Archivi del mese: gennaio 2011

PNL cinese nel 2010: +10,3%

Nel corso del 2010, il prodotto nazionale lordo (PNL) cinese è aumentato del 10,3% rispetto all’anno precedente, tenendo un ritmo di crescita del 9,8% durante l’ultimo trimestre dello scorso anno.

Le riserve statali cinesi in denaro e titoli esteri, a loro volta, sono aumentate vertiginosamente sino a toccare i 2850 miliardi di dollari a fine anno, circa una volta e mezza l’intero PNL italiano dell’anno scorso.

La produzione di autovetture in Cina nel 2010 è arrivata fino a quota 18 milioni di unità, di cui 14 milioni di auto per passeggeri, contro i circa 12 milioni raggiunti dagli USA nello stesso periodo.

Il potere d’acquisto reale degli operai ed impiegati cinesi, depurato completamente dal dato inflattivo interno, è cresciuto dell’8,3% nei primi nove mesi del 2010, mentre quello dei contadini è salito invece del 9,7%.

Sono cifre impressionanti, che confermano ulteriormente il sorpasso epocale già compiuto dall’insieme dell’economia cinese rispetto a quella statunitense, in base al consolidato criterio della parità del potere d’acquisto.

Del resto anche il borghesismo (ma autorevole) Conference Board Statunitense, nel novembre del 2010, ha ammesso che “la Cina si appresta al grande sorpasso e, in due anni, potrebbe battere gli Stati Uniti, affermandosi nel 2012 come prima economia al mondo… Nel 2020 l’economia cinese dovrebbe rappresentare un quarto di quella globale, a fronte del 15% degli Stati Uniti e del 13% dell’Europa occidentale”.

I dieci anni di cooperazione tra Africa e Cina preoccupano l’occidente

Tratto da l’Ernesto

di Guo Qian*

su Xinhua del 06/01/2011

Il Forum di Cooperazione Cina Africa (Focac), fondato nell’ottobre 2000, ha registrato grandi successi nell’ultima decade, spingendo in modo tangibile e integrale lo sviluppo di nuovo genere dell’associazione strategica sino-africana Focac, meccanismo collettivo di consultazione e dialogo tra Cina e paesi africani è il primo di questo genere nella storia delle relazioni tra le due parti.
E’ una importante strategia per il futuro, portata avanti dai membri nel contesto della Cooperazione Sud-Sud, col fine di ricercare lo sviluppo comune nella nuova situazione globale. Inoltre di quattro riunioni ministeriali, il Foro ha realizzato un vertice nel novembre 2006 a Pekino, dove il presidente cinese, Hu Jintao e i suoi omologhi africani hanno accordato in modo unanime di edificare “un nuovo tipo di associazione strategica, che abbia equità politica e fiducia reciproca così come una cooperazione economica che sia benefica per entrambe le parti e d’interscambi culturali”. Si tratta di un fatto che stabilisce la direzione futura per lo sviluppo delle relazioni sino-africane nei tempi nuovi.

Il governo cinese ha implementato in modo integrale otto iniziative di assistenza che sono state sviluppate in una serie di conferenze ministeriali, e in particolare durante il vertice di Pekino. Inoltre, sono state avviate otto nuove iniziative dalla Quarta Conferenza Ministeriale della Focac, realizzata durante l’anno passato. Grazie alla prosperità nella Focac, le relazioni sino-africane hanno registrato un’importante progresso in tutti i settori. Durante gli ultimi 10 anni, la fiducia politica ha continuato ad approfondirsi tra Cina e Africa; mentre la cooperazione pratica si è ampliata in diversi campi; uguale agli intercambi e all’apprendistato tra le due parti si sono intensificate, ha annotato il vice presidente cinese, Xi Jinping, nel discorso pronunciato in un seminario in commemorazione del decimo anniversario della Focac, che ha avuto luogo il mese scorso nella città sudafricana di Pretoria.

