Archivi del mese: ottobre 2010

Intervista di Walter Ceccotti a Huang Hua Guang

Tratto da l’Ernesto

Presentiamo la seconda parte dell’intervista rilasciataci dal compagno Huang Hua Guang, direttore del dipartimento per l’Europa Occidentale del dipartimento esteri del partito comunista cinese, in occasione dei sessant’anni della Repubblica Popolare. Seguono le domande sulla politica economica e sulla società cinese.

Di Walter Ceccotti

D: Che giudizio date delle analisi di Lenin sulla Nep e quali punti di contatto esistono tra quell’esperienza e quella attuale della Cina?

A partire dalla terza sessione dell’undicesimo Comitato Centrale, dopo l’undicesimo congresso del Partito, in Cina si è avviato il processo di Riforma.

A quel tempo nel mondo intellettuale ma anche all’interno del Partito si è sviluppato un dibattito, che ha tenuto conto anche dell’importanza di studiare le esperienze di costruzione del socialismo negli altri paesi, in particolare nell’Urss e nei paesi dell’Est europeo.

Tra queste era compresa anche la Nuova Politica Economica di Lenin della prima metà degli anni venti.

Al riguardo possiamo dire che nei fatti la Nep ha fornito degli elementi di ispirazione al processo di Riforma in Cina.

Un primo aspetto positivo da considerare è che Lenin ha lanciato la riforma in Urss sulla base di una valutazione dello sviluppo sovietico di quel tempo.

Dopo la prima guerra mondiale l’Urss era accerchiata da più di dieci paesi capitalisti e in quella fase venne introdotto il cosiddetto”comunismo di guerra”.

E’ a quel punto che Lenin e il Pcus si pongono una domanda: come costruire il socialismo in Russia? Quale rapporto stabilire con l’economia? Quale tipo di socialismo realizzare? A quel tempo una parte dei dirigenti partiva direttamente dai libri di Marx ed Engels per provare a rispondere a queste domande, trascurando la realtà russa di allora. D’altronde era la prima volta che si formava un paese socialista e non c’era alcuna precedente esperienza su come costruire il socialismo.

Infatti il comunismo di guerra non ha prodotto grandi risultati, e ha suscitato delle ulteriori contraddizioni interne.

La mia opinione è che l’introduzione di questa nuova politica economica da parte di Lenin ha avuto almeno due punti di apprezzamento:

innanzitutto il fatto che Lenin è partito dalla realtà, dalla situazione di quel momento e dal livello di sviluppo storico della Russia dell’epoca.

Il secondo punto è che Lenin si è dimostrato abile e capace nel fare un bilancio, a partire dai fatti, delle esperienze affrontate fino a quel momento dal Paese e dal Partito, evitando di copiare tutto quanto dai libri. Il suo pensiero è stato molto flessibile. Questo spirito di esplorazione e di innovazione, l’attitudine a ricercare nuovi mezzi e nuovi strumenti, va sicuramente apprezzato.

Nell’applicazione della Nuova Politica Economica ha utilizzato degli elementi a quel tempo considerati capitalisti: la funzione di valore, della moneta, del mercato. Ma è stato proprio grazie a questa nuova politica economica se in quegli anni la situazione economica in Russia ha avuto un miglioramento. Anche le contraddizioni sociali si sono relativamente stabilizzate.

Purtroppo Lenin è venuto a mancare proprio durante l’applicazione di questa politica. Non ha avuto neanche il tempo di fare un bilancio di questa politica, per non parlare di ricavare una teoria in grado guidare lo sviluppo successivo dell’Urss.

Ma comunque possiamo dire senz’altro che questa sua politica ha dato un contributo e ha avuto un ruolo di ispirazione nei confronti della politica di Riforma in Cina.

D: Passando alla struttura attuale dell’economia cinese, vorrei chiederle quale rapporto intercorre tra Stato e Mercato in Cina? Qual’è il ruolo e il peso del settore pubblico, di quello collettivo e di quello privato all’interno dell’economia cinese?

