Archivi del mese: ottobre 2011

“RATZINGER O FRA DOLCINO?”

Presentiamo ai lettori l’anteprima del libro che abbiamo scritto sulla compresenza e lotta all’interno della religione occidentale di una “religione dei ricchi” contrapposta alla “religione degli sfruttati”.

La tesi principale del nostro scritto (che intendiamo pubblicare nella primavera del 2012, ma che già ora si può scaricare per intero dal sito www.robertosidoli.net) a sua volta si ricollega alla teoria dell’effetto di sdoppiamento, sulla quale si possono consultare su internet le ottime recensioni (critiche) di Andrea Catone e Giulio Bonali e le risposte ad esse di uno degli autori del libro in oggetto.

Sperando che si apra anche su questo tema un dibattito costruttivo, auguriamo a tutti i compagni una buona lettura.

Redazione la Cina Rossa.

AUTORI

ROBERTO SIDOLI

MASSIMO LEONI

BURGIO DANIELE

“RATZINGER O FRA DOLCINO?”

L’effetto di sdoppiamento nella religione occidentale

A Ernst Bloch e Ambrogio Donini

Giacomo Biffi, cardinale di Bologna, 29 maggio 1997:

“Se a un quiz televisivo ci fosse la domanda: “Chi è nato a Treviri che dice che la proprietà privata della terra è una specie di furto?”, credo che i più informati direbbero Karl Marx, nato a Treviri come sant’Ambrogio. E’ forse per questa lontana parentela che Ambrogio dice: “la terra è stata creata come un bene comune per tutti, per i ricchi e per i poveri. Perché voi ricchi vi arrogate un diritto esclusivo sul suolo?” E ancora: “Il Signore Dio nostro ha voluto che questa terra fosse proprietà comune di tutti gli uomini e che fornisse frutti che fossero di tutti. E’ stata l’avidità a ripartire i diritti di proprietà”. E’ chiaro che Ambrogio aveva davanti da una parte il latifondo del patriziato romano e dall’altra la fame di molta gente che non riusciva a mangiare”

Giovanni Crisostomo (347-407), commemorato come santo sia dalla chiesa cattolica che da quella ortodossa ed uno dei trentatre “dottori della Chiesa”: “la comunanza dei beni è per la nostra vita la forma più adeguata che non la proprietà privata, ed è conforme alla  natura” (dodicesima omelia sulla prima lettera a Timoteo)

Fidel Castro: la religione “può essere oppio o rimedio meraviglioso, a seconda che serva agli oppressori e gli sfruttati o gli oppressi e gli sfruttatori”

PREFAZIONE

Gesù di Nazareth, il “primo socialista”.

Le comunità politico-religiose degli esseni e di Qumran, basate entrambe su un modo di vita e produzione collettivistico.

Amos e Isaia, profeti “rossi” dell’Antico Testamento.

Fra Dolcino e T. Muntzer, rivoluzionari comunisti e cristiani.

Le organizzazioni “eretiche” cristiane, dagli eroici marcioniti agli anabattisti rivoluzionari della Comune di Munster, con la loro scelta di campo allo stesso tempo comunista e religiosa.

I cristiani per il socialismo, il cristiano-marxista Chavez. Boff e la teologia della liberazione, il socialismo indigeno di Evo Morales, ecc.

Pratiche plurimillenarie e proteiformi, concrete ed innegabili, su cui il materialismo storico “classico” si è confrontato e rapportato solo di sfuggita e con un certo imbarazzo, mentre invece richiedono sia un processo accurato di analisi che un criterio generale d’interpretazione e di comprensione, in grado di spiegare perché – a determinate condizioni – la religione si sia potuta e si possa tuttora trasformare in positiva, liberatoria e sovversiva “anfetamina dei popoli”.

Anche Engels, nella sua  notevole opera “La guerra dei contadini in Germania”, riconobbe che l’azione del religioso, credente  cristiano e rivoluzionario Thomas Muntzer era ispirato da principi- guida che come minimo si avvicinavano al comunismo, ma purtroppo da tale fatto innegabile, indiscutibile e testardo non derivò le necessarie conseguenze teoriche.

Risulta ormai necessario modificare una parte consistente dell’ormai consolidata analisi marxista sulla pratica religiosa, presa nella globalità: del resto “il vero è l’intero”, rilevava  Hegel nella sua geniale “Fenomenologia dello Spirito”.[1]

Riteniamo ancora valido il nucleo fondamentale della valutazione espressa dal marxismo “classico” sia rispetto alla genesi della religione, da intendersi come il prodotto dell’azione umana (l’uomo ha creato le divinità, e non viceversa), che soprattutto per quanto riguarda la funzione concreta di “oppio dei popoli” svolta via via dalla religione in una sua particolare versione, quella fornita dagli apparati ecclesiastici collegati strettamente al potere politico e agli organi statali, a partire dalla teocrazia sumera (3700 a.C.) fino ad arrivare all’attuale gerarchia vaticana.

Ma il nucleo non è tutto e già nell’introduzione alla sua “Critica della filosofia del diritto di Hegel”  Marx scrisse giustamente che “l’uomo crea la religione e non la religione l’uomo”, rilevando anche che la religione “è l’oppio dei popoli”, aggiunse anche che essa rappresenta “l’espressione della miseria effettiva e la protesta contro questa miseria effettiva”, e cioè il “sospiro della creatura  oppressa”.