Fiducia per una politica di alto livello

La Cina è il principale paese in sviluppo, mentre l’Africa è il continente con il maggior numero di paesi in sviluppo. La popolazione congiunta degli stati membri del Focac rappresenta approssimamente un terzo di quella mondiale. Il Foro, lanciato inizialmente per rafforzare maggiormente le relazioni di amicizia tra le due parti e affrontare in modo congiunto le sfide della nuova era, ha attratto l’attenzione del mondo dall’anno 2000. Il Foro ha registrato i contatti di alto livello più frequenti e gli interscambi di personale tra Cina e Africa. Durante una decade, il presidente cinese, Hu Jintao, ha realizzato sei visite in Africa. Le parti si sono appoggiate reciprocamente nei principali temi internazionali e bilaterali, oltre a coordinarsi in modo più contiguo le problematiche internazionali. Il suo contributo ha permesso che le relazioni sino-africane siano entrate in una nuova tappa di sviluppo veloce, integrale e stabile. La prima conferenza ministeriale Focac, svoltasi a Pekino nell’ottobre del 2000, ha avuto come fine quello di fare fronte alla globalizzazione e di aumentare la cooperazione tra Cine e le nazioni africane. Col fine di rafforzare il meccanismo del Focac e di migliorare in modo migliore le azioni successive, la parte cinese ha stabilito un suo Comitato di Affiancamento del Focac nel dicembre 2001; il quale è composto da alti funzionari di 21 ministeri, commissioni statali e agenzie. Nel dicembre 2003, è stato convocata la seconda conferenza ministeriale nella capitale etiope di Addis Abeba. la terza riunione e un vertice sono stati condotti a termine nel novembre 2006, a Pekino. La quarta riunione ministeriale ha avuto luogo nella località turistica di Sharm el- Sheikh, l’8 e il 9 novembre del 2009. Durante il suo sviluppo, il foro si è sviluppato in un meccanismo di dialogo con molteplici livelli tra ministri, alti funzionari…; così come in una piattaforma di consultazioni per i leader dei paesi membri, ministri degli Esteri e
ambasciatori africani in Cina. Entrambe le parti hanno avuto un dialogo collettivo e la pianificazione del futuro sviluppo delle relazioni sino-africane dentro il foro. Allo stesso tempo, si sono approfonditi i contatti tra i loro Parlamenti, partiti politici e autorità locali. Il Foro ha determinato chiaramente il consenso raggiunto dalle parti in documenti ufficiali, tale come la Dichiarazione di Pekino e il Programma per la Cooperazione tra Cina e Africaper lo Sviluppo Economico e Sociale che è stato addottato nel 2000, come la Dichiarazione di Sharm el-Sheikh e il Piano di Azione con lo stesso nome adottato nel 2009. In questo modo, il Foro non solo ha consolidato i risultati degli interscambi sino-africani durante più di mezzo secolo, ma ha anche stabilito una base più solida per la cooperazione reciproca benefica tra Cina e Africa. Attraverso gli anni, Cina ha sempre appoggiato il concetto delle non interferenza nei temi interni agli altri paesi, e non cerca di esportare i suoi valori nè i suoi modelli di sviluppo alle nazioni africane, ma di aiutarle ad affrontare i problemi di sicurezza alimentare, attenzione alla salute ed educazione tra i vari temi, attraverso di un alto numero di progetti di ricostruzione, donazioni, programmi di addestramento personale, prestiti agevolati e ridimensionamento del debito. Allo stesso tempo, le iniziative di ogni riunione ministeriale sono innovatrici e continue. Gli obbiettivi proposti per questi incontri possono essere completati attraverso un programma e anche prima del previsto. Questo dimostra che Cina, il principale paese in sviluppo e una nazione responsabile, è altamente interessata allo sviluppo dell’Africa e della crescente fiducia strategica mutua sino-africana. Nella XX sessione del Foro Economico Mondiale sull’Africa, realizzato in Tanzania nel 2010, i rappresentanti africani hanno concordato in linea generale che gli interessi strategici di Cina e Africa sono divenuti progressivamente inseparabili. Le relazioni bilaterali tra Cina e Africa stanno evolvendo in una associazione veramente fruttuosa per entrambe le parti.

