Archivi del mese: febbraio 2012

Nei panni della Cina

The National Interest, 23 gennaio 2012

Traduzione di: Luca Ricaldone

di

Amitai Etzioni

Il presidente Obama ha recentemente annunciato il ritiro di tutte le forze Usa dall’Iraq e l’intenzione

di ritirarle dall’Afghanistan. Ma l’amministrazione sta inviando marines ad una nuova base militare

degli Stati Uniti in Australia. Sebbene il numero dei marines sia piccolo, forse una mossa simbolica,

molti lo interpretano come parte di un “pivot” americano dal Medio Oriente all’Estremo Oriente. E

l’Estremo Oriente è una parola in codice per indicare la Cina, sempre più vista come una grave

minaccia agli interessi americani.

Tutti, tranne i falchi più falchi, concordano sul fatto che i militari cinesi non rappresenteranno una

minaccia per gli Stati Uniti per decenni. Tuttavia, alcuni sostengono che Washington deve preparare

il suo esercito per quella evenienza futura, soprattutto l’aumento della marina e dell’aviazione,

perché tali preparativi richiederanno decenni.

Gli Stati Uniti agiscono come se un confronto con la Cina sia nell’immediato orizzonte, come se i

tentativi di fare della Cina un partner globale siano già falliti. A dire il vero, Washington sta ancora

parlando di impegno e collaborazione, ma si sta anche muovendo per contenere e bilanciare la Cina,

con il posizionamento delle sue forze vicino e all’interno dell’arena cinese. Recentemente

l’amministrazione ha rilasciato una nuova strategia di difesa affermando che, alla luce della

“crescita della potenza militare cinese. . . gli Stati Uniti continueranno a fare gli investimenti

necessari per garantire il mantenimento dell’accesso regionale e la capacità di operare liberamente

in linea con i nostri obblighi dei trattati e del diritto internazionale”. Un portavoce cinese ha risposto

insistendo sul fatto che le preoccupazioni degli Stati Uniti “sono totalmente infondate”.

Attraverso una inversione di ruoli, possiamo vedere il modo in cui queste mosse degli Stati Uniti

potrebbero apparire alla Cina. Immaginate che la Cina annunci di vedere se stessa come garante

della sicurezza nelle Americhe, allo stesso modo in cui il presidente Obama ha affermato che gli

Stati Uniti si vedono come “una potenza del Pacifico” e “garanti della sicurezza nella regione Asia-

Pacifico.” In questo scenario, La Cina manda i suoi marines in Venezuela, come quelli degli Stati

Uniti che vengono inviati in Australia; rifornisce Cuba con le stesse armi che Washington ha

venduto a Taiwan; e posiziona portaerei su e giù per le coste est e ovest degli Stati Uniti, allo stesso

modo in cui gli Stati Uniti inviano la USS George Washington nel Mar Giallo e nel Mar del

Giappone.

Si supponga inoltre che la Cina inizi a condurre esercitazioni militari vicino ai confini degli Stati

Uniti, così come gli Stati Uniti hanno fatto con le Filippine, Singapore e Vietnam, e costruisca la

marina militare del Messico e del Nicaragua, così come gli Stati Uniti stanno facendo con le

Filippine e il Vietnam. E in modo provocatorio, immaginate che la Cina invii regolarmente i suoi

pescherecci e aerei da ricognizione militare di pattuglia vicino alla coste degli Stati Uniti, proprio

come Washington manda pattuglie di ricognizione vicino alla Cina, una pratica che il Pentagono

definisce “normale routine.” (La Cina ha risposto a un tale controllo ravvicinato molestando le navi

di sorveglianza e aerei da guerra americani, portando gli Stati Uniti a vedere la Cina come

belligerante.)

Ci sono valutazioni diverse circa la portata della modernizzazione militare cinese e le intenzioni del

paese; tuttavia ci sono pochi dubbi sul fatto che la Cina recuperi il vantaggio di sei volte

dell’America nel budget per la difesa. Gli Stati Uniti mantengono una riserva di 5.113 testate

nucleari attive e inattive. La Cina ne ha circa 250. Gli Stati Uniti hanno undici portaerei, la Cina ne

ha una. Inoltre, i militari cinesi hanno poca esperienza in battaglia. E la storia cinese ha molti

periodi di occupazione da parte di potenze straniere che hanno portato grandi sofferenze. In breve,

la Cina si considera debole e vulnerabile. (…)

Questo tipo di escalation è sempre dolorosa, ma soprattutto in un momento in cui sia gli Stati Uniti

che la Cina devono dedicare le loro risorse economiche per occupazioni domestiche: Washington

deve ridurre il suo debito (e la dipendenza dal finanziamento cinese) e ripristinare la crescita

economica; gran parte della popolazione cinese è sempre più irrequieta come il loro standard di vita

in ritardo rispetto ai ricchi centri urbani. Chiunque immagina una corsa agli armamenti che mandi in

bancarotta la Cina, come gli Stati Uniti hanno fatto con l’URSS, dovrebbe ricordare che per ora la

Cina è sempre più forte, mentre l’economia americana rimane in stasi.