Oppio dei popoli, e allo stesso tempo “protesta contro la miseria”: una polarità di opposti molto interessante, ma poco studiata e compresa.

Della tradizionale concezione materialista rispetto alla religione molto bisogna conservare, a nostro avviso, ma quasi altrettanto bisogna modificare: per tanto si propongono quattordici tesi generali su questo tema, che formano l’ossatura fondamentale di questo libro.

1)      Nella sua accezione più ampia, le concezioni e le pratiche umane religiose esistono ormai da almeno centomila anni ed a partire dal comunismo primitivo del medio paleolitico, molto prima cioè della comparsa delle società di classe; esse inoltre sussistevano dopo il 1917 e si riproducono tuttora nel socialismo industriale/post-industriale, e continueranno a riprodursi con tutta probabilità anche nel futuro comunismo sviluppato (“a ciascuno secondo i suoi bisogni”) almeno per un lungo periodo.

L’organo principale del partito comunista cinese, Il Quotidiano del Popolo, a questo proposito ha notato lucidamente nel giugno 2011 che la “religione può anche esistere per un lungo periodo all’interno di una società socialista”, invitando inoltre i marxisti cinesi a rispettare e riconoscere “tale esistenza oggettiva” della pratica religiosa.[2]

2)      Come fenomeno di massa, la ragione della vitalità passata, presente e futura della pratica religiosa è che essa risponde nella sua matrice originaria (parzialmente modificatasi nel corso degli ultimi 100.000 anni) ad un bisogno collettivo e profondo del genere umano, quella di dare un senso e una risposta al problema della morte. A nostro avviso nel futuro la religione scomparirà  come fenomeno di massa solo se gli esseri umani riusciranno a diventare potenzialmente immortali, con la creazione di una super-genetica ed un processo di autotrasformazione oggi quasi inimmaginabile.

3)      Le prime divinità create dall’uomo, a partire almeno da 30.000 anni fa, erano di natura femminile e risultarono perfettamente compatibili con i rapporti di produzione  collettivistici, egemoni nel medio paleolitico: la religione connessa alla divinità nasce pertanto “rossa” (sul piano sociopolitico) e donna, mantenendo tale matrice per più di 20.000 anni.

4)      La pratica religiosa rimase una “bella signora in rosso” anche durante gran parte del periodo neolitico e calcolitico (9000/3900 a.C.), segnato dalla nascita dell’agricoltura, allevamento, artigianato specializzato, dei primi centri urbani e della fusione del rame: le religioni del neolitico rimasero quasi sempre di matrice femminile (Gerico, Catal Hujuk, Ubaid, ecc) e perfettamente inserite/compatibili con rapporti di produzione collettivistici, ancora dominanti nella netta maggioranza delle società umane di quella lunga fase storica.

5)      Tuttavia, proprio nel periodo neolitico-calcolitico, tra le popolazioni nomado-pastorizie si affermò una diversa forma di religione, patriarcale-classista, basata principalmente su divinità maschili e sul culto della violenza, compatibile a sua volta con nuove società protoclassiste fondate sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Dopo il 9000 a.C., la religione si “sdoppiò” come sottoprodotto di notevole peso dell’effetto di sdoppiamento, su cui  si ritornerà in seguito.

6)      Anche dopo la progressiva affermazione della società classista, prima in Eurasia ed in seguito nel resto del pianeta, i testi sacri delle principali religioni mondiali sorte dopo il 1000 a.C. rimasero “sdoppiati” al loro interno. Essi infatti contenevano una parte, più o meno centrale a seconda dei casi, di matrice classista (o interpretabile facilmente in tal senso) e tesa a difendere i rapporti di produzione classisti vigenti ed egemoni nelle loro zone di origine, ma allo stesso tempo anche un’altra ed alternativa sezione, che sosteneva invece la giustizia sociale ed era impregnata di un’ostilità più o meno aperto verso i ricchi, manifestando simultaneamente una preferenza per relazioni di produzione/distribuzione fraterne, cooperative e di tipo collettivistico.

Come aveva notato giustamente Ernst Bloch, “la Bibbia è insieme “il testo dei sacerdoti e di quelli che si sono sempre opposti a loro”, mentre l’insofferenza (“mormorazione”)  contro ogni schiavitù e oppressione è il filo rosso segreto che l’attraversa tutta, nonostante le manipolazioni e le contraffazioni”.

Nel 1968 il grande Ernst Bloch, nel suo splendido libro intitolato “Ateismo nel cristianesimo”, sottolineò il “mormorare” sovversivo anticlassista e antiteocratico contenuto in molti passi della Bibbia, contrapposti a tanti altri in cui in essa invece si “scodinzola” e si esaltano le strutture classiste, le guerre e la violenza, notando che “nella Bibbia si trovano già adombrate due tipologie: c’è la plasticità di chi non fa altro che scodinzolare verso l’alto e c’è, invece la fierezza di chi recalcitra sotto il pungolo quasi sapesse che esso non ha ragion d’essere e tanto meno di continuare ad essere, senza dubbio il mormorare può anche risultare arrogante e stupido, ma in ogni caso è sempre più umano dello scodinzolare. E tanto più spesso tale mormorazione ha avuto ragione dell’impulso, tanto meno stupida è risultata di quanto non possa essere gradita ai signori”.[3]

7)      Proprio la parte “rossa” e filocollettivistica dei testi sacri ha costituito la fonte di legittimazione principale, dal 1000 a.C. fino ai nostri giorni, per tutta una serie variegata di eresie e di movimenti politico-sociali scontratisi via via in Occidente (e non solo) con i rapporti di produzione/distribuzione (e politici) classisti, dominanti ed egemoni in gran parte del globo durante gli ultimi millenni di storia del genere umano.

