + 8,7%).

E allora, si potrebbe subito replicare? 14000 miliardi di dollari sono sempre 2 volte  più di 5000, il dislivello tra i due stati in esame rimane ancora enorme, seppur in diminuzione: bel segreto, che ci avete propinato!

Tenete a mente 14000 e 5000 miliardi di dollari, come PNL nominali delle due nazioni per il 2009, ed abbiate ancora pazienza.

Fino ad ora abbiamo parlato di prodotti nazionali lordi ai valori nominali, ma il punto essenziale è che tutti gli economisti, ivi compresi quelli occidentali e statunitensi, sono d’accordo da molti decenni sul fatto che il processo di comparazione della potenza economica reale/PNL  reale tra due o più stati deve sempre tener conto del criterio della parità di potere d’acquisto (PPA), con il suo effetto moltiplicatore/divisore sul PNL delle nazioni che vengono esaminate in modo combinato.

Il criterio della parità di potere d’acquisto riequilibra infatti il valore reale del PNL dei vari stati rispetto al valori nominali dei loro PNL, in base appunto all’eventuale diversità dei prezzi nominali, (e dei rispettivi poteri d’acquisto nominali) degli stessi beni/servizi prodotti dalle diverse nazioni: se un bene X costa ad esempio un dollaro nel paese A, e lo stesso bene X costa quattro dollari nel paese B, si deve riequilibrare lo scarto fasullo e fittizio di 4:1 tra la ricchezza prodotta dalle nazioni A e B.

Astraendo da mille fattori, supponiamo per assurdo che sia gli Stati Uniti che la Cina producano entrambi nello stesso anno solo ed esclusivamente un chilo di riso della stessa qualità, ma che negli Stati Uniti l’isolato chilo di riso venga venduto a 3,9 dollari, ed in Cina invece a un dollaro.Ai valori nominali, il PNL degli USA (che in tutto l’anno, nel caso assurdo ed esemplificativo proposto, è composto da un solo chilo di riso) risulterebbe maggiore di 3,9 volte rispetto a quello cinese, ma ai valori reali ( anche la Cina produce nello stesso anno 1 chilo di riso, della stessa qualità) tale superiorità nominale risulta fittizia e deve essere annullata e sostituita appunto con la parità del potere d’acquisto reale.

Ora, tra il PNL degli USA e quello della Cina Popolare., il coefficiente di riequilibrio utilizzato dalla CIA (si, proprio dalla CIA di Langley nel suo World Factbook) e dal FMI/Banca Mondiale, per misurare il potenziale economico globale cinese a parità di potere d’acquisto, risultava pari a 4,1 fino al 2002, e poi a 3,94 fino al 2005. Con quest’ultimo moltiplicatore, ad esempio, il PNL nominale cinese del 2005 veniva moltiplicato x 3,94: visto che a livello nominale  il PNL cinese risultava pari a 2680 miliardi di dollari, quest’ultima cifra moltiplicata per 3,94 portava il PNL reale, calcolato dalla CIA in termini di parità  di potere d’acquisto diventava l’equivalente a circa 10500 miliardi di dollari. (2)

Torniamo ora al dato empirico del PNL cinese per il 2009 ai valori nominali, ed a quello degli USA.

5000 miliardi  di dollari, il PNL cinese nel 2009.

14000 miliardi di dollari, il PNL USA nel 2009.

Prendendo una calcolatrice si verifica facilmente che, se moltiplichiamo i 5000 miliardi di dollari del PNL cinese 2009 (nominale) per il coefficiente di 3,94 (utilizzato dalla CIA, dal FMI e dalla Banca Mondiale fino al 2005, per il PNL cinese), otteniamo inevitabilmente la notevole cifra di 19700 miliardi di dollari nel 2009: e 19700 miliardi di dollari sono sicuramente una cifra molto più alta  di quei 14000 miliardi di dollari che esprimono la ricchezza globale ed il PNL statunitense nel 2009.

19700 miliardi (Cina Popolare)contro 14000 (Stati Uniti):nel 2009 il sorpasso su scala mondiale è avvenuto senza alcun ombra di dubbio, utilizzando proprio il coefficiente di moltiplicazione -targato CIA, lo ripetiamo volutamente- pari a 3,94.