“Partire dalla propria realtà e provare ad esplorare e ricercare nuovi mezzi”.

L’esempio dell’economia di mercato socialista cinese è proprio questo: consideriamo il mercato come un mezzo, come uno strumento. E questo strumento può essere utilizzato dai capitalisti ma anche dai comunisti.

Il mercato può essere uno strumento per migliorare l’allocazione delle risorse e per aiutare lo sviluppo economico.

Certo noi sappiamo che l’economia di mercato ha anche dei suoi intrinseci difetti: ad esempio se i soggetti principali dell’economia di mercato, ovvero le imprese o gli individui, guardano più ai loro interessi particolari e ai guadagni e meno alle responsabilità sociali e allo sviluppo in generale e alla collettività, in questo caso la manifestazione di questi difetti diventa evidente.

E’ tenendo conto di queste caratteristiche dell’economia di mercato e dei suoi difetti originari che dobbiamo orientare il ruolo di regolamentazione macroeconomica dello stato.

Da una parte si deve utilizzare la funzione del mercato, dall’altro rafforzare il ruolo dello stato.

Lo stato deve stabilire delle regole e la loro attuazione pratica per garantire una pari concorrenza tra gli operatori economici.

Il governo nella sua propria funzione deve fornire dei beni pubblici, come infrastrutture, servizi, assistenze e garanzie sociali.

Per garantire questa funzione di controllo e regolamentazione da parte dello stato, un altro aspetto importante del socialismo alla cinese è la proprietà statale dei mezzi di produzione o di quella parte che è controllata dallo stato, e noi dobbiamo persistere sempre su questa funzione e sul ruolo di questa parte di proprietà.

In Cina quella parte statale o di controllo statale dei mezzi di produzione deve essere sempre il soggetto principale dell’economia cinese e deve inoltre avere un ruolo principale per garantire l’economia nazionale.

Infatti durante la riforma del sistema economico e dell’introduzione dell’economia di mercato socialista quella parte di economia privata o di capitali stranieri ha avuto un grande sviluppo. Ma allo stesso tempo anche quella parte statale dell’economia, sia dal punto di vista del suo peso globale, sia dalla parte dei ricavi e delle vendite, ha avuto un parallelo e significativo sviluppo.

Per esempio oggi l’economia statale o quella parte a controllo statale nei settori fondamentali dell’economia cinese, come ad esempio nei settori che riguardano la sicurezza dell’economia cinese, ha tutt’oggi un ruolo principale. Settori quali ferrovie, trasporti, aviazione civile, telecomunicazioni, assicurazioni, banche, petrolchimica, settore energetico ed elettrico.

(Nota del redattore: In Cina le grandi imprese statali e quelle pubbliche di proprietà dell’amministrazione pubblica ai vari livelli, producono la maggior parte dell’output economico annuale(P.I.L.), e le loro produzioni non sono limitate ai settori strategici ma spaziano dai servizi ai beni di consumo. Aziende come la Lenovo, Haier, Tcl, sono forse tra le più note anche in Europa).

E grazie alla riforma di queste imprese statali il loro livello di efficienza ha avuto un grande aumento.

Un esempio dell’aumento dell’efficienza e della capacità di crescita di queste imprese è dimostrato dal fatto che nel 1989 la Bank of China come impresa statale è entrata nella classifica delle 500 maggiori imprese del mondo.

L’anno scorso, da statistiche appena pubblicate, risulta che le aziende cinesi in questa classifica sono diventate 35, tutte imprese statali di grandi dimensioni.

Invece tra le prime dieci del mondo si trovano ben tre imprese cinesi.

Al secondo posto nel mondo, per la tecnologia petrochimica, c’è la Petrochina, al quarto posto la Bank of China, al quinto China Mobile.

