Archivi del mese: maggio 2010

“Cina ed effetto di sdoppiamento: una risposta al compagno Domenico”

Alla redazione della Cina Rossa

Compagni, ho seguito per puro caso il dibattito tra Curatoli e Sidoli su Cina, Stalin e effetto di sdoppiamento. Senza entrare per ora nel merito (anche se la tesi dello sdoppiamento mi sembra come minimo… bizzarra), vorrei chiedervi quale rapporto troviate tra essa e la storia cinese prima di Deng Xiaoping e del 1977/78, dove si sia nascosto il presunto “sdoppiamento” in Cina nel corso del Ventesimo secolo.

Domenico (Roma)

Caro Domenico, a nostro avviso è proprio la dinamica politico-sociale e socioproduttiva sviluppatasi in Cina durante l’ultimo secolo che risulta come minimo… “bizzarra” e “sdoppiata”

1)      E’ stata “bizzarra” la progressiva costruzione di “basi rosse” in Cina tra il 1927 ed il 1948 , ad opera del geniale Mao Zedong, del partito comunista e dei contadini poveri cinesi. “Basi rosse” che si contrapponevano esplicitamente alla “zona nera” della Cina guidata da Chiang Kai-Shek e dalla borghesia/latifondista cinese; “basi rosse” che crearono un reale e sicuro “sdoppiamento” del subcontinente cinese sia sul piano politico che socio produttivo, sempre tra il 1927 ed il 1948.

Processo storico “bizzarro”, ma … vero.

2)      E’ stata “bizzarra” la coesistenza (conflittuale, ma legale e legalizzata) tra capitalisti cinesi e aziende statali nel 1949/56 ed in tutti i centri urbani cinesi, tra imprese private- capitalistiche e aziende pubbliche socialiste nel subcontinente cinese tra il 1949 ed i primi mesi del 1956, (dopo) la splendida vittoria ottenuta dal partito comunista e dai contadini poveri cinesi.

Fenomeno sicuramente “bizzarro”, ma… vero.

3)      E’ stata bizzarra la riproduzione (su scala limitata, ma innegabile e denunciata/criticata dagli stessi comunisti cinesi) di processi di corruzione ed arricchimento illegale di una sezione minoritaria dei funzionari comunisti e dei manager delle imprese statali, tra il 1949 ed il 1976 con ancora in vita Mao Zedong. Processi di appropriazione privata-illegale di beni, fondi e mezzi di produzione pubblica che portarono alla costituzione di una minoritaria e ristretta, ma reale ed innegabile “linea nera”  socio produttiva, che coesistette conflittualmente con l’egemone “linea rossa” all’interno dei variegati rapporti sociali di produzione/distribuzione della Cina continentale, tra il 1949 ed il 1976 con ancora in vita Mao Zedong.

Fenomeno sicuramente “bizzarro”, ma… vero.

4)      Sempre tra il 1949 ed il 1976 (ed anche in seguito, fino ai nostri giorni ed al maggio del 2010), aree geopolitiche cinesi quali Hong Kong, Taiwan e Macao, avevano visto al loro interno la schiacciante prevalenza della “linea nera” socio produttiva e del reale capitalismo monopolistico di stato nel loro processo di riproduzione economico e politico, avendo tra l’altro alle spalle la tutela politico-militare dell’imperialismo inglese (Hong Kong), statunitense (Taiwan) e portoghese (Macao). Anche sotto questo aspetto la Cina -presa nella sua globalità, nel suo insieme- si era sicuramente “sdoppiata” in campo socio produttivo e politico: fenomeno sicuramente “bizzarro”, ma… sicuramente vero.

Saluti comunisti, Domenico

La redazione della “Cina Rossa”

“CINA E CUBA: ECCELLENTI RAPPORTI MULTILATERALI”

Il presidente del parlamento cubano, il compagno Ricardo Alarcon, ha affermato recentemente che le relazioni tra gli organi legislativi di Cuba e Cina sono “al loro meglio” durante un incontro all’Avana, tenutosi il 5 maggio, con la vicepresidente del Congresso Nazionale del Popolo cinese, Uj unqimg.

Durante la discussione, quest’ultima ha elogiato il recente sviluppo nei rapporti parlamentari tra i due paesi socialisti e ha esortato ad una azione congiunta per migliorarli ulteriormente. “Le relazioni tra Cina e Cuba sono entrate in una nuova era”, ha rilevato, proprio mentre le due nazioni festeggiano il 50° anniversario dell’instaurazione dei rapporti diplomatici, in una data quasi contemporanea all’inizio del feroce ed ininterrotto blocco economico, commerciale e politico stabilito dall’imperialismo statunitense (e continuato anche nell’epoca di Obama)  contro l’eroica isola caraibica e il suo movimento rivoluzionario.