Non solo: la Cina avrebbe scavalcato nel 2009 gli Stati Uniti, per quanto riguarda il PNL a parità di potere d’acquisto, anche utilizzando un moltiplicatore pari a 2,81 (5000 x 2,81  = 14050).

Certo, si potrà obiettare, i calcoli numerici sembrano inequivocabili : ma allora perché nessuno parla di questo “super segreto” in giro per il mondo?

Per una semplice ragione: a partire dal 2006, CIA, FMI e Banca Mondiale hanno fatto crollare senza alcuna spiegazione il coefficiente usato per il PNL cinese ed il suo calcolo a PPA dal 3,94 sopracitato fino a …1,85,  dimezzandolo senza alcun motivo plausibile.

Con il nuovo coefficiente creato dalla CIA dopo il 2006, il PNL cinese del 2009 risulta pertanto pari a “soli” 9250 miliardi di dollari, cifra ancora sensibilmente inferiore ai 14000 del PNL USA.

Secondo il coefficiente 3,94 utilizzato dalla CIA, FMI e Banca Mondiale fino al 2006, pertanto, lo storico sorpasso cinese si sarebbe, verificato sicuramente nel 2009 (ed anche nel 2008…); invece, secondo il nuovo coefficiente di 1,850 nessun sorpasso  di Pechino su Washington nel 2009 e per quasi un altro decennio, con tutta probabilità .

“D’accordo: ma perché ritenere valido il criterio della Cia del 2004/2006, e non invece il nuovo criterio adottato  da Longley nel 2007/2009?”

Per molti e validi motivi.

– Nel 2006/2007 non è successo niente di sconvolgente, sia nell’economia cinese sia in quella statunitense: nessun nuovo (e grave) fenomeno oggettivo che spiegasse l’enorme riduzione del coefficiente da 3,94 a 1,85.

– La CIA, il FMI e la Banca Mondiale non hanno inoltre fornito alcun elemento concreto per giustificare la legittimità del passaggio del coefficiente da 3,94 a 1’85.

– Passare da 3,94 a 1,85 non costituisce certo una lieve modifica , come quella invece effettuata dalla CIA e dal FMI nel 2003, già riducendo il coefficiente usato per il PNL cinese da 4,5 a 3,94: si tratta di un vero e proprio dimezzamento e di un enorme salto di qualità in negativo.

– Un chilo di riso, una macchina, un elettrodomestico non costano in Cina due volte meno che negli Stati Uniti, anche a Shangai o Pechino. E il riso  cinese equivale di regola a quello statunitense, gli elettrodomestici di Pechino sono di regola come quelli di New York (e spesso vengono esportati a New York , Los Angeles, ecc.): pertanto il coefficiente di 3,94, anche a prima vista è più credibile del “nuovo” 1,85. Nel 2005 T. Fishman notava che secondo gli esperti statunitensi “in Cina, con un dollaro si compra all’incirca quello che a Indianapolis si acquista con 4,70 dollari” (3)

– Nel 2005 in Cina venivano immatricolati solo sei milioni di veicoli, contro i circa 12 milioni degli Stati Uniti. Nel 2009 gli USA hanno immatricolato , nel migliore dei casi 10 milioni di veicoli, la Cina invece ha raggiunto quota 13 milioni di veicoli. Nelle vendite di auto il sorpasso cinese c’è stato sicuramente, rispetto all’ex numero uno americano.  (4)

– Già nel 2008, secondo i dati di Wikipedia, la Cina aveva sorpassato gli USA per autoveicoli prodotti (9345000 Pechino, 8705000 Washington); nel 2009, la Cina raggiungerà almeno quota 13 milioni di veicoli prodotti, e gli USA rimarranno al massimo attorno  a quota nove  milioni.  (5)

– Ogni anno in Cina vengono costruiti due miliardi di metri quadrati di nuove abitazioni, metà circa dell’intera produzione mondiale e molto più che negli Stati Uniti anche in termini di indotto di impianti elettrici ed idraulici, piastrellature, ecc. (6)

– Già nel 2003 la Cina deteneva il primato mondiale nella produzione mondiale di acciaio, cemento, articoli di abbigliamento, cotone, carbone e oro.