Inoltre per affrontare la crisi finanziaria mondiale la Cina ha adottato una serie di misure che sono collegate, anche come investimenti e commesse pubbliche, alla funzione del ruolo di regolamentazione macroeconomica attuato dal governo tramite le imprese statali di grandi dimensioni.

Condizioni di lavoro

D: In Occidente i media criticano molto le condizioni di lavoro applicate in Cina. Quanto si lavora mediamente in Cina? Qual’è il salario medio? Potrebbe fornirci qualche informazione in più al riguardo?

Il salario

Negli anni 50 e 60 del secolo scorso in Cina il salario mensile era piu’ o meno di 50 yuan al mese.

Dopo la fine della Rivoluzione Culturale invece il salario cinese ha avuto un continuo aumento.

Nei primi anni ’80 variava da 100 a 200 yuan al mese, sicuramente non superava i 300 yuan.

Poi pian piano con la continuazione della politica di Riforma e dello sviluppo economico, il salario dei lavoratori ha conosciuto un aumento molto evidente.

Se calcoliamo il reddito disponibile pro capite a livello annuale per la popolazione dell’area urbana, nel 1949 questo era di meno di 100 yuan all’anno. Nel 2008 è aumentato a 15.781 yuan. Un aumento di 18.5 volte (trattenuti gli elementi di rialzo dei prezzi). Significa che in sessant’anni l’aumento medio annuale è stato del 5.2%. In Cina esiste inoltre un salario minimo a livello di Provincia. In alcune città più sviluppate, come per esempio Jinan nella provincia dello Shandong, il salario mensile minimo è attualmente di 760 yuan al mese. Nella regione autonoma del Xinjiang è ancora più alto, 800 yuan. Nel capoluogo della provincia autonoma del Ningxia invece è molto più basso, solamente 350 yuan al mese. Nel 2010, più di 20 province hanno aumentato il salario minino di più del 20%.

Nelle campagne è un po’ più basso, ma molti lavoratori delle città provengono dalle campagne e anche a loro si applica il livello salariale minimo urbano.

Per quanto riguarda l’orario di lavoro in Cina, esso è fissato per legge a 8 ore al giorno 5 giorni alla settimana, per un totale di 40 ore.

Gli straordinari hanno un pagamento maggiorato, e il salario per i giorni festivi è il doppio di quello dei giorni feriali.

Nelle grandi imprese o joint ventures straniere le condizioni di lavoro sono migliori che nelle piccole e medie imprese private.

Anche nelle joint ventures di dimensioni medio piccole le condizioni di lavoro sono molto decenti.

Esistono dei regolamenti, degli standard nazionali sulle condizioni di lavoro, ma la responsabilità del controllo dell’applicazione di questi standard compete ai governi locali.

Tuttavia in generale possiamo dire che le condizioni di lavoro stanno migliorando man mano.

Questo non esclude che in alcune imprese private o in alcune imprese straniere, per ottenere dei guadagni maggiori, si verifichino dei casi di violazione di queste norme. Il controllo e la sanzione di questi casi è di competenza dei governi locali, ma anche i sindacati dei lavoratori e i media hanno un ruolo importante per quanto riguarda il controllo e la denuncia delle violazioni.

Per salvaguardare meglio i diritti dei lavoratori abbiamo introdotto di recente una nuova legge sul lavoro e sul contratto lavorativo.

Nella redazione di questa legge sono state chieste consulenze ai rappresentanti del sindacato per garantire la salvaguardia dei diritti dei lavoratori cinesi.

Di questa nuova legge sul lavoro si è parlato e scritto molto anche in Occidente.

Si tratta di una legge importante per la difesa dei diritti dei lavoratori.

Anche per quanto riguarda l’assistenza in termini di sussidi e garanzie sociali, negli ultimi anni la situazione è migliorata molto.

D: Per quanto riguarda invece lo stato sociale, quali passi separano ancora la Cina dal traguardo della costituzione di un sistema sociale integrale, (simile al welfare state dell’Europa continentale)?

