Archivi del mese: luglio 2010

PNL CINESE: + 11,1%

Il prodotto nazionale lordo della Cina è aumentato dell’11,1% durante la prima metà del 2010 rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente.

Tra l’aprile ed il giugno del 2010 il saggio di incremento è stato equivalente al 10,3%, eliminando (grazie ad un intelligente politica monetaria ed economica) i rischi potenziali di un surriscaldamento dell’economia cinese e di un forte aumento dell’inflazione: la quale, non a caso, è calata dal 3,1% di maggio al 2,9% del giugno 2010.

Invece le vendite al dettaglio in Cina nei primi sei mesi del 2010 sono cresciute della spettacolare percentuale del 18,2%, sempre rispetto al 2009: processo di sviluppo dovuto anche al più che vistoso aumento dei salari minimi per tutti i lavoratori cinesi, incrementati per via politica ed attraverso dei decreti legislativi di più del 20% (venti!) dall’inizio dell’anno con una punta del 32% nell’isola di Hainan.

Fonti:

1)      “China’s GDP grows 11’1% in H1”, in www.chinadaily.com.ch, 15 luglio 2010

2)      “Minimum wages raised in 10 regions”, 2 luglio 2010, in englis.peopledaily.com.ch

PARTITO COMUNISTA CINESE: QUASI 78 MILIONI DI ISCRITTI

Il compagno Wang Qinfeng, responsabile dell’Ufficio Organizzativo del Partito Comunista Cinese (PCC), ha annunciato il 29 giugno che il partito ha raggiunto un numero di iscritti, pari a quasi 78 milioni: 77.900.000, per l’esattezza.

Nel solo 2009 ben venti milioni di cittadini cinesi hanno manifestato la volontà di aderire al partito, e tra di essi sono stati reclutati due milioni di nuovi iscritti: tenendo conto anche degli aderenti alla gioventù comunista cinese, si arriva ormai alla cifra approssimativa di centocinquanta milioni di cinesi che hanno aderito, anche sul piano organizzativo, alla causa e agli ideali del socialismo e del marxismo.

Va anche notato che, sul totale di quasi 78 milioni di iscritti al PCC, circa 18,5 milioni (pari a quasi un quarto) sono giovani e di un’età inferiore ai 35 anni, mentre le cellule di azienda del PCC risultano ramificate e strutturate in ben 640.000 imprese del gigantesco paese asiatico, delle quali 438.000 sono di proprietà privata, autoctona o multinazionale.

Si tratta del più grande partito politico esistente sul pianeta e di un organizzazione che, pur tra tutte le sue contraddizioni,rivendica apertamente e continuamente la sua scelta di campo socialista e collettivistica.

Ad esempio proprio il 29 giugno del 2010 Li Changchun, un importante quadro del PCC, in un intervento subito ripreso dai mass-media cinesi ha rilevato con giustificato orgoglio che “le grandi vittorie ed i gloriosi risultati ottenuti nel lavoro di soccorso del terremoto” (quello avvenuto il 12 maggio 2008 nel Sichuan, che provocò tremendi danni e circa 80.000 morti) “e nel successivo processo di ricostruzione hanno dimostrato concretamente i vantaggi politici derivanti dalla forte leadership del PCC, come del suo principio guida di mettere sempre il popolo ed i suoi bisogni al primo posto”.

Inoltre Li Changchun ha sottolineato come la fase post-terremoto “abbia anche dimostrato la superiorità del socialismo con caratteristiche cinesi, che ha consentito alla Cina di concentrare con efficacia le risorse interne sui principali obiettivi del momento”.

Socialismo, “mettere il popolo al primo posto”, la forza crescente del PCC: elementi concreti su cui i comunisti occidentali ed italiani devono riflettere.

Fonti:

1)”China’s communist party members near 78 min”, 29/06/2010,in english.cpc.people.com.cn

2) “CPC official urges greater publicity for successful Sichuan quake relief” 29/06/2010,in english.cpc.people.com.cn