Uj unqimg ha anche sottolineato come Cuba e Cina siano amici l’uno per l’altro, condividendo un reciproco supporto sia nel processo di sviluppo economico che negli affari internazionali.

A sua volta Ricardo Alarcon ha espresso alla collega cinese i ringraziamenti di Cuba per il prolungato aiuto economico cinese all’isola rivoluzionaria, e si è congratulato per i successi ottenuti dalla Cina nell’ospitare i giochi Olimpici del 2008 e l’Expo di Shanghai, inaugurato proprio il Primo Maggio di quest’anno.

Alarcon ha inoltre riconfermato il saldo supporto di Cuba agli sforzi della Cina tesi ad ottenere una pacifica riunificazione del popolo cinese, con una chiara allusione a Taiwan ed alle recenti mosse politico-militari effettuate nella zona dal “Grande Fratello” di Washington.

Oltre alle (utili) parole, in questo campo, contano soprattutto i fatti concreti e “testardi” (Lenin). Ed essi mostrano che la Cina nel 2009 è risultata il secondo partner commerciale di Cuba dopo il Venezuela, con un interscambio tra le due nazioni equivalente a circa tre miliardi di dollari; nel settembre del 2009, inoltre, la Cina ha fornito a Cuba prestiti a condizioni molto vantaggiose per un importo pari a 600miloni di dollari, mentre a sua volta Cuba ha mandato gratuitamente molto personale medico nel gigantesco subcontinente asiatico, subito dopo il devastante terremoto che aveva colpito la regione del Sichuan durante la primavera del 2008.

Fatti testardi ed incomprensibili, almeno per i sempre meno numerosi e sostenitori dell’assurda equazione Cina=capitalismo di stato e del presunto “ruolo imperialistico” (sic!) svolto da Pechino su scala planetaria: avesse invece la Grecia la fortuna di aver un amico leale come la Cina e non la squallida Europa di Maastricht o il vampiresco FMI, nella sua spettrale primavera del 2010…

Fonte: “China-Cuba parliamentary ties at best, says Cuba’s top legislator”, 5 maggio 2010, in english.cpc.people.com.cn

Intervista al compagno Huang Hua Guang, responsabile per l’Europa Occidentale del Dipartimento Esteri del Partito Comunista Cinese-Ministero degli Esteri cinese.

Tratto da: “l’Ernesto”

Intervista a cura di Walter Ceccotti.

Ottobre 2009.

In occasione del Sessantesimo Anniversario della Repubblica Popolare Cinese una delegazione di compagni italiani si è recata in Cina per osservare con i propri occhi le condizioni del Paese.

Durante alcuni incontri abbiamo proposto ed ottenuto ai compagni cinesi di poter fare una serie di interviste ad importanti personalità della politica, in grado di spiegarci meglio quali sono le politiche realmente applicate in Cina al di là di ciò che sostiene un’informazione occidentale molto spesso interessata a dare un’immagine negativa del Paese.

In questo quadro vi proponiamo la seguente intervista al compagno Huang  Hua Guang, Direttore del Dipartimento Europa Occidentale del Ministero degli Esteri cinese-Dipartimento Esteri del Partito comunista cinese.

Buongiorno, compagno Huang Hua Guang.

Buongiorno…

Diciamo innanzitutto senza indugi che in Italia le persone comuni non sanno molto della realtà cinese e tantomeno conoscono le condizioni di vita dei cinesi. Le persone comuni spesso si formano una loro impressione sulla Cina solo attraverso qualche notizia fornita dalla televisione.

Anche a sinistra, riferendosi alla realtà cinese, spesso si sostiene la tesi secondo cui in Cina, dalla svolta del 1978, si sarebbe perseguita una”restaurazione del capitalismo” tout court.

La domanda che le pongo è se è questo che intende il Pcc quando parla di “socialismo in un’economia di mercato” o di “socialismo con caratteristiche cinesi”.

Qual’è il vostro concetto di socialismo e come intendete realizzarlo?