STATO SOCIALE E PENSIONI PER I CONTADINI

(Ndr. Negli anni 60 e 70 il sistema della danwei, o unità produttive, garantiva il lavoratore cinese “dalla culla alla tomba”, e la stessa azienda forniva la pensione e l’assistenza sanitaria ai suoi ex dipendenti. Ma i livelli erano bassissimi, al limite della sussistenza, e l’assistenza sanitaria era di livello arretrato. Con i cambiamenti verificatisi con l’introduzione della politica di Riforma e Apertura è cambiato tutto, e il sistema da locale è diventato nazionale. E tuttavia negli anni ottanta e novanta, e in questi primi dieci anni del nuovo millennio, anche in questo settore si è verificata una fase di transizione che non si è ancora conclusa).

Huang: La Cina è ancora un paese in via di sviluppo, quindi la sua capacità economica e finanziaria non è molto forte, ma negli ultimi anni, ci siamo impegnati molto nella costruzione di uno stato sociale iniziale. Abbiamo già utilizzato molte risorse per questo progetto.

Nel 2008 abbiamo introdotto un sussidio minimo per i cittadini urbani e le famiglie più povere, e oggi 23 milioni di persone hanno già ottenuto queste indennità minime. Nelle aree rurali invece 43 milioni di persone hanno ottenuto questi sussidi.

Alla fine del 2008 ci sono già più di 208 milioni di lavoratori che hanno partecipato ai contributi previdenziali di anzianità.

Rispetto all’anno 1989 questo numero di partecipanti è aumentato di 170 milioni.

Anche l’assistenza sanitaria e le indennità di disoccupazione, per gli infortuni sul lavoro, e per la maternità, coprono un numero sempre più esteso di lavoratori.

In prospettiva futura tutti i lavoratori devono essere coperti da questi contributi e questi tipi di assistenza.

Per quanto riguarda invece la condizione di coloro che sono già andati in pensione, il governo ogni anno aumenta i finanziamenti per elevarne il livello. Negli ultimi tre anni c’è stato un aumento di più di 100 yuan al mese.

Passando alla condizione nelle campagne, nell’assistenza sociale per i contadini possiamo dire che lo stato ha fatto molto in questi anni.

Alla fine dell’anno 2009 i contadini in tutta la Cina coperti dalla nuova pensione di anzianità contadina erano già 55 milioni. Si tratta di una una misura relativamente nuova, presa a partire dal 2009, che prevede una pensione di anzianità per chi ha fatto il contadino, che puntiamo ad estendere ad un maggior numero di persone.

Si tratta di un nuovo sistema previdenziale previsto per chi nell’arco della sua vita ha lavorato la terra, e quindi figurava come lavoratore autonomo concessionario di un lotto di terreno agricolo.

Per partecipare a questo sistema pensionistico i contadini pagano un contributo e quando arrivano all’età di 60 anni, possono accedere ad una pensione.

Questa è una fase di sperimentazione che riguarda circa il 10 percento delle campagne, e il nostro obiettivo è quello di estenderlo al 90 percento restante delle campagne cinesi.

IL SISTEMA SANITARIO CINESE

In Cina stiamo cercando di creare un sistema sanitario in tutto il territorio nazionale.

Nel 2020, tra dieci anni, l’idea di una vita confortevole e generalizzata dovrà coprire tutti i settori, a partire dalla condizione di vita di operai e contadini.

In Cina stiamo riformando il sistema ospedaliero-sanitario nel suo complesso.

In due anni il governo cinese pensa di finanziare 850 miliardi di yuan per la riforma del sistema sanitario e ospedaliero.

L’obiettivo di questa riforma è semplice: garantire che tutti i cittadini cinesi possono andare in ospedale, e che quando ci vanno possano pagare di meno.

Avere una struttura sanitaria ospedaliera più completa e diffusa sia nelle aree rurali che in quelle urbane è un altro obiettivo.

Soprattutto per la struttura di base: ospedali di quartiere e ambulatori di campagna.