Sviluppo Economico Comune
Durante l’ultima decade, è stato ottenuto un grande successo nella cooperazione economica e commerciale sino africana, in gran parte grazie alla Focac. I grandi prestiti di Cina e Africa, con zero per cento d’interesse e di tipo agevolati, hanno registrato una grande crescita. per fine 2009, Cina aveva cancellato più di 300 prestiti senza interesse che dovevano 35 nazioni severamente colpite dai debiti e le meno sviluppate dell’Africa (LDCs). In comparazione con l’anno 2000, quando il Foro è stato fondato, il commercio bilaterale sino-africano è aumentato dai 10.600 milioni di dollari a più di 100.000 milioni di quest’anno, con un tasso di crescita annuale di più del 30%. Cina è oggi il principale socio commerciale dell’Africa. In egual modo, il governo cinese ha lanciato varie iniziative, al fin di ottenere risultati nel bilancio bilaterale, per cui le esportazioni dei paesi africani in Cina sono passati dai 5.600 milioni del 2000 ai 43.000 milioni del 2009. nel luglio 2010, con l’obbiettivo di aprire ancora di più il mercato cinese all’Africa, Pekino decise di esentare dalle imposte il 60% dei prodotti di esportazione dei 26 paesi LCDs in Africa. Per cui il numero totale di questo tipo di articoli è aumentato da 478 a più di 4.700. Nei tre anni successivi al 2010, un totale del 95% dei prodotti di esportazione di tutti i paesi africani meno sviluppati verrà gradualmente esentato dalle imposte. Oltre all’aumento commerciale, cina e i paesi africani hanno condotto a termine una cooperazione pragmatica e efficiente nei campi della costruzione di infrastrutture, energia, agricoltura, finanze, salute… Nel quadro del Focac, le attività commerciali di Cina in Africa hanno spinto le economie locali e l’infrastrutture, oltre ad aver creato impieghi e migliorato le condizioni di vita degli abitanti. Per finale del 2009, quasi 2000 firme cinese avevano iniziato a svolgere attività nei paesi africani, creando più di 300.000 posti di lavoro. L’investimento diretto nel continente è aumentato da 200 milioni di dollari dell’anno 2000 a 1.440 del 2009, che rappresenta sestuplicazione del totale. Dall’altre parte, l’investimento diretto dell’Africa in Cina è aumentata dai 280 milioni ai 1.310 milioni dirante lo stesso periodo. Sino ad ora Africa è il quarto destinatario degli investimenti esteri della Cina. I proggetti contrattati da parte cinese in Africa hanno raggiunto un valore di 205.200 milioni sino ad agosto 2010. Le compagnie cinese hanno costruito all’incirca 60.000 chilometri di strade, così come centrali elettriche che generano una capacità totale di 3,5 milioni di Kw. Un report della Banca di Sviluppo dell’Africa ha indicato che a settembre gli investimenti cinesi sono aumentati annualmente a una media del 46% durante l’ultima decade, in particolare nel settore idrico, dei trasporti, dell’elettricità e tecnologie su comunicazione e informazione.
Il report rende l’idea del vitale contributo che la Cina dà alle infrastrutture africane, mettendo in luce come più di 35 paesi sono vincolati alla Cina per il finanziamento delle proprie infrastrutture. Le tecnologie dell’informazione e della comuicazione sono anch’esse parte della crescente partecipazione della Cina alle infrastrutture africane. I contributi del settore sopracitato si materializzano con forniture d’equipe, per un valore raggiunto di 3.000 milioni di dollari.

Interscambi culturali più vicini

Allo stesso modo, durante l’ultima decade sono state realizzati più interscambi culturali e tra i popoli, la Focac si è trasformata anche in un vincolo emotivo che approfondisce la mutua intesa e l’amicizia tradizionale tra i due poopli, e particolarmente tra le generazioni più giovani. Grazie all’iniziativa del Focac, più di 30.000 professionisti africani in vari campi hanno partecipato a differenti programmi di formazione organizzati dalla Cina I programmi d’interscambio tra la gioventù cinese e africana, le donne, le ONG e i circoli accademici si sono moltiplicati. Le borse di studio governative sono raddoppiate tra il2006 e il 2009, più di 12.000 giovani africani stanno studiando in Cina.
Sono aumentati anche i contatti e la cooperazione tra i governi neicampi culturali, educativi, turistici, scientifici e tecnologici, coi quali si offre una motivazione intllettuale e appoggio culturale alla cooperazione sino-africana. Il festival della Gioventù Cina-Africa; Congiuntura della Cultura Africana e della Cultuta di Cina, il Foro Legale; il Programma di Associazione della Scienza e della Tecnologia sino-africana; il Programma d’Interscambio e Ricerca congiunta, così come altri programmi hanno preso piede nelle quattro conferenze ministeriali che sono state svolte. Ognuna di loro sono divenute piattaforme per gli interscambi sino-africani nelle loro rispettive aree. Si attende che i vincoli tra le parti crescano ancor più durante l’ultima decade, spinti dai forti impegni tra le parti. IlFocac crea il contesto per una crescita di nuovo tipo di associazione strategica sino-africana, e assicurerà un migliore sviluppo tanto per la Cina come per le nazioni africane.