Huang:

Sappiamo bene che il mondo guarda alla Cina con attenzione. Le forze di sinistra europee ed italiane in particolare si interrogano su cos’è il Socialismo alla cinese, quali sono i suoi problemi, attuali e futuri. Sappiamo che c’è un dibattito interno a queste forze riguardo al Socialismo alla cinese, e anche dei dubbi. E’ un dibattito molto ampio, e la storia ci fornisce anche delle lezioni negative. La Cina è un paese con delle condizioni particolari, per comprenderle dobbiamo partire dalla storia del Partito Comunista Cinese, che una parte degli amici di sinistra europei non conosce molto bene.

LA CINA NELL’800: SEMICOLONIA DELL’OCCIDENTE

Fino alla metà del diciassettesimo secolo la Cina era un paese relativamente progredito rispetto alle condizioni dell’epoca. Il peso dell’economia cinese all’interno dell’economia mondiale di allora era di circa il 33%. E’ solamente a partire dalla seconda metà della dinastia Qing, con la Guerra dell’Oppio e l’invasione delle potenze occidentali, che la Cina trova sempre maggiori difficoltà ed imbocca la via della decadenza, fino a raggiungere uno status di semicolonia. Ad Hong Kong, Shangai e Tianjin vengono stabilite delle concessioni extraterritoriali occidentali, e anche la finanza nazionale in quegli anni è controllata dagli occidentali.

Nelle varie guerre dell’Ottocento contro le potenze occidentali e il Giappone la Cina ha sempre perso, ed è costretta a pagare i danni di guerra, che ad un certo momento ammonteranno a circa il 50% del bilancio pubblico.

La contemporanea industrializzazione in Occidente separa sempre di più i livelli di sviluppo con la Cina.

E’ a questo punto che in Cina emerge una grande domanda tra le forze politiche e sociali: come uscire da questa situazione? Come possiamo imboccare la via che ci conduca alla condizione di uno stato autonomo e indipendente, con un suo proprio livello di sviluppo economico e sociale?

Molte forze in Cina hanno provato a modificare questo stato di cose prima di noi, ma nessuna di loro vi è riuscita.

Il P.c.c. è nato quattro anni dopo la Rivoluzione d’Ottobre, e con gli strumenti teorici del marxismo e del leninismo ha effettuato un’analisi approfondita della condizione della società cinese dell’epoca.

Dopo più di vent’anni di prove e lotte, soprattutto sotto la guida di Mao, seguendo la sua strategia di circondare le città dalle campagne(anche questa una strategia con caratteristiche tipicamente cinesi), il Pcc ha rovesciato il regime reazionario del Guomindang, cacciato gli imperialisti, realizzato l’autonomia e l’indipendenza del Paese, ha fondato la Repubblica del Popolo cinese e, con la vittoria, ha preso la decisione di costruire il Socialismo in Cina.

LA COSTRUZIONE DEL SOCIALISMO IN CINA NELLA FASE 1949-1978: AVANZATE, LIMITI, PROBLEMI

Portare avanti la costruzione del Socialismo in Cina, in un paese orientale con una popolazione numerosa, e con una grave arretratezza nello sviluppo economico e sociale, è stata una cosa senza precedenti, una cosa del tutto nuova.

In precedenza c’erano stati sì degli altri esempi. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre e la fine della seconda guerra mondiale si sono formati dei governi socialisti nell’Europa dell’est. Tuttavia i modelli socialisti est-europei non sono stati modelli per la Cina perché non corrispondevano alla realtà cinese.

Dopo la fondazione della Repubblica in Cina, i comunisti cinesi hanno importato alcune cose dall’Urss, ma non hanno copiato alla lettera tutto quanto proveniva dall’Urss e dall’Europa dell’est.

Dal 1949 al 1978 (anno della fondazione della Repubblica Popolare, e dell’inizio delle riforme di Deng Xiaoping, n.d.r.)in generale nella costruzione del sistema socialista abbiamo ottenuto anche dei grandi risultati: abbiamo costruito un sistema politico, ed abbiamo forgiato un sistema industriale relativamente autonomo. Anche nelle campagne la produzione agricola ha avuto un grande sviluppo.

Tutti questi risultati sono riferiti alla situazione precedente al 1949. Anche sul piano della cultura, dell’istruzione, del tasso di analfabetismo, in quel periodo abbiamo ottenuto dei grandi risultati.

Certo che se facciamo il confronto con l’Occidente questo tipo di sviluppo cinese è stato relativamente più lento, e anche rispetto a paesi asiatici come Sud Corea, Filippine, Singapore, ecc…

Un’altra caratteristica dello sviluppo tra il 1949 e il 1978 è che a volte accelera, a volte rallenta, non è stabile e procede a zig-zag.