Questi saranno le linee di direzione dei prossimi anni nello sviluppo del sistema sanitario.

Rispettando due funzioni, prevenzione e cura delle malattie.

Questo è un compito importante per noi.

D: Come funziona il sistema attuale?

Huang: Come dicevo è basato su un sistema assicurativo, che prevede un contributo da parte dei cittadini grazie al quale essi hanno diritto al rimborso di una percentuale delle spese sanitarie, che si aggira attorno al 70-80 percento circa. Alcune imprese o società possono arrivare a fornire anche il 90 percento del rimborso.

In campagna il contributo che si paga è una quantità molto bassa e quindi la percentuale di rimborso è più bassa.

Il rimborso come tetto massimo per i residenti in campagna non supera i 150.000 mila yuan.

Comunque questa percentuale di rimborso è destinata ad aumentare con l’aumento dei fondi da parte del governo.

Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria nelle campagne, tre anni fa abbiamo iniziato ad introdurre un tipo di assistenza sanitaria denominata “Cooperativa sanitaria di nuovo tipo”. All’anno scorso la percentuale di persone nelle campagne che partecipa a questo tipo di assistenza sanitaria è arrivata all’81%, cioé è un piano di fatto completato, ad un livello superiore a quello che ci aspettavamo.

Attualmente i fondi non sono molti ma permettono di garantire a tutti un livello minimo di assistenza. Al livello attuale ogni anno il governo centrale paga per ogni persona 40 yuan, il governo locale 40 yuan, e il lavoratore altri 20 yuan nella costituzione di questo tipo di fondi, che poi vengono utilizzati per pagare le spese.

Nel 2007, quando è iniziato questo tipo di esperienza sanitaria cooperativa, il governo centrale e quello locale mettevano ciascuno 20 yuan e la singola persona 10 yuan in questi fondi. Nel prossimo anno tuttavia questi fondi aumenteranno, il governo centrale e quello locale metteranno ciascuno 50 yuan a testa e l’individuo 40 yuan.

I redditi e il tenore di vita da allora sono enormemente migliorati.

D:Quali sono i principi della politica abitativa cinese e come viene realizzata?

LA POLITICA ABITATIVA.

Huang: a livello di metri quadrati pro capite, per i cittadini che vivevano nelle aree urbane nel 1949, la superficie abitativa pro capite era di 4.3 mq a testa. Nel 1985 era cresciuta a 8.6 mq. Nel 2008 è arrivata a 23 mq a persona.

Nelle aree rurali nel 1978 era di 8.5 mq a testa. Nel 2008 è arrivato a 32,4 mq.

La politica abitativa in Cina si sviluppa in questo senso: da una parte ci sono case costruite in ambito di mercato, e vendute come qualsiasi altra merce.

Poi c’è un’altra fetta di case dette economiche, con prezzi un po’ più bassi, destinate a cittadini con guadagni medi.

Un altro tipo ha un prezzo ancora più basso e controllato, destinato a chi ha un reddito ancora più basso.

Poi vi sono quelle popolari ad affitto ribassato e controllato.

Ma questa parte di appartamenti popolari in futuro è destinata a crescere. Per affrontare la recessione mondiale infatti il governo ha già costruito più di un milione di appartamenti di questo tipo.

In generale vi saranno questi due canali principali, quelle private di mercato e quelle vendute a prezzo calmierato o quelle popolari ad affitto bassissimo. Il governo aumenterà questa seconda parte, ovvero quelle vendute a prezzo calmierato e quelle popolari nei prossimi anni, rispetto a quelle vendute a prezzo di mercato.

D: Qual’è la situazione nelle campagne cinesi? Con quali provvedimenti intendete migliorarla?

LA SITUAZIONE NELLE CAMPAGNE CINESI

Lotta alla povertà e abolizione della tassa sulla terra

Huang: La Riforma cinese è iniziata proprio nelle campagne, con la politica di assegnazione in concessione dei lotti di terreno alle unità familiari. Questa politica ha suscitato in grande misura lo spirito di iniziativa dei contadini, ed è grazie a questa politica che il reddito dei contadini ha conosciuto un miglioramento evidente.