(Xinhua) 23/12/2010

Traduzione Redazione Contropiano Internazionale

Intervista a Huang Hua Guang, Partito Comunista Cinese – TERZA PARTE

di Walter Ceccotti

Tratto da: l’Ernesto Online del 26/11/2010

La politica estera cinese

Presentiamo la terza parte dell’intervista rilasciataci dal compagno Huang Hua Guang, direttore del dipartimento per l’Europa Occidentale del dipartimento esteri del partito comunista cinese, in occasione dei sessant’anni della Repubblica Popolare. Seguono le domande sulla politica estera cinese.

D: Quali sono i cardini della politica estera cinese?

LA POLITICA ESTERA CINESE

Huang: I cardini della politica estera cinese sono i seguenti: una politica di pace, autonomia, indipendenza, e coesistenza pacifica.
La nostra è una politica estera che mira a promuovere lo sviluppo comune di tutto il mondo.
Un ambiente internazionale pacifico infatti rappresenta una delle maggiori esigenze oggi per il mondo.
Vogliamo un mondo di pace e stabilità, perché senza la pace e la stabilità è impossibile parlare di sviluppo economico-sociale e garantire i diritti dei popoli.
Qualunque iniziativa che promuova la la pace e la stabilità del mondo, avrà sempre il sostegno della Cina.
Il secondo punto è quello relativo ad una politica di autonomia e indipendenza.
La Cina non si allea con nessun paese, non forma né alleanze politiche né militari, e intende mantenere questo ruolo autonomo e indipendente.
Non accetta alcuna interferenza politica, economica e sociale negli affari interni della Cina, per garantire la sovranità e l’integrità del territorio cinese.
Una politica estera di coesistenza pacifica vuol dire che noi vogliamo sviluppare relazioni di amicizia, sulla base del rispetto reciproco, della sovranità e del riconoscimento dell’integrità del territorio e degli interessi comuni con gli altri paesi.
Questo ci porta a parlare del processo di Globalizzazione.

LA CINA E LA GLOBALIZZAZIONE

Questo è un processo reale, che esiste realmente, e nessuno può essere estraneo a questo processo.
Una politica che promuove lo sviluppo del mondo significa che, partendo dalla constatazione che la globalizzazione comporta sia delle opportunità che delle sfide, ogni paese partecipa a questo processo sulla base della propria realtà per promuovere lo sviluppo proprio e quello del resto del mondo.
Da una parte la Cina cerca di usufruire degli aspetti positivi della Globalizzazione: la circolazione di capitale, tecnologia, know-how, condivisione di esperienze.
Dall’altra la Cina cerca di limitare i danni e gli aspetti negativi della Globalizzazione.
Dagli anni ’80 il processo di globalizzazione è stato guidato soprattutto dai paesi occidentali sviluppati. Questo ha portato ai paesi del terzo mondo delle grandi sfide e dei grandi danni. Il commercio internazionale si basa ancora sul sistema economico precedente, per questo motivo molti paesi del terzo mondo non hanno il potere di partecipare alla formazione dei prezzi delle esportazioni dei loro prodotti. Se guardiamo gli ultimi venti anni della globalizzazione, le differenze da nord e sud invece di essere diminuite si sono allargate.
La globalizzazione ha portato dei problemi nuovi, come la criminalità organizzata internazionale, la proliferazione delle armi, la proliferazione di forze estremiste e la diffusione di epidemie dovute alla libera circolazione del personale.
Dentro questo processo di globalizzazione ci sono sempre più questioni mondiali, e sfide globali poiché interessano tutto il mondo. Per risolvere questi problemi la Cina ritiene che tutti i paesi devono discutere insieme e affrontare insieme le sfide. Da parte nostra la Cina vuole vedere un mondo futuro che sia armonioso.
Questo mondo armonioso deve comprendere almeno cinque elementi essenziali secondo noi.
Il primo è quello politico: le vicende del mondo devono essere affrontate con la partecipazione di tutti i paesi, sia grandi che piccoli. Noi vogliamo una democratizzazione delle decisioni internazionali. Tutte le questioni, le sfide globali devono essere risolte con la partecipazione e la discussione di tutti i paesi del mondo.
Il secondo elemento è culturale: tra le diverse culture del mondo deve esistervi reciproco rispetto ed esse devono studiarsi reciprocamente.
Ogni paese, nazione, ha le proprie caratteristiche, ognuno ha la propria storia, cultura, tradizione. Sulla base del rispetto di questa multiculturalità si devono rispettare le scelte delle nazioni anche dal punto di vista politico, e dunque i sistemi politici delle altre nazioni. Ogni nazione deve essere libera di scegliere il proprio sistema economico, politico e sociale.
Il terzo elemento è economico: come dicevamo prima in questo processo di globalizzazione ogni paese deve ottenere dei benefici, deve essere un processo win-win, mutualmente benefico.
Ogni paese, tutti i paesi, devono svilupparsi, per questo c’è bisogno di costruire un nuovo ordine politico economico mondiale.
Il quarto elemento è quello della sicurezza. Abbiamo un nuovo elemento relativo alla sicurezza. Tutti i paesi devono rispettarsi reciprocamente e ogni paese deve rispettare le esigenze di sicurezza degli altri. Nessuno può esigere una sicurezza assoluta per un solo paese o pochi paesi.
Noi siamo per risolvere le divergenze, tra diversi paesi, ma anche a livello mondiale o regionale, in un modo pacifico, negoziale, invece di usare le armi.
Per questo motivo noi siamo stati fortemente critici verso la politica di guerra preventiva dell’amministrazione Bush.
Il quinto ed ultimo elemento riguarda lo stato ambientale del mondo: servono sforzi comuni del mondo, aiuti reciproci tra i paesi del mondo per promuovere la salvaguardia dell’ambiente e affrontare le sfide dei cambiamenti climatici.
Per come si è configurato lo sviluppo economico e sociale di tutto il mondo ma anche per i motivi storici il nostro pianeta richiede che tutte le parti collaborino insieme per risolvere questa sfida. Questi sono i principi fondamentali della nostra politica estera.