Se guardiamo allo sviluppo mondiale in quel periodo, devo dire che il sistema e le strutture formate dopo la Rivoluzione non potevano dare garanzie di uno sviluppo stabile e sostenibile.

Anche per via di queste strutture economico-politiche le iniziative della partecipazione del popolo allo sviluppo economico e sociale in quel periodo non sono state sfruttate a pieno.

Di fatto questo modello altamente centralizzato di gestione economico-sociale importato dall’Urss ha bloccato lo sviluppo e non è riuscito a rispondere ai bisogni della gente.

In quel periodo anche l’eccessivo idealismo ha giocato un ruolo negativo, e sembrava che costruire il Socialismo non fosse poi così tanto difficile. Era diffusa l’idea, anche tra alcuni dirigenti ad alto livello, che si potesse giungere facilmente anche al comunismo.

Di conseguenza abbiamo introdotto delle politiche troppo radicali, anche volte a promuovere ed accelerare la crescita, ma che hanno prodotto l’effetto contrario, come il Grande Balzo in Avanti e la Rivoluzione Culturale.

Inoltre in quel periodo la Cina si trovava in un ambiente internazionale molto particolare: i paesi capitalisti occidentali mantenevano nei confronti della Cina un Blocco economico e commerciale oltre che politico; negli anni ’60 vi fu lo scontro e la rottura dei rapporti con l’Urss, e la situazione internazionale era altrettanto soggetta a mutamenti.

L’attenzione era tutta volta alla lotta interna al Partito, e non ci si è dedicati sufficientemente allo sviluppo economico. E nel frattempo l’Occidente si sviluppava.

L’effetto fu disastroso, la lotta politica era sempre al primo posto. E così la Cina ha perso molto tempo…

Tuttavia…ci siamo anche posti il tema dello sviluppo e della crescita, con la campagna delle quattro modernizzazioni (campagna lanciata da Deng agli albori del processo di riforma, n.d.r.)…ma queste modernizzazioni, come avremmo potuto realizzarle?

All’epoca sul tema vi furono grandi dibattiti.

Infine nel 1978 la terza sessione dell’undicesimo Comitato Centrale del P.c.c. lancia il programma di Riforma e Apertura, che è considerata una svolta storica. Essa ha avuto un punto fondamentale: liberare la mentalità, ricercare la verità a partire dai fatti, abbandonare la sbagliata visione del socialismo della Rivoluzione Culturale, introdurre la Riforma e l’Apertura , e mettere lo sviluppo economico al primo posto.

E’ così che pian piano si è andata formando la teoria del Socialismo alla cinese.

LA TEORIA DEL “SOCIALISMO ALLA CINESE”

La formazione della teoria del Socialismo alla cinese ha usato proprio il marxismo come linea di guida, facendo un bilancio dell’esperienza e delle lezioni dell’Unione Sovietica e dei paesi dell’Est europeo, e anche della stessa esperienza di costruzione del Socialismo in Cina nel periodo ’49-’78, prendendole come base per la formazione di questa teoria.

E’ anche un passaggio del processo di sinizzazione del marxismo.

La teoria del Socialismo alla cinese comprende soprattutto questi elementi principali: innanzitutto la linea di guida, il Materialismo Storico e Dialettico.

Deng Xiaoping ci invita ad “aprire la mente, ricercare la verità a partire dai fatti”.

Per costruire il Socialismo in Cina bisogna afferrare il nucleo teorico fondamentale del marxismo piuttosto che copiare alla lettera tutto quanto quello che hanno detto Marx e Engels più di 150 anni fa.

Dobbiamo partire dalla realtà cinese ed esplorare una nostra via nella costruzione del Socialismo.

Se si pensa di costruire il Socialismo copiando dal libro o dal modello altrui certamente non si potrà avere successo.

Ci vuole una rivoluzione nella mentalità: che cos’è il Socialismo? come costruire il Socialismo? Per rispondere a queste domande bisogna partire dalle caratteristiche fondamentali della società cinese.

Sulla stessa domanda, dopo le discussioni e i dibattiti, abbiamo avuto un’idea più chiara.

Anche qui possiamo usare una famosa frase di Deng: “Cos’è il Socialismo? Per Deng Xiaoping in fondo il compito del Socialismo si riassume in questi quattro punti: liberare le forze produttive, eliminare lo sfruttamento, eliminare la polarizzazione sociale, e raggiungere l’obiettivo finale di un arricchimento comune”.