Non ha soltanto permesso l’aumento del livello del reddito, ma risolto una grave questione: la carenza di cereali, degli alimenti, che è perdurata a lungo prima dell’introduzione della politica di Riforma nel 1978.

In questi 30 anni di Riforma in Cina 250 milioni di contadini si sono affrancati da una condizione di povertà, e questo è un grande contributo alla lotta contro la povertà nel mondo. Senza questo contributo il bilancio complessivo della lotta alla povertà a livello mondiale sarebbe negativo.

Tuttavia in Cina, con un territorio così esteso, esistono ancora delle aree, in montagna o nella parte occidentale del paese, dove c’è una condizione meno sviluppata, anche a causa di mancanza di infrastrutture.

Queste differenze di sviluppo esistono non solo tra città e campagna, ma anche tra le diverse zone rurali.

Per promuovere lo sviluppo delle campagne, soprattutto di quelle delle regioni centro-occidentali, il governo ha adottato una serie di misure.

Innanzitutto un aumento dei finanziamenti alla costruzione di infrastrutture nelle campagne, per esempio nell’investimento nelle opere di progetti idrici, costruzione di strade, vie di comunicazione, telecomunicazioni, rete elettrica, istruzione pubblica. Ora nelle campagne si applicano i 9 anni di istruzione obbligatoria. In precedenza il sistema già esisteva nelle città, ma ora siamo riusciti ad esportarlo in campagna e oggi il 99 percento dei bambini in età scolare sono inseriti in questo sistema, il che assicura tassi di alfabetismo di livello di un paese sviluppato. Sempre in ambito di istruzione vengono forniti anche dei finanziamenti, agevolazioni e borse di studio anche dopo questi nove anni di istruzione. Aiuti per le famiglie più povere, ecc…

Un’altra misura fondamentale, di cui si è parlato molto dentro e fuori la Cina, è l’esenzione totale della tassa sulla terra agricola. Queste imposte sono esistite per migliaia di anni, a partire dall’epoca feudale, e non erano mai state abolite. Anche dopo la fondazione della Repubblica Popolare, la Cina rimaneva inizialmente ancora un paese agricolo, per cui queste imposte non potevano essere eliminate perché costituivano la base principale del sistema fiscale di tassazione. Solo dal 2005 si è iniziato a ridurle e sono state completamente eliminate a partire dal 2007. Si trattava di imposte basate sull’estensione del terreno agricolo dato in concessione alle famiglie.

MISURE ANTICRISI E GRANDE POLITICA DI SVILUPPO DEL CENTRO OVEST

Anche in questo pacchetto contro la crisi economico-finanziaria il governo ha dato molta attenzione agli aiuti e ai finanziamenti alle campagne. Per esempio finanziamento per la costruzione di case ai contadini, costruzione di strade, sicurezza idrica e idrogeologica, costruzione di piccoli centri per la produzione di gas proveniente da biomassa.

E’ ormai da dieci anni che ci muoviamo su queste linee, a partire dal 1999, quando si decise di avviare la la “grande politica di sviluppo del centro ovest”(un grande piano di investimenti infrastrutturali e sociali delle regioni centroccidentali della Cina, ndr). In questi dieci anni più del 70 percento dei trasferimenti del governo centrale sono stati infatti indirizzati alle regioni del Centro e dell’Ovest della Cina. Ciò rappresenta un grande sostegno alla crescita di quelle parti del centro ovest del Paese.

Oggi lo sviluppo economico cinese è entrato in una fase, come detto nel documento del diciassettesimo Congresso del Partito, in cui, con lo sviluppo di industria e terziario, la capacità di finanziamento del governo centrale e la capacità di spesa della popolazione cinese è aumentata enormemente. Il nostro programma prevede che industria e terziario possono e debbano ritornare ad aiutare lo sviluppo dell’agricoltura.