Amitai Etzioni è stato consulente senior per la Casa Bianca di Carter, ha insegnato alla Columbia

University, ad Harvard e all’Università della California a Berkeley, ed è un professore universitario e professore di relazioni internazionali alla George Washington University.

 

La contro-controriforma della salute in Cina comincia a funzionare

di Alberto Gabriele per Marx21.it

 

Sia in Cina che in Vietnam, la trasformazione della economia dal tradizionale modello di socialismo di Stato a quello attuale di socialismo di mercato non è stata una passeggiata trionfale (come potrebbe invece sembrare se si guardassero solo i dati sulla crescita del PIL o sulla diminuzione della povertà), specialmente nelle fasi iniziali. L’aspetto piu’ negativo in assoluto è stato il degrado e la semi-privatizzazione di alcuni servizi pubblici basici, che ha assunto particolare gravità nelle campagne in seguito allo smantellamento delle comuni che precedentemente li gestivano. Il caso più drammatico è quello della salute pubblica, che è stata devastata da una vera e propria controriforma:

 

“Sin dall’inizio delle riforme orientate al mercato, l’offerta di servizi sociali basici si è deteriorata gravemente, sia in Cina che in Vietnam. Inoltre questi servizi pubblici hanno perso quella che era stata la loro piu’ importante qualità, la loro natura egualitaria, che nell’epoca precedente aveva permesso a tutti di avere un accesso gratuito e universale…La salute è stata il settore piu’ sacrificato. Il sistema sanitario pubblico è quasi crollato nelle campagne… ed è peggiorato gravemente anche nelle città…”(Gabriele e Schettino 2009, p.148).

 

Inoltre, la spesa complessiva per la salute si manteneva bassa, sia in termini assoluti che come proporzione del PIL ( vedi tavola 1). Risultato: il progresso nella riduzione della mortalità infantile in Cina1 è rallentato negli anni ’80 e ancora di più negli anni 90 (vedi tavola 3).

 

Questo enorme fallimento nel campo delle politiche sociali non deve essere visto come il prezzo necessario per il successo globale delle riforme economiche, e avrebbe potuto essere evitato investendo appena una piccola frazione della nuova ricchezza che veniva prodotta dalla crescita. La causa principale va ricercata altrove, in un pericoloso passo indietro nella sfera della sovrastruttura – in pratica, il prevalere in questo campo di una sorta di fede cieca nelle virtù del mercato che al giorno d’oggi si potrebbe definire neoliberale (vedi Gabriele e Schettino 2007).

 

Dopo un lungo dibattito interno, questa interpretazione è stata fatta propria anche dalle autorità cinesi, che in un importante rapporto del 2005 si sono espresse con insolita franchezza autocritica: ” Il fattore decisivo per il successo del sistema sanitario durante il periodo della pianificazione (centralizzata) era che il governo giocava un ruolo dominante…nel campo della salute, tenuto conto delle sue specifiche caratteristiche, il ruolo dominante del governo è assolutamente necessario…in termini generali, la riforma2 non ha avuto successo…la riforma, praticamente, ha fatto si che i servizi sanitari venissero offerti attraverso modalità commercializzate e orientate dal mercato … uno dei problemi è la contraddizione tra la natura di prodotto pubblico dei servizi sanitari e le modalità commercializzate e orientate dal mercato …” (Ministero della Salute, 2005).

 

Il passaggio dalla teoria alla pratica è stato particolarmente lento – almeno per gli standard (apparentemente) decisionisti del PCC. Finalmente, nella seconda metà del decennio sono state prese varie iniziative per il rilancio della salute pubblica. La contro-controriforma ha preso progressivamente quota, nella misura in cui il governo investiva nel settore risorse crescenti.

 

Nel gennaio del 2009 è stato approvato un programma triennale da 850 miliardi di yuan ($124.3 miliardi di dollari), che prevede tra l’altro di espandere la copertura della assicurazione sanitaria al 90% della popolazione e di ristrutturare profondamente il sistema degli ospedali pubblici (vedi Wang 2009).

 

Alcuni mesi dopo, sono state annunciate le direttive principali di un piano organico di riforma del servizio sanitário nazionale (vedi Ye e Guocheng 2009). La forte volontà politica di estendere ed approfondire la contro-controriforma sanitaria, sulla base della copertura universale e della centralità del servizio pubblico, è stata recentemente ribadita dal vice premier Li Keqiang nel novembre 2011 (vedi Xinhua 2011).
E quali sono stati i risultati pratici? Dati recenti, pubblicati nell’annuario statistico del 2011, permettono di fare un bilancio sommario della prima fase della contro-controriforma sanitaria in Cina. La tavola 1 mostra l’espansione del nuovo sistema sanitario cooperativo, volto ad assicurare una minima copertura sanitaria a tutti i cinesi, soprattutto nelle campagne. L’obbiettivo minimo di raggiungere una copertura quasi universale è stato raggiunto, e il finanziamento del programma, pur ancora del tutto inadeguato, sta aumentando.