Rispetto alla domanda che lei mi ha posto, ovvero qual’è la via del Socialismo cinese: la cosa fondamentale è seguire una propria strada, con il P.c.c alla guida.

Partendo dalla realtà cinese, mettere la costruzione economica al centro del lavoro.

Persistere sui Quattro Principi Fondamentali: 1)mantenere la via socialista, 2) la dittatura democratica del popolo, 3)il ruolo guida del Partito Comunista cinese, 4)l’ aderenza al marxismo-leninismo e al pensiero di Mao Zedong.

Oltre a questo dobbiamo continuare sulla via della Riforma e dell’Apertura, sviluppare la capacità produttiva, perfezionare e migliorare il sistema socialista.

Per quanto riguarda qual è la fase attuale del socialismo in Cina, diciamo che la Cina ha una sua particolarità: una popolazione numerosa, e una base sociale relativamente arretrata. Il socialismo cinese non è stato fondato sulla base di un capitalismo già avanzato, come dicevano Marx ed Engels.

Per questo noi diciamo che la Cina si trova in una fase iniziale del socialismo(espressione a volte tradotta come “stadio primario del socialismo”).

Quindi in questa Cina, con uno sviluppo economico e sociale ancora arretrato, con una condizione scientifica, tecnologica ed educativa rimaste indietro, e una base economica abbastanza debole…sulla base di queste condizioni, la costruzione del socialismo non potrà essere raggiunta così in fretta, come considerava Mao a quel tempo: dobbiamo avere più pazienza.

In questa fase particolare il compito principale è sviluppare le forze produttive, mettere lo sviluppo economico al centro del lavoro.

In Cina la contraddizione fondamentale è ancora quella tra bisogni crescenti delle masse popolari e la capacità del sistema produttivo rimasta relativamente indietro.

Solamente attraverso lo sviluppo economico sarà possibile risolvere una serie di problemi e questioni economiche e sociali in Cina.

LA PIANIFICAZIONE DELLO SVILUPPO ECONOMICO

La pianificazione di tale sviluppo in Cina venne intrapresa già al tempo di Deng Xiaoping. Già a partire dal 1979 avevamo pianificato di dividere lo sviluppo cinese successivo in tre tappe:

1979-1999, 2000-2020, 2020-2049.

La prima fase, dal 1979 alla fine del secolo, aveva come obiettivo quello di raggiungere un tenore di vita del popolo in grado di garantire le condizioni di base: alimenti, vestiti, abitazioni ed un minimo di garanzie sociali.

La seconda fase, quella attuale, dal 2000 al 2020, ha come obiettivo quello di generalizzare questo tenore di vita confortevole e di offrire delle migliori garanzie in tutti i campi:istruzione, sanità, infrastrutture, ecc…

Dal 2020 al 2049, anno in cui si celebrerà il centenario della Rivoluzione,

l’obiettivo che ci poniamo è quello di arrivare al livello di un paese medio-sviluppato di oggi. In quel momento la Cina sarà un paese moderno, ricco, forte, democratico, civile, armonioso. E’ un obiettivo grandioso, che richiederà lo sforzo e il lavoro collettivo di tutti quanti noi per una-due generazioni.

RIFORME DEL SISTEMA ECONOMICO E POLITICO INTERNE AL SISTEMA SOCIALISTA

Ma come sarà possibile raggiungere questi obiettivi? Con quali mezzi e

con quali strumenti?

Secondo noi semplicemente con due strumenti, la Riforma e l’Apertura.

Già Deng aveva detto all’epoca, ma vale anche oggi, che se la Cina non si auto-riforma continuamente non ci sarà via di uscita per il Paese.

Questa riforma è una seconda Rivoluzione, poiché ha prodotto dei cambiamenti molto profondi e molto rapidi in tutti i campi, politico, economico e sociale, e nel modello di gestione del paese.

L’obiettivo principale della Riforma è quello di rimuovere tutti i blocchi, nel sistema e nelle strutture, che ritardano lo sviluppo economico e il progresso sociale.

Tra le varie riforme quella principale è la riforma del modello di management e di amministrazione, ovvero passare da un sistema con un’economia pianificata altamente centralizzata ad una decentrata, nella cornice di un’economia di mercato socialista.

Per raggiungere quest’obiettivo dobbiamo servirci di tutti i metodi possibili ed utili a dispiegare la volontà e le iniziative del popolo in tutti i campi, sia a livello centrale che a livello locale, sia da parte delle imprese che degli individui.