– Nel 2008 la Cina Popolare aveva prodotto 528,5 milioni di tonnellate di cereali, mentre gli USA erano rimasti a circa tre quarti di tale cifra.

– Nel 2009 la capacità energetica globale installata in Cina toccava 860 GW e si avvicinava al dato USA, a dispetto del pauroso spreco di benzina/energia  che avviene in America ogni anno.

– Già nel 2004 la Cina era leader mondiale nella produzione di TV, computer, lettori CD e DVD, condizionatori e piccoli elettrodomestici. (7)

– Secondo le proiezioni contenute nel rapporto del 2007 del World Energy Outlook, era già previsto il sorpasso della Cina sugli USA entro il 2010 in termini di consumi di energia primaria.  (8)

– Già nel 2004, secondo Lester Brown, vi erano in Cina una volta e mezza più televisori che nel “concorrente” americano e quasi tre volte più cellulari.  (9)

– Nel giugno 2009 gli utenti di Internet in Cina erano pari a 338 milioni, molto più dei circa 240 milioni di internauti statunitensi: nelle aree rurali, più di 155 milioni di contadini cinesi ormai usano Internet grazie al telefonino. Alla fine del 2009 gli internauti cinesi erano saliti a quota 384 milioni. (10)

– Nel 2009 la Cina è diventata il leader delle esportazioni mondiali, scavalcando (di poco) la Germania e di molto gli USA.

IL sorpasso,  lo storico sorpasso della Cina (prevalentemente) socialista rispetto al capitalismo di stato degli USA costituisce ormai una realtà attuale, molto sgradevole sotto tutti gli aspetti per la borghesia mondiale; diversa è invece la situazione nella produttività pro-capite della forza-lavoro cinese, ancora inferiore di circa quattro volte a quella statunitense anche a causa della gigantesca popolazione rurale tuttora esistente in Cina.

Il segreto sta nel fatto che il sorpasso non avverrà tra due o tre decenni, come prevedono con spudorata falsa coscienza i mass-media occidentali e la CIA, ma che esso si è invece trasformato in un pesante dato di fatto del presente e dei nostri giorni, con evidente ricaduta sui rapporti di forza mondiali sia a livello economico che politico.

Proprio in tale sottoprodotto politico-economico sta la ragione del cambiamento radicale nel coefficiente di riequilibrio, operato nel 2006: anche a Langley sanno contare (e modificare i calcoli…), sanno prevedere le dinamiche economiche almeno nel breve termine, sanno da sempre come “cambiare le carte in tavola” quando fa loro comodo.

NOTE

1 ) “China GDP growt revised upwards “, 26 dicembre 2009, in nextbigfuture.com

2 ) List of countries by GDP (nominal)”, 2006 in en.wikipedia.org;

John Tkacik junior, Questioning the CIA’s claim of a drop in China’s military spending”, 31 agosto 2007, in www.heritage.org;

T. Fishman, ” Cina SPA”, pag 20, ed Nuovi Mondi Media

3 ) T. Fishman, op. cit., pag. 20

4 ) “Cina primo produttore mondiale di auto”, 8 gennaio 2010, in www.agichina24.it ;

“Automobile industry in China”, in en.wikipedia.org

5 ) “Cina primo produttore mondiale di auto”, op. cit.

6 ) “E’ il terremoto edilizio cinese”, 3 marzo 2007, in eddyburg.it

7 ) A. Blua, “Report says China overtakes U. S. as World’s leading consumer”, 18 febbraio 2005,

in wwwvferl.org

8 ) A. Pascucci, “La lunga marcia della Cina. I. La politica energetica”, 19 novembre 2008, in www.cartogeafareilpresente.org

9 ) A. Blua, “Report says China overtakes U. S.