Abbastanza frequentemente, negli ultimi tremila anni e fino al nostro terzo millennio (Hugo Chavez, Evo Morales, ecc), la religione ed il messaggio religioso dei testi sacri –utilizzato in modo selettivo – ha costituito “l’anfetamina dei popoli” ed una fonte carsica di ribellione collettiva contro le ingiustizie sociali e politiche, tipiche delle società classiste.

8)      Tutta una serie di organizzazioni di matrice religiosa, anche dopo il 3700 a.C., ha via via creato delle comunità socioproduttive alternative, al cui interno vigevano principalmente dei rapporti di produzione/distribuzione collettivistici (nazirei/esseni, prime comunità benedettine, comune di Tabor nella zona ceca del 1420/1430, comunità anabattiste in Europa e Stati Uniti, ecc.): una “linea rossa” collocata agli antipodi del processo di accumulazione di ricchezze (ivi compresi schiavi e servi della gleba) portato avanti negli ultimi millenni dalle religioni dominanti nelle società classiste.

9)      Gli apparati burocratico-religiosi ed i vertici politico-religiosi delle principali organizzazioni ecclesiastiche occidentali, a partire dal Vaticano e dalla gerarchia cattolica dopo il 311/313 d.C., hanno a loro volta utilizzato in modo mirato i loro testi sacri selezionandone e utilizzandone essenzialmente la parte “nera” e filoclassista, mettendo invece sotto silenzio la parte “sovversiva”, per sostenere più o meno direttamente i rapporti di produzione classisti (asiatici o schiavistici, feudali o capitalistici) e le ricchezze/proprietà via via accumulate anche dalla casta religiosa nelle società di classe. Trasformando pertanto la religione nell’“oppio dei popoli” descritto da Marx, in modo assolutamente corretto rispetto ad una particolare forma storica di pratica religiosa, risultata egemone in Occidente durante gli ultimi millenni.

10)  L’interconnessione e la lotta tra la “linea nera”  e quella “rossa” ha costituito un segmento significativo dell’esperienza religiosa in terra occidentale, sia sul piano culturale che sotto l’aspetto pratico (roghi di eretici, Inquisizione, libri proibiti, scomuniche papali, ecc).

11)  Il fenomeno religioso risulta pertanto elastico e plasmabile nei suoi mutevoli rapporti con le due principali forme di relazioni socioproduttive, e cioè potenzialmente/concretamente compatibile sia con rapporti di produzione collettivistici che classisti, sia con movimenti comunisti che con forze politico-sociali filo classiste: rappresenta una sorta di “strumento multiuso”, sia nella sfera politica che in quella economico-sociale, di pratica intermodale che convive ed attraversa modi di produzione diversi (comunismo primitivo, schiavismo ecc).

12)  La religione rappresenta allo stesso tempo un elemento strutturale dell’Homo Sapiens, in quanto risponde ai suoi bisogni profondi (relazione con la morte, innanzitutto), ma anche ed allo stesso tempo una sovrastruttura, in quanto si modifica profondamente con la trasformazione delle forze produttive e dei rapporti di produzione, con l’atteggiamento espresso in materia religiosa dalle diverse classi sociali (dopo il 3700 a.C.), ecc.

13)   Anche la storia dello scetticismo in campo religioso (ateismo/deismo/agnosticismo) dimostra come esso a sua volta si sia ugualmente “sdoppiato” e diviso al suo interno rispetto alle scelte di campo  di tipo socioproduttivo e politico.

A fianco di un egemone ateismo comunista e filo collettivistico, si è infatti riprodotto anche un ateismo classista (filo-feudale e filo-borghese) ed una forte “linea nera” all’interno del pensiero laico-scettico. Da Teodoro di Cirene (quarto secolo a.C.) fino ad arrivare a Nietzsche ed ai suoi emuli, si è sviluppata anche una particolare forma di ateismo che, più o meno apertamente, ha sostenuto i rapporti di produzione e distribuzione basati sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, affiancandosi a modo suo sotto questo aspetto decisivo all’azione filo classista  svolta parallelamente dagli apparati e vertici ecclesiastici.[4]

14)  Seppur per motivi perfettamente comprensibili (l’ateismo dei “padri fondatori” Marx ed Engels, il giustificato disprezzo per il costoso e parassitario apparato ecclesiastico “cristiano”, l’iperlegittima ostilità per la scelta di campo filo classista compiuta dai vertici “cristiani”, da Costantino fino ai nostri giorni, ecc.), il movimento comunista con la sua settaria e non selettiva scelta ateista ha fatto un grande, inutile regalo alla borghesia mondiale.

Prima di passare al tentativo di mostrare la validità delle “quattordici tesi”, alcune premesse indispensabili. Chi scrive sono atei non praticanti, che riconoscono l’importanza della pratica religiosa per gran parte del genere umano passato (dal 100.000 a.C., come minimo) e presente, oltre al peso e rilevanza che assume anche per gran parte degli atei la dura “contraddizione-morte”; ovviamente simpatizziamo con la “linea rossa” all’interno del fenomeno religioso a partire da Mosè della fuga degli schiavi ebrei, da Amos e Isaia fino ad arrivare alla contemporanea Teologia della Liberazione, al bolivarismo cristiano di Chavez in Venezuela e di Morales in Bolivia, ecc.