D: Quali sono i cardini della politica demografica cinese, in particolare verso le minoranze etniche?

POLITICA DEMOGRAFICA

Huang: La politica demografica cinese esiste da alcuni decenni, ma si è sviluppata soprattutto a partire dagli anni ’70 dello scorso secolo. Con questa politica di pianificazione familiare la crescita della popolazione cinese è in un certo modo tenuta sotto controllo. Senza questa politica oggi ci sarebbero 200 milioni di cinesi in più.

Con questa politica tra l’altro si è ottenuto l’effetto di un mancato aumento del consumo di energia, di materie prime, ma essa ha anche permesso di migliorare la qualità della vita del popolo cinese.

Questa politica va mantenuta almeno per i prossimi dieci anni.

Certo con l’evoluzione demografica certe misure concrete possono anche essere modificate e alcune lo sono già.

Per esempio adesso in città se una coppia è costituita da due figli unici a loro è consentito avere due figli. Infatti quelli che fanno bimbi oggi sono quelli nati negli anni 80, che erano già tutti figli unici e quindi anche in città possono tutti fare il secondo figlio.

In campagna la situazione è un po’ diversa. Per molto tempo se il primo figlio era una femmina era consentito fare un secondo figlio, e questo per scoraggiare gli infanticidi di bambine. Al secondo figlio comunque non si applica nessuna multa nemmeno in campagna.

Al terzo o al quarto figlio si applicano delle multe in denaro. D’altronde molte coppie, se i primi due figli sono entrambe femmine, e proprio desiderano avere un figlio maschio, generalmente fanno comunque un terzo figlio anche a costo di pagare la multa.

Questa politica di pianificazione familiare è duttile, evita rigidezze, e si sta dimostrando anche in linea con le esigenze di uno sviluppo sostenibile di fronte ai fenomeni di cambiamento climatico e al surriscaldamento del pianeta.

CINA: UN NUOVO SUCCESSO

Il primo ottobre, proprio il giorno in cui si festeggia il 61° anniversario della Fondazione della Repubblica Popolare Cinese, il governo ed il popolo cinese sono riusciti a lanciare con successo il secondo satellite per l’esplorazione della luna, il Chang’E n.2.

Come ha notato Radio Cina Internazionale, “Al crepuscolo del primo ottobre, il razzo vettore Lunga Marcia n.3 C, che porta il satellite Chang’E n.2, è stato lanciato con successo dal Centro di lancio dei satelliti di Xichang. Il satellite è già entrato nell’orbita di trasferimento dalla Terra alla Luna, con un’altezza minima di 200 km dalla Terra, e massima di 380 mila km. Rispetto ai 12 giorni impiegati dal Chang’E n.1, lanciato nel 2007, per raggiungere l’orbita lunare, si prevede che il Chang’E n.2 impiegherà circa 5 giorni.

L’obiettivo principale del satellite Chang’E n.2 è verificare una parte delle tecnologie chiave per la realizzare dell’atterraggio morbido sulla superficie della Luna della seconda fase del progetto del satellite Chang’E n.3, del progetto cinese di esplorazione della Luna, e fotografare ad alta risoluzione la zona di atterraggio previsto del Chang’E n.3, continuando a svolgere il monitoraggio e le ricerche scientifiche sulla Luna.”

Fonte: italian.cri.cn, 1 ottobre 2010, “Cina: riuscito il lancio del secondo satellite per l’esplorazione della luna”

COSA DIFENDONO LIU XIAOBO E CARTA 08?

Liu Xiaobo è stato uno dei principali estensori dell’anticomunista “Carta 08” pubblicata nel dicembre 2008, che apertamente faceva riferimento a quella “Charta 77” elaborata dai dissidenti anticomunisti cecoslovacchi guidati da Vaclav Havel: il Vaclav Havel coautore della piena restaurazione del capitalismo e dell’adesione alla Nato della Repubblica Ceca, dopo aver ingannato quasi tutta la sinistra antagonista occidentale.