Tuttavia la Riforma non si attua solo nella formazione dell’economia di mercato socialista, ma viene portata avanti anche sul piano politico, della costruzione democratico-legislativa, con la formazione di un sistema giuridico e giurisdizionale.

A partire dalla Riforma in Cina sono state promulgate più di 800 nuove leggi o revisioni e modifiche di legge, che coprono tutti i campi della vita economico-sociale. Esse comprendono le leggi sul contratto, sul lavoro, sulle imprese, sulle partecipazioni societarie, ecc…

Queste nuove leggi sono state concepite per garantire il funzionamento della struttura sociale dopo la riforma del sistema economico. Sono riforme interne al sistema socialista, un auto-perfezionameno del sistema socialista stesso. Non sono una copia del sistema politico-sociale dei paesi capitalisti.

L’APERTURA

Il secondo strumento per promuovere un continuo sviluppo economico sociale in Cina è l’Apertura. I fatti hanno dimostrato che questo è uno strumento molto utile. In questo mondo globalizzato se un paese pensa di svilupparsi rinchiudendosi in se stesso l’obiettivo dello sviluppo diventa impossibile da raggiungere.

Soprattutto per la Cina, paese caratterizzato da una base economica arretrata, mancanza di finanziamenti, di tecnologie, di esperienze di management…un paese così, se vuole accelerare la propria crescita e raggiungere i ritmi di sviluppo dei paesi occidentali, deve necessariamente avere uno spirito d’apertura.

Dobbiamo imparare da tutte le esperienze straniere, comprese quelle dei paesi capitalisti, carpirne i frutti dello sviluppo, per aiutare il nostro sviluppo, lo sviluppo socialista.

Ad esempio la Cina nel corso di questi anni ha importato dall’estero grandi quantità di investimenti, tecnologie, intere linee di produzione e impianti, nonché le esperienze di management delle imprese occidentali, comprese quelle relative all’amministrazione sociale(azionariato).

Adesso abbiamo iniziato anche noi ad investire all’estero negli altri paesi, al di là dell’ambito strettamente commerciale.

O per fare un altro esempio, ovvero di come fornire ai lavoratori un sistema di garanzie sociali equilibrate, possiamo dire che in questo campo i paesi europei hanno accumulato delle significative esperienze.

Oggi possiamo dire, con tutto il mondo testimone, che se in questi 30 anni la Cina ha ottenuto una crescita così veloce, e molte questioni economico sociali ereditate dal passato sono state risolte in modo abbastanza soddisfacente, è stato grazie alla politica di Riforma e Apertura.

I QUATTRO PRINCIPI FONDAMENTALI

Certo non è che sia andato tutto liscio…con l’apertura entrano tante cose, in tutti i sensi, in questo caso dai paesi occidentali capitalisti.

Per garantire la continuità delle riforme e dell’apertura, riducendo allo stesso tempo gli elementi negativi portati dall’apertura, dobbiamo avere una garanzia politica, che si sostanzia in quello che dicevo prima, ovvero i quattro principi fondamentali.

Questi quattro principi fondamentali sono la base del nostro paese e del nostro Partito.

Ignorare uno qualsiasi di questi quattro principi può arrecare un grave danno a tutto il sistema.

Questi quattro principi esprimono anche le differenze fondamentali che vi sono tra la Cina di oggi e la vecchia Cina feudale, tra la Cina ed i paesi capitalisti occidentali.

Se non vi fossero questi quattro principi fondamentali alla base dello Stato la Cina non potrebbe definirsi un paese socialista.

Certo che per portare avanti continuamente lo sviluppo del socialismo cinese dobbiamo chiederci a quale forza ci dobbiamo appoggiare.

Questa forza sono il nostro popolo e le masse. Queste masse popolari sono composte soprattutto da tre componenti: operai, contadini e intellettuali, e sono la forza fondamentale che traina la Cina verso un continuo sviluppo. Poi ci sono altre figure sociali nuove che sono nate in questi trent’anni, per esempio gli imprenditori privati, gli impiegati delle aziende straniere, i lavoratori autonomi, i liberi professionisti, ecc… . Anche loro partecipano alla costruzione del Socialismo alla cinese, e hanno dato i loro contributi allo sviluppo della Cina.