In seconda battuta va sottolineato come il “pianeta religione” sia troppo esteso per essere analizzato nel suo insieme: pertanto ci si limiterà al solo esame del solo occidente, America post-colombiana inclusa, comprendendo al suo interno l’esperienza religiosa di matrice ebraica sia per il suo indiscutibile collegamento con il mondo/pensiero cristiano che per la presenza di comunità ebraiche nel mondo occidentale, durante gli ultimi 2500 anni.

Per un processo di selezione inevitabile, l’esperienza religiosa via via sviluppatasi in Russia e nel Caucaso nell’ultimo millennio non verrà inserita nel presente libro, come del resto quelle (estremamente interessanti ed illuminanti) formatesi nel mondo arabo-islamico, in India e nel sub-continente cinese, in Africa e nell’America pre-colombiana.

Aree geopolitiche nelle quali in ogni caso la “linea rossa” dimostrò carsicamente una notevole validità.

Basti pensare che uno dei grandi “veleni” della vita, secondo quasi tutte le scuole buddiste, consiste proprio nell’avidità e nella ricerca di beni materiali; oppure che Lao-Tzu, grande pensatore di quel Taoismo cinese che dopo alcuni secoli aggiunse una matrice religiosa a quella originaria, di tipo filosofica, esaltò sia la condizione della pace perenne che un utopica condizione umana originaria, e contraddistinta dall’assenza di stato/autorità e dall’eguaglianza totale tra tutti gli uomini.

Per quanto riguarda i criteri fondamentali utilizzabili al fine di individuare la “linea rossa” in campo religioso, essa si è rivelata nel corso degli ultimi tre millenni principalmente attraverso il bisogno di fraternità, uguaglianza e cooperazione multilaterale fra gli esseri umani, in una parola attraverso il desiderio di comunismo, quasi sempre di matrice ascetica e livellatrice, espresso sia dai principali esponenti della “linea rossa” che dall’insieme dei loro seguaci/fedeli.

Le forme di pratica socioproduttiva che ha assunto in Occidente questo sogno collettivo di “amore ed uguaglianza” sono state molteplici e differenziate, a secondo delle diverse situazioni storiche e fasi temporali. Tra di esse le principali risultano:

–          l’attesa collettiva di un apocalisse divina, di un intervento liberatorio della divinità capace di distruggere l’ingiustizia sociale ed i rapporti di produzione classisti, creando parallelamente un nuovo modo di vivere e nuove, splendide e fraterne relazioni tra gli esseri umani

–          il ripudio individuale/collettivo del processo di accumulazione di ricchezze, attraverso la messa in comune dei beni all’interno delle comunità religiose di appartenenza ed una scelta ascetica-egualitaria

–          l’azione rivoluzionaria di massa di matrice allo stesso tempo collettivistica e religiosa (comunità di Qumran, Dolcino, ecc)

–          la creazione di comunità socioproduttive allo stesso tempo collettivistiche e religiose (esseni, Moravi, ecc)

–          la combinazione, mutevole e variegata a secondo delle condizioni storiche, delle quattro tipologie di praxis religiosa-alternativa sopra indicate.

Una “linea rossa” socioreligiosa mutevole e proteiforme, con grandi lati positivi ma non priva di seri limiti, soggettivi ed oggettivi.

Oltre all’ascetismo egualitario ed al rigetto della sessualità che la contraddistinse quasi sempre, almeno dal 1000 a.C. fino al 1880/1890, la tendenza collettivistica di matrice religiosa ha costituito quasi sempre nei tre millenni in via di esame una forma minoritaria (molto spesso iperminoritaria, a causa delle persecuzioni a cui è andata via via incontro) sul piano quantitativo e rispetto alla globalità dei credenti nel mondo occidentale, anche comprendendo al suo interno pensatori e teologi che (come il vescovo Ambrogio di Milano, Giovanni Crisostomo, ecc) coniugarono simultaneamente nella loro elaborazione teorica elementi e spunti tipici sia della “linea rossa” che di quella “nera”.

In secondo luogo va sottolineato come non vi fu una seria forma di contaminazione tra marxismo e “linea rossa” religiosa. Come ha notato E. Hobsbawm, il comunismo di matrice religiosa non risulta certo una delle fonti, neanche secondarie, di ispirazione del pensiero marxiano: ma questa verità indiscutibile ed elementare va in ogni caso collegata ad un secondo e non irrilevante spunto analitico, e cioè che “i numerosi esempi storici di comunità cristiane comuniste” confermavano almeno “un’aspirazione al comunismo già esistente” (Hobsbawm) molto prima di Marx e del moderno socialismo scientifico.