10 ) C. Buckley, “China Internet population hits 384 million”, 15 gennaio 2010, in www.reuters.com

http://www.lacinarossa.net/

La CIA sponsor del Dalai Lama

di Jean Paul Desimpelaere
Patrick French, quando era direttore della Free Tibet Campaign (Campagna per l’indipendenza del Tibet) in Inghilterra, è stato il primo a poter consultare gli archivi del governo del Dalai Lama in esilio. Ne ha tratto conclusioni sconvolgenti.

I Cinesi hanno liquidato i Tibetani?
http://www.solidaire.org/ 31-05-2006

E’ giunto alla conclusione disilludente che le prove del genocidio tibetano da parte dei Cinesi erano state falsificate e ha subito dato le dimissioni dalla carica di direttore della Campagna per l’indipendenza del Tibet (“Tibet, Tibet”, P. French, Albin Michel, 2005)

Negli anni sessanta, sotto la direzione del fratello del Dalai Lama, Gyalo Thondrup, furono raccolte delle testimonianze tra i rifugiati tibetani in India. French constatò che le cifre dei morti erano state aggiunte in margine successivamente. Altro esempio, lo stesso scontro armato, narrato da cinque diversi rifugiati, era stato contabilizzato cinque volte. Nel frattempo la cifra di 1,2 milioni di uccisi da parte dei Cinesi faceva il giro del mondo.

French afferma che questa cifra non è semplicemente possibile: essa riguarda solamente gli uomini. Ma in effetti, all’epoca, non vi erano più di 1,5 milioni di Tibetani maschi. Se la cifra propagandata fosse vera, oggi non dovrebbe essercene quasi più nessuno. In seguito, invece, la popolazione è aumentata fino a raggiungere, attualmente, la soglia di quasi 6 milioni di abitanti, vale a dire quasi due volte di più rispetto al 1954. Dati forniti sia dal Dalai Lama, sia dalle autorità cinesi, straordinariamente d’accordo per una volta.

Gli osservatori internazionali (La Banca mondiale, L’Organizzazione mondiale di sanità) accettano questi dati. Cosa che non impedisce che ancora oggi il Dali Lama continui a pretendere che 1,2 milioni di Tibetani siano stati uccisi dai Cinesi.

Il Dalai Lama è una sorta di papa del buddismo mondiale?

Su questo punto occorre relativizzare le cose. Il 6% della popolazione mondiale è buddista. E’ poco. Inoltre, il Dalai Lama non è affatto il rappresentante del buddismo zen (Giappone), né del buddismo del Sud est asiatico (Tailandia), e nemmeno del buddismo cinese. Il buddismo tibetano rappresenta solo 1/60 di questo 6%. Infine esistono anche in Tibet quattro scuole separate. Il Dalai Lama appartiene ad una di queste: la “gelugpa”(i berretti gialli). In breve, si tratta di un papa seguito da pochissimi seguaci religiosi, ma da moltissimi adepti politici…

Chi sono i suoi sponsor?

Dal 1959 al 1972:

– 180.000 dollari all’anno per lui personalmente sui libri paga della CIA (documenti desecretati dal governo nordamericano; il dalai lama ha negato la cosa fino al 1980)
– 1,7 milioni di dollari all’anno per la organizzazione della sua rete internazionale

In seguito lo stesso ammontare è stato versato attraverso una dotazione del NED, una organizzazione non governativa nordamericana il cui budget è alimentato dal Congresso. Il Dalai Lama dice che i suoi due fratelli gestiscono “gli affari”. I suoi due fratelli, Thubten Norbu (un lama di rango superiore) e Gyalo Thondrup erano stati ingaggiati dalla CIA fin dal 1951, il primo per raccogliere fondi e dirigere la propaganda ed il secondo per organizzare una resistenza armata.