D: Recentemente la Cina ha avanzato la proposta di costituzione di una moneta internazionale, diversa dal dollaro, in grado di soddisfare le esigenze dell’economia mondiale. E’ ancora in piedi questa proposta? Come pensate potrebbe essere messa in pratica?

Huang: Per quanto riguarda la nostra idea di riforma della moneta, noi vogliamo che tutti i paesi collaborino insieme per riformare questo sistema monetario e avere un sistema monetario internazionale più stabile.
Infatti soprattutto dopo questa crisi finanziaria risulta evidente che l’attuale sistema monetario internazionale basato sul ruolo dei dollari americani, ha causato dei danni, non solo alla Cina ma anche ai paesi europei.
In questo sistema monetario internazionale i dollari americani hanno un ruolo di egemonia ma soprattutto il governo americano utilizza questo ruolo di riserva del dollaro per i pagamenti nel commercio internazionale non in modo neutrale, ma per i propri interessi esclusivi. Questo sistema va cambiato.
Gli USA utilizzano il dollaro americano per superare la crisi finanziaria ed economica, stampando moneta verde, portando l’instabilità nel sistema monetario internazionale.
Il presidente della Bank of China ha scritto un articolo sulla modifica del sistema di riserva sovranazionale in cui paventava la creazione di una moneta internazionale diversa dal dollaro basata sui Diritti Speciali di prelievo dai fondi del Fondo Monetario Internazionale. Questa è una nostra proposta e la nostra speranza. Certamente ci vorrà lungo tempo e la collaborazione di tutto il mondo per realizzarlo, perché partendo dalla realtà, pensiamo che sia molto difficile modificare o sostituire il ruolo del dollaro. Ad ora noi abbiamo chiesto al Fmi di adottare il suo ruolo di controllo in particolare verso la politica economica americana per evitare che gli Stati Uniti manipolino il dollaro per i loro interessi.

D: Negli anni 90 del secolo scorso gli americani hanno costretto la economia giapponese a rivalutare lo yen, oggi fanno pressione sui cinesi perché ripetano questa dinamica e i cinesi si facciano carico della crisi americana, dato che lo yuan a differenza dell’euro è legato al dollaro tramite un tasso sostanzialmente fisso…

Huang :Su questo assolutamente non non possiamo essere d’accordo.
Anche perché nell’ambito della politica del cambio tra dollaro e moneta cinese, già dal 2005 si è stabilito un sistema che consente la fluttuazione dello yuan. Da allora lo yuan si è già rivalutato del venti percento, una rivalutazione consistente.