L’essenza del programma di “Carta 08” e degli anticomunisti cinesi?

Ovviamente la “tutela della proprietà privata” (la proprietà pubblica, ai loro occhi sapienti, non è degna certo di tutela), un programma ben conosciuto in Europa orientale dopo il 1989!

La loro analisi della storia cinese? Basta riportare, dal loro documento, due sole perle.

“L’impatto con l’occidente nel XIX secolo ha prodotto uno shock che ha portato alla caduta di un sistema autoritario e decadente…”

Basta andare sul sito anticomunista Asianews.it, e si troverà questa incredibile deformazione della realtà cinese (“Il testo integrale di Carta 08”).

Dal 1840, infatti, l’imperialismo occidentale ha occupato militarmente la Cina per più di un secolo…

Dal 1840, l’imperialismo occidentale ha spacciato oppio e morte a milioni di cinesi per  un secolo…

Ma per gli autori di “Carta 08” si è trattato solamente di uno “shock” (salutare…) che ha tra l’altro portato, a loro avviso, “alla caduta di un sistema autoritario decadente”. Un fenomeno tutto sommato positivo, sempre a loro parere, e questo per una triste fase storica nella quale le truppe d’invasione occidentali ed i marines statunitensi erano dislocati in forze in Cina (1900 e 1945/47, nel caso dei marines), portando i soliti doni del colonialismo liberale: stupri, massacri e sfruttamento bestiale dei lavoratori delle nazioni occupate, in tutto o in parte.

Ma la “perla” migliore è un’altra.

“La vittoria sul Giappone nel 1945 ha dato una nuova possibilità alla Cina di fare un passo in avanti verso un governo moderno” (moderno e capitalistico, secondo Carta 08), “ma la sconfitta dei Nazionalisti” (di Chiang Kai-Shek, della borghesia e dei latifondisti cinesi che erano i mandatari politici del partito “nazionalista”) “nella guerra  civile contro i Comunisti, ha gettato la nazione” (=la Cina) “nell’abisso del totalitarismo”.

Proprio così, parole degne della peggior destra reaganiana: nella guerra civile del 1945/49, secondo l’orrenda “Carta 08” elaborata dagli anticomunisti cinesi (e secondo i suoi alleati internazionali, a partire dalla borghese occidentale), sarebbe stata sicuramente utile e proficua la vittoria di Chiang Kai-Shek e dei suoi protettori americani, con un bello sterminio dei comunisti cinesi simile a quello effettuato (grazie alla CIA) contro i comunisti indonesiani nel 1965/66, oppure in Cile nel 1973, ecc.

Alcune domande per i compagni onesti.

Ci hanno già fregato nel 1977/89, vendendoci Havel, Walesa e compagnia come dei “sinceri democratici” che “lottavano contro il totalitarismo”: siamo pronti a farci imbrogliare un’altra volta, con la solita benedizione del Manifesto ora alleato di Vendola (di Vendola, e non solo…)?

Siamo già pronti a dimenticarci che il “grande” premio Nobel l’hanno conferito nel 2009 anche al “grande” Obama, all’eroe statunitense della guerra in Afghanistan e Pakistan, oltre che del golpe (“soft e democratico”) in Honduras?

Ci devono in…culcare la loro presunta e borghesissima “verità” nei secoli dei secoli?

“Chi non ricorda il proprio passato” (Indonesia, Cile, Honduras 2009, ecc.) “è destinato a riviverlo”: su questa bella frase siamo d’accordo, o dobbiamo ancora appoggiare gli aspiranti Havel, Walesa ed Eltsin del presente e del futuro, in Cina come a Cuba?

Non è certo un caso che il Dalai Lama si sia subito complimentato con Liu Xiabo, proprio per la sua appartenenza al fronte mondiale dell’anticomunismo assieme ai vari Pannella, Yoan Sanchez, ecc.