La bomba atomica indiana: il budda sorridente

Fin dagli esordi, vale a dire quando è diventato chiaro che la rivoluzione cinese stava vincendo nel 1949, gli USA hanno tentato di convincere il dalai lama a guadagnare l’esilio. Hanno messo a loro disposizione del denaro, tutta una logistica e la loro propaganda. Ma il dalai lama e il suo governo volevano che gli Stati Uniti inviassero un esercito come avevano fatto in Corea e considerarono dunque la proposta nordamericana troppo debole. (Modern War Studies, Kansas University, USA, 2002). Nel 1959 gli Stati Uniti riuscirono comunque a convincere il dalai lama a lasciare il Tibet, ma bisognava ancora convincere l’India a dargli asilo. Eisenhower propose allora uno scambio a Nehru: l’India doveva accettare il dalai lama sul suo territorio e gli Stati Uniti avrebbero accordato a 400 ingegneri indiani una borsa di studio negli Stati Uniti per avviarli alla “tecnologia nucleare”. L’accordo fu accettato (Il maggiore nordamericano William Corson, responsabile dei negoziati all’epoca, Press Trust of India, 10/8/1999). Nel 1974, la prima bomba A indiana fu soprannominata cinicamente “Budda sorridente” (Raj Ramanna, ex direttore del programma nucleare indiano, 10/10/1997, Press Trist of India)

Fonte: Tibet Patrick French Albin: CIA Sponsor Dalai Lama.

Link:   http://nuke.ossin.org/SearchResults/CIAsponsordelDalaiLama/tabid/841/Default.html

USA E TAIWAN: LE SOLITE PROVOCAZIONI AMERICANE…

L’imperialismo statunitense non si smentisce mai, anche con il “democratico e progressista” Obama (il mandante del golpe in Honduras, dell’occupazione militare di Haiti devastata dal tremendo terremoto di gennaio, ecc.): la Casa Bianca ha dichiarato il 30 gennaio di voler vendere armi all’isola cinese di Taiwan per un valore di 6,4 miliardi di dollari, dopo un altro annuncio di analogo tenore nel dicembre dello scorso anno, con la lucrosa fornitura a quest’ ultima di elicotteri Black Hawk, missili Patriot e tecnologia militare di alto livello. (1)

Ora, proprio gli Stati Uniti nel 1979 avevano riconosciuto pubblicamente e con un trattato internazionale che Taiwan costituiva parte integrale della Cina; da quasi un paio di anni ed a partire dal marzo 2008, inoltre, le relazioni politiche, economiche e commerciali tra la Cina continentale e Taiwan sono progressivamente migliorate e stanno ormai entrando in una fase di fruttuosa coesistenza pacifica, di tipo multilaterale.

La mossa statunitense costituisce pertanto l’ennesima e plateale provocazione del declinante ma ancora forte imperialismo statunitense contro il partito comunista ed il popolo cinese: oltre alla contingente irritazione di Washington per il rifiuto cinese di aderire a nuove sanzioni contro l’Iran (in questo quadro va inserita anche la campagna mirata della Clinton sull’affare “Google”, di recente data), le misure prese dall’amministrazione di Obama risentono pesantemente anche di un dato di valenza strategica, e cioè della crescente preoccupazione della borghesia statunitense e mondiale per il formidabile e pacifico processo di accumulazione di forze compiuto dalla Cina socialista negli ultimi tre decenni.

La Cina andava bene al mondo occidentale quando era debole e sfruttata, come avvenne al tempo della “guerra dell’oppio” (1840/42) compiuta dagli spacciatori della borghesia inglese, posta forzatamente in una condizione di semicolonia dell’imperialismo che è continuata poi fino al 1949, ma non certo in qualità di prima potenza economica mondiale (a parità di potere d’acquisto). Bene ha fatto pertanto il governo cinese a denunciare con forza, a nome di tutta la popolazione della gigantesca nazione asiatica, l’azione aggressiva degli Stati Uniti ed a bloccare allo stesso tempo ogni tipo di relazioni militari tra i due paesi, preannunciando sanzioni contro la multinazionali americane interessate alla vendita di armamenti a Taiwan: come avevano già dimostrato in un altro contesto gli eroici vietcong, l’unico linguaggio che l’imperialismo statunitense sa riconoscere sul serio sono dei colpi selettivi nelle sue p…arti più scoperte e vulnerabili.

Fonti:

(1)   Quotidiano del Popolo, 30 gennaio 2010,

“FM: US arms sales harm cooperation”,

in english.peopledaily.com.cn;

G. Samarani e M. Scarpari, ” La Cina. Verso la modernità” , vol. terzo, pag. 293, ed. Einaudi