D: Qual’è lo stato dei rapporti con la Russia e quale ruolo credete potrà svolgere l’Organizzazione di Shangai nei prossimi anni?

Huang: La Cina ha ormai stabilito un partenariato cooperativo strategico con la Russia. Le relazioni bilaterali hanno avuto un continuo sviluppo. La Cina e la Russia condividono più di 3000 km di confine e sulla politica internazionale abbiamo molti punti in comune. Anche la cooperazione economico-commerciale tra i due paesi è di reciproco interesse e complementarietà.
Sia dal punto di vista della politica internazionale che dei rapporti bilaterali sono interessi comuni che portano frutti ad entrambe le parti, ma sono anche utili al fine di garantire la pace e la stabilità del mondo e per la stabilità e l’equilibrio delle relazioni internazionali.
L’Organizzazione di Shangai è una organizzazione di cooperazione regionale. Si è costituita su proposta di Cina, Russia e 5 paesi dell’Asia centrale. L’obiettivo iniziale di questa organizzazione è garantire pace e sicurezza nell’Asia centrale, ed è particolarmente indirizzata a combattere queste tre forze: le forze separatiste, estremiste, e terroriste.
Con la sua evoluzione si sono aggiunte nuove funzioni, come la cooperazione economica e commerciale nella regione. Favorisce gli scambi culturali e umani. Ma serve anche a promuovere stabilità politica, progresso economico e sviluppo sociale di ogni paese membro dell’organizzazione.
Questa organizzazione non è contro terzi e non è chiusa, è aperta a nuovi membri.
Attualmente non è limitata solo ai membri fondatori; anche altri paesi, come membri osservatori partecipano all’attività dell’organizzazione, come la Mongolia, l’Iran, l’Afghanistan, l’India e il Pakistan.
Noi apprezziamo la volontà di questi paesi di essere membri ufficiali di questa organizzazione, ma va stabilita una procedura specifica per accettarli con una decisione comune di tutti i membri dell’organizzazione.

D: Che giudizio date dell’integrazione europea e quale credete sarà il ruolo dell’Europa nell’ordine mondiale nei prossimi anni?
?Huang: Noi attribuiamo molta importanza alle relazioni tra la Cina e l’Europa.
L’Unione Europea ha raggiunto il livello di integrazione più alto del mondo tra le organizzazioni regionali. Sia come potenza economica, che per il suo ruolo politico e culturale nello scenario mondiale il ruolo dell’Europa è di primo piano.
Negli ultimi cinquant’anni questo processo di integrazione europea, anche se con difficoltà, è andato sempre avanti e ha permesso all’Europa di svolgere un ruolo internazionale sempre più importante.
Spetta all’Europa decidere su quali principi di integrazione deve basarsi e come si debbano armonizzare con gli interessi dei paesi membri.
Dal punto di vista della Cina ma anche per il bene della politica internazionale desideriamo che l’Europa svolga un ruolo autonomo e positivo nello sviluppo delle relazioni internazionali.
Negli affari internazionali, per esempio sul principio di multilateralismo, o sul principio della risoluzione pacifica delle divergenze, abbiamo delle posizioni vicine a quelle dell’Europa. Siamo due parti complementari sul terreno economico, negli scambi commerciali, e quindi la nostra è una cooperazione importante per entrambe le parti.
La Cina e l’Europa hanno tutte e due un’antica storia, tradizione e cultura, e gli scambi culturali possono aiutare a promuovere il consolidamento delle relazioni. Certo, per motivi storico-culturali e politici, su alcune questioni abbiamo dei punti di vista diversi, ma noi riteniamo che dobbiamo affrontare queste divergenze sulla base del rispetto reciproco. Le due parti devono rispettare gli interessi centrali di ciascuna e rivolgere all’altra l’attenzione che merita.
Soprattutto si deve rispettare l’integrità, la sovranità del territorio, un esigenza di stabilità politica ed economica di entrambe le parti.
Sulle divergenze è importante continuare a mantenere il dialogo, ma noi non possiamo accettare un certo modo di dare lezioni alla Cina, ma anche agli altri paesi, da parte dell’Europa, basata sull’atteggiamento tipico dell’eurocentrismo. Noi vogliamo un dialogo alla pari invece che l’Europa guardi alla Cina e agli altri paesi dall’alto verso il basso.