“Nemmeno i numerosi esempi storici di comunità cristiane comuniste – indipendentemente dai diversi gradi di conoscenza che di esse si aveva – possono essere indicati tra gli ispiratori delle moderne idee socialiste e comuniste. Non è chiaro in quale misura le più antiche fra esse (come i discendenti degli anabattisti del secolo XVI) fossero note ai più. E’ certo comunque che il giovane Engels, menzionando diverse comunità di questo tipo per dimostrare la praticabilità del comunismo, si limitò a esempi relativamente recenti: gli shakers (che egli considerava “le prime persone che in America e nel mondo in generale hanno fatto nascere una società sulla base della comunità dei beni”), i “rappiti” e i “separatisti”. Nella misura in cui essi erano conosciuti, confermavano soprattutto un’aspirazione al comunismo già esistente, piuttosto che essere alle origini di simili ideali”.[5]

Va infine rilevato come “l’effetto di sdoppiamento” via via sviluppatosi in campo religioso, all’interno del campo occidentale e più in generale su scala planetaria, costituisca “solo” uno dei numerosi sottoprodotti e ricadute concrete della plurimillenaria dinamica socioproduttiva (e sociopolitica) sviluppatasi dopo il 9000 a.C., con la genesi concreta dell’”era del surplus” (costante ed accumulabile) apertasi dopo il 9000 a.C. in Eurasia (area siro-palestinese ed anatolica, Gerico dell’8500 a.C., ecc) e l’inizio di un mega-trend socioproduttivo che si è cercato di sintetizzare e comprendere attraverso la teoria dell’effetto di sdoppiamento.

Fermo restando che il tema è già stato sviluppato nel libro “ I rapporti di forza”, a cui si rimanda (cap. 6/7/8), qualche osservazione preliminare sullo schema teorico che sorregge questo libro.[6]

Secondo la concezione tradizionale ed “ortodossa” del materialismo storico rispetto alla storia universale, quest’ultima può essere paragonata ad una grande e lunga strada a senso unico, anche se composta da alcune diramazioni secondarie che in seguito si ricollegano al sentiero principale, oltre che da una serie di vicoli ciechi che vengono abbandonati, più o meno rapidamente.

In questa prospettiva storica, la “grande strada” è formata nella sua essenza da vari segmenti interconnessi, seppur ben distinti tra loro (comunismo primitivo/comunitarismo del paleolitico, nella preistoria della nostra specie; fase del modo di produzione asiatico; periodo schiavistico; fase feudale; epoca capitalistica e, infine, socialismo/comunismo), ma essa era ed è considerata tuttora un tracciato  predeterminato, almeno in ultima istanza: qualunque “viaggiatore” e società potevano/possono anche prendere delle “scorciatoie” ma alla fine, volenti o nolenti, erano /sono costretti a rientrare nel sentiero di marcia principale e nelle sue variegate, ma obbligate tappe di percorso.

In base ai dati storici allora a conoscenza di Marx ed Engels, fino al 1883/95, questa era probabilmente l’unica visione complessiva del processo di sviluppo della storia universale che poteva essere (genialmente) elaborata a quel tempo ma, proprio dopo il 1883/95, tutta una serie di nuove scoperte ed avvenimenti storici portano a preferire una diversa concezione generale della dinamica del genere umano.

Immaginiamoci una “grande strada” che, dopo un lunghissimo segmento (fase paleolitica e mesolitica) di scorrimento, si trovi di fronte improvvisamente ad un “grande bivio” ed a una gigantesca biforcazione: da tale bivio partono e si diramano due diverse ed alternative strade, che conducono a mete assai dissimili, senza alcun obbligo a priori per i “viaggiatori” (a causa del Fato/forze produttive) di scegliere l’una o l’altra.

Ma non basta. Non solo non vi è più una sola strada obbligata di percorso, ma – a determinate condizioni e pagando determinati “pedaggi”- qualunque  “viaggiatore” e qualunque società umana possono trasferirsi nell’altro tracciato, alternativo a quello selezionato in precedenza, cambiando pertanto radicalmente le proprie condizioni materiali di “viaggio” nell’autobus che stanno utilizzando con altri passeggeri: la scelta iniziale di partenza “al bivio”, giusta o sbagliata, risulta sempre reversibile in tutte e due le direzioni di marcia, in meglio o anche in peggio.

Fuor di metafora, la concezione che proponiamo ritiene che subito dopo il 9000 a.C., ben undici millenni fa nell’Eurasia del periodo neolitico, con la scoperta dell’agricoltura, allevamento e artigianato specializzato, si sia creato e riprodotto costantemente fino ai nostri giorni un “grande bivio”, da cui si sono diramate due “strade”, due linee e due tendenze socioproduttive di matrice alternativa, l’una di tipo comunitario-collettivistico e l’altra di natura classista, fondata invece sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Pertanto dopo il 9000 a.C. e fino ai nostri giorni, nell’era del surplus, non sussiste alcun determinismo storico, ma altresì un campo di potenzialità oggettive (sviluppo delle forze produttive e creazione/riproduzione ininterrotta di un plusprodotto accumulabile… l’era del surplus) su cui si possono innestare, e si innestano poi concretamente e realmente delle prassi sociali contrapposte, volte a condividere in modo fraterno mezzi di produzione/ricchezza/surplus o, viceversa, a fare in modo che essi vadano sotto il controllo e possesso di una minoranza del genere umano, in entrambi i casi con immediate ricadute anche sulla sfera politico-sociale delle diverse società.

Detto in altri termini, a parità di sviluppo qualitativo delle forze produttive e già formatisi elementi cardine quali agricoltura/allevamento/surplus costante, fin dal 9000 a.C. per arrivare ai nostri giorni era possibile che si sviluppasse sia l’egemonia di rapporti di produzione collettivistici, che quella alternativa di matrice classista: un effetto di sdoppiamento nel quale nulla era/è tuttora scritto a priori, nei libri mastri della Storia.