IL RUOLO DIRIGENTE DEL PARTITO COMUNISTA

Certo che per continuare su questa strada di sviluppo e crescita avere una forza di base è essenziale, ma non basta. Ci vuole un nucleo di guida, cioé il Partito comunista. Noi diciamo che il Partito comunista cinese è il pioniere della classe operaia, ma non solo, è il pioniere di tutta la nazione cinese.

Nel portare avanti la costruzione del socialismo in Cina il ruolo di guida del Pc.c. è essenziale. Ma per esercitare questo ruolo di guida e aumentare la capacità di governo è essenziale l’auto-costruzione del Partito.

Il P.c.c. deve mantenere sempre il suo ruolo di avanguardia.

I Partito deve essere sempre armato dal marxismo-leninismo e deve avere una conoscenza chiara dei cambiamenti della situazione internazionale globale, dello sviluppo e della crescita economica, e del cambiamento economico e sociale.

Deve avere una conoscenza delle regole di sviluppo, e anche delle esigenze e della direzione dello sviluppo economico-sociale mondiale.

Un altro aspetto è che il Partito comunista deve avere sempre una sua popolarità, uno stretto legame con le masse.

L’obiettivo del Partito deve essere l’interesse comune. Esso deve governare nell’interesse del popolo.

Nella realtà odierna deve riuscire a risolvere il problema della corruzione. La lotta alla corruzione all’interno del Partito è uno dei nostri compiti principali attuali.

I COMUNISTI NEL MONDO DEVONO ESPLORARE LA PROPRIA VIA

Certo che la teoria del socialismo alla cinese copre tanti altri campi e aspetti al di là di quelli economici, come ad esempio la costruzione politica, culturale, sociale, ambientale, ecc.. In questa nuova fase della modernizzazione, noi vogliamo porre più attenzione ad uno sviluppo coordinato, equilibrato, e sostenibile.

Il socialismo alla cinese è dunque una questione che copre dei campi molto vasti, ma è allo stesso tempo una teoria in evoluzione e in via di perfezionamento, poiché in Cina la costruzione del socialismo è ancora in corso e durerà a lungo.

Abbiamo di fronte a noi dei nuovi problemi e delle nuove questioni che dobbiamo affrontare con spirito innovativo.

Dobbiamo ancora continuare la nostra esplorazione, e col tempo la teoria del socialismo alla cinese diverrà ancora più ricca.

Sulla questione di come costruire il socialismo nei diversi paesi vogliamo confrontarci e scambiare opinioni con i partiti di sinistra degli altri paesi.

Il nostro pensiero di base è questo: costruire il socialismo è una strada molto lunga, è un’evoluzione storica.

Ogni paese ha una sua realtà diversa, e ogni paese può avere una strada propria particolare da percorrere se vuole realizzarlo.

C’è bisogno che i comunisti dei diversi paesi esplorino la propria via e in questo modo si arricchiscano insieme delle reciproche esperienze.

Secondo noi, dopo sessant’anni di esplorazione, soprattutto tramite l’accumulazione delle esperienze degli ultimi trent’anni, si è dimostrato che questo socialismo, il socialismo alla cinese, è un sistema che corrisponde alla realtà economica e sociale cinese attuale, e corrisponde alle esigenze del nostro popolo.

E’ proprio sulla base di questo sistema di socialismo alla cinese che siamo riusciti a conseguire degli sviluppi senza precedenti sia nel settore economico che in quello politico-sociale, e, anche di fronte alle grande sfide mondiali, queste sfide siamo riusciti a vincerle.

Quindi noi vogliamo scambiarci sì delle valutazioni con i compagni europei, ma speriamo anche che quando i comunisti europei guardano alla Cina e valutano il socialismo cinese non utilizzino la loro propria realtà, la realtà occidentale o quanto detto da Marx ed Engels più di centocinquant’anni fa come l’unico criterio di valutazione.

Speriamo che partano dalla realtà cinese, dalla storia cinese, dalla fase di sviluppo cinese attuale.

Una buona sintesi della linea del Pcc e dei principali aspetti riguardanti la costruzione del socialismo in Cina è contenuta nel discorso pronunciato in occasione del diciassettesimo congresso del Partito del compagno presidende Hu Jintao.

A proposito egli parla di dieci punti, o combinazioni:

1) combinare i principi fondamentali del marxismo con la realtà della Cina e allo stesso tempo promuovere la cinesizzazione/sinizzazione del marxismo.

Ciò significa che dobbiamo liberare la nostra mentalità, e ricercare la verità a partire dai fatti.