 

 

 

I dati della tavola 2 sono molto piu’ interessanti da un punto di vista sociale e politico. Essi mostrano che la spesa pubblica in Cina e’ aumentata moltissimo, soprattutto dall’inizio del secolo, ed ha raggiunto un peso accettabile in termini di percentuale del PIL. Ma la parte più interessante della tavola è quella a destra, che illustra l’evoluzione della quota relativa della spesa totale per la salute finanziata rispettivamente dallo stato, dal settore sociale e dai privati. La tendenza perversa alla privatizzazione di questo servizio sociale basico (che aveva portato la spesa privata a rappresentare ben il 60% del totale della spesa per la salute nel 2000-2001) è stata invertita. L’ultimo dato disponibile, quello relativo al 2009, mostra che la spesa privata si è ridotta a poco piu’ di un terzo del totale. Questo livello, come è ovvio, è ancora troppo elevato, ma se i piani di rafforzamento della sistema sanitario pubblico verranno realizzati come previsto è destinato a ridursi ulteriormente nei prossimi anni.

 

 

 

La tavola 3 mostra l’evoluzione della mortalità infantile e della mortalità dei bambini fino a 5 anni. L’accelerazione del progresso in questo campo negli anni ‘2000 è evidente, e va attribuita quasi exclusivamente alla svolta nella politica sanitaria ( che ha portato tra l’altro il ministero della salute a lanciare una iniziativa nazionale per promuovere i parti in ospedale), come è stato dimostrato anche da un recente studio della prestigiosa rivista medica Lancet. La mortalita’ infantile in Cina è attualmente prossima ai livelli dei paesi dell’Est Europeo in termini generali, e a quelli dei paesi piu’ avanzati nelle zone urbane (vedi The Wall Street Journal 2011).

 
I notevoli successi ottenuti dalla Cina in campo sanitario sono incoraggianti, anche se ancora parziali.3 Da un punto di vista politico generale, l’aspetto piu’ incoraggiante della contro-controriforma sanitaria in Cina è quello di rappresentare un importante precedente storico che sfata due pregiudizi molto diffusi. Innanzitutto, dimostra che – nell’ambito del processo di costruzione del socialismo di mercato – non vi è affatto una legge meccanica generale che impone di accettare come inevitabile un regresso sociale generalizzato come contropartita per la crescita economica. Inoltre, dimostra anche che i fenomeni di “deviazionismo di destra” propiziati dal diffondersi delle relazioni di mercato non sono destinati a proliferare ineluttabilmente in modo incontrollabile, ma possono essere combattuti con successo.

 

RIFERIMENTI

 

Gabriele A. Schettino F., 2007, Market Socialism As A Distinct Socioeconomic Formation Internal To The Modern Mode Of Production,, MPRA paper No.7942, in
http://mpra.ub.uni-muenchen.de/7942/.

Gabriele A. Schettino F., 2009, Determinants of Child Health in Developing Countries: the Experience of China and Vietnam 2009, in Economics of Developing Countries, Nova Science Publishers, Inc., Hauppauge, NY.

Ministry of Health 2005, Ministry of Health Report on China’s Healthcare System and Reform, August 2005, Executive Summary, in http://www.casy.org/Chindoc/MOH_report_0805.htm

Wang 2009, China Takes A Stab At Universal Health Care
Tina Wang, Forbes 01.22.09, in
http://www.forbes.com/2009/01/22/china-health-care-markets-econ-cx_twdd_0122markets04.html

Ye Y. e Guocheng Y., 2009, China unveils health-care reform guidelines, China View 2009-04-06 , in http://news.xinhuanet.com/english/2009-04/06/content_11138643.htm

Xinhua 2011, Vice Premier calls for deepened health care reform, in http://www.china.org.cn/china/2011-11/15/content_23919802.htm
The Wall Street Journal 2011, Report: China Sees Dramatic Drop in Infant Deaths, September 19, 2011, in http://blogs.wsj.com/chinarealtime/2011/09/19/report-china-sees-dramatic-drop-in-infant-deaths/
China Statistical Yearbook 2011 (CSY 2011), compiled by the National Bureau of Statistics of China, China Statistics press, Beijing.

 

NOTE 

 

1 La mortalità infantile , come è noto, è l’indicatore piu’  sintetico ed affidabile  indicatori non solo dello stato di salute complessivo di una popolazione, ma anche, in senso piu’ ampio, delle sue condizioni sociali.

2 Il testo si riferisce a quella che poco sopra è stata definita “controriforma”.

3 Il sistema sanitario cinese – come  riconosciuto apertamente dai suoi dirigenti – è ancora sottosviluppato  rispetto al grado di sviluppo  economico del paese, e piagato da distorsioni, corruzione e diseguaglianze indegne di un grande paese socialista.   La Cina ha inoltre un gravissimo problema di squilibrio tra i sessi nelle nascite, aggravato in una certa misura dagli eccessi della politica di controllo demografico.

 

Fonte:   Quotidiano del Popolo, 11 luglio 2008, “New rural medical system to achieve full coverage”, english.peopledaily.com.cn