Situazione di “sdoppiamento”, potenziale/reale, valida nel 9000 avanti Cristo ma anche nel 2010 della nostra era, valida nell’8999 a.C., ma anche nel prossimo anno e nei prossimi decenni: uno stato di sdoppiamento ed un’alternativa radicale nei rapporti di produzione possibili e praticabili sul piano storico, che da undici millenni esclude a priori qualunque forma di determinismo storico e di metafisica basata sul “progresso inevitabile” del genere umano.

Certo, qualunque regressione ad uno stadio paleolitico basato sulla caccia/raccolta di cibo era ed è tuttora impedita proprio da quel processo di sviluppo qualitativo delle forze produttive, da quell’“era del surplus” costante/accumulabile che determina il sorgere e la riproduzione ininterrotta dell’effetto di sdoppiamento. Ma a parte questo “dettaglio” non trascurabile, negli ultimi undici millenni il corso della storia universale è diventato decisamente multilineare, composto com’è dal “bivio”e dalle due “strade” alternative in campo socioproduttivo e politico, la cui logica ed essenza più profonda risultano essere l’antideterminismo e l’emersione costante di un campo di potenzialità alternative, nel quale la pratica collettiva degli uomini del passato, presente (noi stessi…) e del futuro assume un ruolo decisivo, sotto tutti gli aspetti.[7]

Prima di esaminare la storia contraddittoria delle religioni formatesi nel mondo occidentale dal 1000 a.C. fino ai nostri giorni, tema centrale del saggio in via d’esposizione, serve e diventa indispensabile aprire un processo preliminare di focalizzazione sia  sulla genesi ed evoluzione del rapporto creatosi tra genere umano e “sfera sacra” che sull’effetto di sdoppiamento.


[1] G. W. F. Hegel, “Fenomenologia dello Spirito”, pag. 35, ed. Einaudi

[2] “Why CPC can unite religious believers”, in englishpeopledaily.com.cn, 8 giugno 2011

[3] E. Bloch, “Ateismo nel cristianesimo”, pag. 66, ed. Feltrinelli

[4] G. Minois, “Storia dell’ateismo”, pag.45/46, Editori Riuniti

[5] E. Hobsbawm, in “Storia del marxismo”, vol. primo, pag 6, ed. Einaudi

[6] R. Sidoli, “I rapporti di forza”, capag.6/7/8, in www.robertosidoli.net

[7] C. Preve e R. Sidoli, “Logica della storia e comunismo novecentesco”, pag. 9/10, ed. Petite Plaisance

Verso un futuro brillante

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento effettuato dal compagno Xu Liyuan, primo segretario generale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, all’assemblea tenutasi il 30 settembre 2011 presso il Centro Culturale Concetto Marchesi di Milano.

Prima di tutto, ringrazio Bruno Casati, responsabile del Centro culturale Concetto Marchesi, che mi ha dato l’occasione di parlare con un gruppo di amici e compagni a cui interessa la Cina. Bruno mi ha parlato di una relazione, ma io non sono preparato teoricamente, né sono un bravo oratore. Specialmente quando ho letto questo libro scritto da Roberto Sidoli e Massimo Leoni, non ho avuto più il coraggio di fare una relazione, perché della Cina loro ne sono più informati di me, e inoltre sono più preparato in termini di teoria marxista e leninista. Vengo qui a chiacchierare con voi. Anche se sono meno informato, sono cinese, e forse posso spiegare qualche cosa che si è verificata in Cina.

Quest’anno è il novantesimo anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese. 90 anni fa si fondò il PCC con diversi gruppi che riunirono una cinquantina di comunisti. 28 anni dopo il Partito conquistò il potere nazionale e da allora è stato al governo. Ma la strada, cosi com’era stata, non è piana piana, ci sono state luci e ombre: Ha ottenuto successi e ha commesso errori. Malgrado le vicissitudini, ha portato il popolo cinese su una strada per il benessere.

Nel 2008 il segretario generale Hu Jintao ha lanciato due obiettivi in nome del Partito: realizzare, al centesimo anniversario del partito, cioè nel 2021, la “società benestante”, del cui benessere gode tutto il popolo cinese, un miliardo e quattrocento milioni, invece di una parte; realizzare, al centesimo anniversario della Repubblica popolare, la modernizzazione, cioè un paese ricco, democratico, civilizzato e armonioso. Il secondo obiettivo è troppo lontano da me, se campassi, sarei un centenario, ma è probabile che io veda realizzato il primo. Questo obiettivo, infatti, è stato lanciato dal sedicesimo congresso del Partito ed è riconfermato dall’ultimo, il diciassettesimo. Il dodicesimo piano quinquennale serve proprio a realizzare questo obiettivo. Volevo parlare un po’ di questo piano quinquennale: Ha 62 capitoli che si occupano di tante cose, da cui traggo solo qualche principio ispiratore. Qui c’è qualche parola chiave: la bandiera, il tema, il filo conduttore, il punto di partenza, l’obiettivo generale. “La bandiera” si riferisce alla via del socialismo con caratteristiche cinesi; “il tema” parla dello sviluppo scientifico, cioè uno sviluppo complessivo, coordinato e sostenibile con l’accento sugli interessi del popolo; “il filo conduttore” è accelerare la trasformazione del modello di sviluppo economico per risolvere problemi di squilibrio, scoordinamento e insostenibilità nello sviluppo socio-economico; “il punto di partenza” vuol dire adeguarsi a cambiamenti delle situazioni interne e estere, soddisfacendo le aspettative di tutti i gruppi etnici per una vita migliore; infine, “l’obiettivo generale” è continuare a promuovere insieme le costruzioni economica, politica, culturale, sociale e ecologica gettando la base per portare a termine una società benestante.