Dobbiamo produrre delle innovazioni teoriche sulla base di una prassi che parta dai fatti reali.

2)combinare i quattro principi fondamentali(via socialista, dittatura democratica del popolo, guida del Pcc, marxismo leninismo e pensiero di Mao Zedong)con la politica di Riforma e Apertura.

Dobbiamo mettere la direzione economica al centro lavoro per garantire una giusta direzione politica del processo di Riforma.

3) unire lo spirito d’iniziativa del popolo con il rafforzamento del ruolo di guida del Pcc.

Tutto quello che facciamo è per il popolo, tutto quello che facciamo lo facciamo per il popolo.

4)unire il sistema socialista con lo sviluppo di un’economia di mercato socialista.

Questi sono infatti i vantaggi del sistema socialista cinese: da una parte c’è questo ruolo del mercato nell’allocazione delle risorse, dall’altro la forte capacità di regolamentazione macroeconomica dello stato.

Noi dobbiamo migliorare e rafforzare la capacità di regolamentazione macroeconomica del governo e dello stato per diminuire e riparare i difetti originari del mercato.

Da una parte dobbiamo promuovere la crescita, aumentare l’efficienza dell’economia e del mercato, e dall’altra dobbiamo garantire la distribuzione e l’eguaglianza a vantaggio delle persone più povere.

E per fare questo dobbiamo migliorare la capacità di regolamentazione macroeconomica da parte del governo.

5)unire la riforma della base economica con la riforma della sovrastruttura politica.

Dobbiamo continuare a rafforzare lo sviluppo e la costruzione della legislazione, e la costruzione democratica socialista.

6)conciliare l’aumento della crescita materiale con la costruzione culturale.

Lo sviluppo materiale, economico, da solo non basta a soddisfare le esigenze di automiglioramento dell’uomo.

Se c’è scarsità materiale questo non è socialismo, ma se vi è mancanza o scarsità culturale, neanche quello è socialismo.

Dobbiamo tenere conto dello sviluppo di entrambi, per formare un sistema di valori fondamentali socialisti.

7)conciliare l’aumento dell’efficienza con l’eguaglianza sociale.

Da una parte dobbiamo continuare lo sviluppo economico e dall’altro dobbiamo fare in modo che tutta la gente possa godere dei frutti dello sviluppo.

Dobbiamo dare più attenzione, più energia, per risolvere il problema dell’uguaglianza sociale, della giustizia sociale e per migliorare e risolvere le questioni che riguardano la vita della gente, per intraprendere una strada di arricchimento comune.

8)combinare la salvaguardia dell’indipendenza nazionale con lo sviluppo della globalizzazione mondiale.

Da una parte dobbiamo continuare a persistere in una politica di autonomia e di indipendenza. Ma d’altra parte dobbiamo partecipare di più al processo di globalizzazione. Ciò significa che dobbiamo contemporaneamente svilupparci noi, ma allo stesso tempo dare maggiori contributi per lo sviluppo di tutto il mondo.

In un paese come il nostro con una popolazione così numerosa, in questo grande paese in via di sviluppo, dobbiamo sempre seguire il nostro sistema, la nostra via.

Dobbiamo mettere sempre la sovranità e la salvaguardia della nostra sicurezza al primo posto.

Siamo contrari a qualsiasi tipo di interferenza esterna, e non ci inginocchieremo mai di fronte a queste pressioni esterne.

Certo che persistere su questi principi non significa che noi rinunciamo alla cooperazione internazionale.

9)conciliare lo sviluppo con la stabilità.

Dobbiamo promuovere la riforma e lo sviluppo insieme con la stabilità del nostro paese. Dobbiamo tenere conto sia della velocità di sviluppo e della riforma, ma anche della capacità di adeguamento della società.

Noi diciamo sempre che “la riforma è il motore, lo sviluppo è il nostro obiettivo, la stabilità è la precondizione”.

Senza la stabilità la riforma e lo sviluppo saranno impossibili.

10)combinare la promozione del socialismo con caratteristiche cinesi con l’autocostruzione del Partito.

Bisogna qui sottolineare il ruolo del Pcc nel portare avanti la costruzione del socialismo in Cina insieme all’importanza della costruzione teorico organizzativa del Partito e la lotta contro la corruzione.

Questi dieci punti sono un bilancio dell’esperienza dei successi di questi trent’anni di riforma.

Questi sono punti importanti per uno straniero che voglia conoscere meglio la Cina, dieci punti su cui dobbiamo persistere.