Volevo approfondire un po’ due punti tra i principi ispiratori del piano quinquennale. Il primo punto è il tema dello sviluppo scientifico. Perché si aggiunge un aggiuntivo “scientifico”? Perché lo sviluppo di prima non è considerato “scientifico”: è stato squilibrato, scoordinato, insostenibile. Questo è veramente un problema. Gli squilibri sono molto gravi in Cina: c’è dualismo tra la parte orientale (costiera) e occidentale (hinterland montuoso), tra città e campagna (da una parte Pechino, Shanghai piene di grattacieli, dall’altra parte zone rurali montagnose dove le autorità locali devono aspettare finanziamenti pubblici per trasformare le case da paglia in mattoni e tegole), tra poveri e ricchi (da un parte 20-30 milioni di poveri per la soglia cinese, 150 milioni per la soglia dell’Onu, cioè 1 dollaro al giorno, dall’altra parte 2000 miliardari in Rmb, 800 mila milionario in euro), tra quantità dello sviluppo (crescita annuale 9-10%) e qualità della vita (ambiente inquinato), tra insufficienza e sprechi delle risorse (alto consumo energetico per un’unità del Pil).

Il secondo punto da approfondire è l’obiettivo generale, cioè una società benestante. Naturalmente avere per obiettivo la società benestante significa che la nostra società non è ancora benestante. È vero che il nostro paese è forte economicamente (seconda economia mondiale in termini del Pil), ma i nostri cittadini sono ancora poveri: siamo al 94° posto in termini del Pil pro capite, al 125° posto in termini dell’indice di felicità. Abbiamo portato un essere umano nello spazio, abbiamo lanciato un modulo astronautico in orbita, di tutti questi successi ne siamo orgogliosi, entusiasmati, ma quando torniamo dallo spazio nella realtà, ci troviamo di fronte milioni di poveri, ambiente inquinato, ecc. Il dodicesimo Piano Quinquennale dimostra che il Partito se n’è già reso conto di questo problema, quindi ha incluso nell’elenco degli obiettivi concreti due cose: una è alzare il livello di reddito di tutti i cittadini, l’altra investire di più nell’ecologia, da un lato per recuperare l’ambiente inquinato, dall’altro per sviluppare industrie ecologiche e ecocompatibili. Per conseguire questo obiettivo dobbiamo lavorare sodo. La sfida che ci troviamo di fronte è molto grande, ma abbiamo fiducia nel realizzarlo.

ASSOCIAZIONE “PRIMO OTTOBRE” DI AMICIZIA ITALO – CINESE

Siamo un gruppo di compagni di diversa estrazione e percorso politico che ha deciso di mettere a disposizione esperienza, impegno e tempo per:

  • migliorare e promuovere l’informazione sulla reale situazione e dinamica della Cina d’oggi;
  • promuovere il processo di interscambio e collaborazione a tutti i livelli tra l’Italia e Cina.

Questa scelta è necessaria in quanto:

  • Su scala planetaria la Cina è oggetto di disinformazione sulle sue caratteristiche economiche e sociali, le dinamiche politiche e produttive, culturali e etniche;
  • In Italia la Cina è stata per anni utilizzata dalle forze della destra al potere come paradigma negativo;
  • Sempre in Italia diversi  settori  della sinistra hanno e continuano ad accettare  posizioni preconcette e sostanzialmente disinformate sulla Cina;
  • Non esiste, per ora, o non appare sufficiente, uno  strumento in grado di arginare la costante offensiva di ignoranza e pregiudizio contro la Cina;
  • La non conoscenza della realtà cinese indebolisce e minaccia anche le masse popolari occidentali e di questo paese;
  • Dopo una prima fase di assoluto silenzio sulla Cina, durata anni, non potendo negare l’evidenza,  la propaganda e la disinformazione hanno tentato di associare gli indubbi successi cinesi alle forme capitalistiche che partecipano alla attuale fase di transizione cinese e i pur esistenti problemi alla caratteristiche socialiste già maturate nel paese.

Dunque, secondo la propaganda, quando la Cina fa bene è perché è “capitalista” quando appare criticabile ritorna ad essere un paese socialista. Per noi è il contrario. Per noi  la Cina deve tutti i propri successi alle caratteristiche socialiste predominanti, come gli eventi della crisi del 2007 hanno dimostrato. Sono infatti le caratteristiche “socialiste” ad aver fatto la differenza, con:

  • la capacità dimostrata dal sistema pianificato Cina di isolare prima e  controbattere poi gli effetti della recessione, comunque generata all’esterno del paese;
  • la tempestività stessa e l’efficacia con cui sono state posti in atto le misure necessarie;
  • la sostanziale correttezza sia economica che sociale di tali misure, condotte nei confronti di una sterminata platea di individui;
  • il fatto che il livello di vita delle masse lavoratrici sia uscito rafforzato e non ridotto dal periodo, pur breve, di crisi interna generato dal crollo del commercio estero nel 2009;
  • il fatto stesso che il numero dei soli lavoratori industriali in Cina raggiunge ormai la dimensione dell’intera popolazione attiva della de-industrializzata Unione Europea;
  • il successo complessivo nell’avere evitato la fase di stagnazione che tuttora attanaglia gran parte del pianeta, facilitando così la ripresa dei paesi limitrofi e in generale dei paesi in fase di sviluppo;
  • il fatto che la ripresa, pur avvenuta, degli altri paesi in via di sviluppo, anche nel gruppo dei  cosiddetti BRICS, non abbia avuto le stesse caratteristiche  di tempestività, profondità, ampiezza e giustizia sociale;
  • Il fatto che il confronto con quanto accaduto in molte altre nazioni dichiaratamente “capitaliste” e “sviluppate” segni la completa e sostanziale DIVARICAZIONE di percorso della Cina, non solo nei metodi ma anche nei risultati, come dimostrano al negativo le “ricette alternative” adottate in occidente e le relative conseguenze:

o   In occidente, la concentrazione delle risorse disponibili nel salvataggio della speculazione finanziaria a discapito dell’economia reale;

o   In occidente, la distribuzione senza alcuna contropartita di enormi masse di  capitali agli stessi settori sociali che hanno generato la crisi e il parallelo aumento dell’indebitamento degli Stati;

o   In occidente, il trasferimento dei costi delle manovre di “risanamento” alle classi lavoratrici e allo stesso ceto medio, preservando così  gli interessi e anzi arricchendo i già ricchi;

o   In occidente, l’ormai dichiarato insuccesso nel rilanciare un’economia stagnante e, di conseguenza, l’apertura di nuovi  fronti di crisi, di cui oggi siamo tutti testimoni.

Certamente la Cina non è “il paradiso in terra”. Certamente il grado di sviluppo necessario per la fase successiva di transizione non è ancora raggiunto, anche se enormi passi sono stati compiuti in questo senso; certamente gravi squilibri di natura geografica, sociale e di distribuzione delle ricchezze  si pongono e altri ancora si stanno creando.

Noi non abbiamo nessuna intenzione di negare tutto ciò. Del resto i primi a ricordare e discutere pubblicamente di questi ed altri problemi sono proprio gli stessi compagni cinesi.  Né ci arroghiamo la solita e decisamente ingiustificata posizione (europa-centrica)  di giudicanti.

Noi semplicemente ricordiamo a tutti come lo sviluppo della Cina sia avvenuto e tuttora avvenga secondo logiche e caratteristiche uniche nella storia dell’umanità: un concentrato di enormi (ed epocali) cambiamenti d’ordine economico, sociale, di costume e culturali che maturano nell’arco di uno o due piani quinquennali su una scala quantitativa mai conosciuta finora, in nessun paese della Terra e in nessuna epoca storica.

Da qui la necessità di capire, apprezzare, approfondire e divulgare quanto stia effettivamente avvenendo nella Repubblica Popolare di Cina, cercando così di superare l’attuale profonda mancanza di conoscenza (e i preconcetti spesso fabbricati ad arte) nei confronti dello sviluppo cinese.

Tutto ciò, innanzitutto, per necessità del nostro stesso paese, in quanto l’ignoranza e la disinformazione sulla Cina:

  • espongono l’Italia ad un ritardo epocale, già ampiamente misurabile oggi, nei confronti della più dinamica economia del pianeta;
  • disperdono e vanificano i vantaggi legati alla nostra tradizione di comprensione, attenzione e interesse nei confronti della civilizzazione cinese, da Marco Polo a Maria Ricci in poi;
  • consentono a forze e soggetti con approcci puramente mercantili o, peggio ancora, intimamente ostili alla evoluzione politico-sociale cinese, di proporsi quali unici interlocutori nei rapporti tra il nostro Paese e il più grande e potente Paese Socialista della Terra.

A nostro avviso, proprio la prevalenza del “carattere socialista” nella Cina di oggi richiede  la presenza attiva di interlocutori che possano dialogare con la realtà cinese utilizzando (anche ma non solo) la tradizione del marxismo europeo e mondiale nel pieno e sincero rispetto delle caratteristiche peculiari (e irripetibili) della storia, tradizione, civiltà della Repubblica Popolare di Cina.

PER QUESTE RAGIONI ABBIAMO DECISO DI FARCI PROMOTORI DELLA CREAZIONE DELLA ASSOCIAZIONE D’AMICIZIA TRA I POPOLI ITALIANO E CINESE DENOMINATA “PRIMO OTTOBRE”.

Comitato Promotore

Nunzia Augeri Marxismo Oggi
Gianfranco Bellini
Diego Angelo Bertozzi Storico
Daniele Burgio
Andrea Catone Direttore Della Rivista (Cartacea)  Marxventuno
Michele D’Arasmo Storico
Mauro Gemma Direttore Rivista On Line Marx21.It
Rolando Giai-Levra Direttore Gramsci  Rivista On Line Gramsci  Oggi (Http://Www.Gramscioggi.Org)
Alexander Hobel Storico
Massimo Leoni Autore Libro “Il Ruggito Del Dragone” Ed. Aurora
Fulvia Mentil
Vladimiro Merlin Ex Capo Gruppo Rifondazione Comunista Comune Milano
Pino (Giuseppe) Nicotri Giornalista E Saggista
Flavia Novati
Paolo Paparella Primario Ospedaliero
Stefano Pizzi Artista
Redazione “La Cina Rossa”
Sergio Ricaldone
Nadia Schavecher
Roberto Sidoli Autore Libro “Il Ruggito Del Dragone” Ed. Aurora
Luigi Tranquillino Consigliere Di Zona (Pdci) Comune Milano

Per contatti ed adesioni

[email protected] –  cell  3773225157

[email protected]