Archivi del mese: agosto 2012

Benessere e prosperità in Tibet

 

 

Il premier cinese Wen Jiabao ha ribadito che “ogni tentativo dei movimenti radicali dei monaci tibetani, intenti a minare la stabilità nella regione del Tibet,  non è negli interessi di sviluppo delle aree abitate da tibetani e non sono gli interessi del popolo tibetano, e tale tentativo non avrà alcun sostegno popolare.”

Queste osservazioni sono state fatte in una conferenza stampa con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso. Ad una domanda  riguardante l’autonomia nel Tibet,  Wen  ha risposto che:

“Siamo molto attenti  a proteggere l’ambiente ecologico e la cultura tradizionale della regione autonoma del Tibet, a rispettare e proteggere la libertà di credenza religiosa del popolo tibetano.
Il governo cinese è da tempo impegnato a promuovere lo sviluppo economico e sociale in Tibet e ha costantemente aumentato il sostegno per lo sviluppo in quella regione, aggiungendo che “il governo ha fatto un nuovo piano per sostenere lo sviluppo in Tibet, rivolto a migliorare il sostentamento degli agricoltori e pastori locali.”

Wen Jiabao ha inoltre ribadito che Il Tibet è una parte inseparabile del territorio cinese,  aggiungendo che compatrioti  tibetani sono membri della grande famiglia cinese e “sono i nostri fratelli”.[1]

Partendo dal 1984, le politiche di governo riguardo “l’uso del suolo a lungo termine”, ma anche “la proprietà privata dei capi di bestiame e di gestione indipendente”, sono state adottate nelle aree agricole e pastorali del Tibet ed hanno ampiamente sollevato e aiutato agricoltori e pastori,  portando un netto miglioramento sia nella produzione, sia nelle condizioni di vita delle persone nelle aree agricole e pastorali. Un altro esempio è che il Tibet è l’unico posto in Cina che gode di una politica fiscale preferenziale, ad un tasso di tre punti percentuali inferiore rispetto a qualsiasi altra parte della Cina, ed in cui gli agricoltori e pastori sono esenti da imposte e oneri amministrativi. Nel settore bancario, il Tibet ha da sempre goduto di un tasso preferenziale di interesse sui prestiti di due punti percentuali in meno che in qualsiasi altro luogo in Cina, così come un basso tasso sui premi assicurativi. Inoltre, gli agricoltori e pastori ricevono cure mediche gratuite, e i loro figli vanno a scuola con vitto e alloggio gratuito”.[2]

Trenta anni fa, quando per la prima volta arrivarono nei villaggi tibetani i trattori, tutti ne rimasero incuriositi: adesso il metodo di coltivazione tradizionale è stato gradualmente sostituito da quello meccanizzato. Molti contadini e pastori sono stanchi del vecchio stile: “iniziare il lavoro al levar del sole e smettere al tramonto”; ora non è poi così raro vederli comprare trattori e macchinari.

Negli ultimi anni fin dalla riforma e apertura, in seguito al rapido sviluppo dell’economia e della società tibetana, il reddito degli abitanti urbani e rurali della regione è continuamente aumentato ed il loro tenore di vita è migliorato notevolmente. Secondo i dati dell’Amministrazione per le Statistiche della regione autonoma del Tibet, nel 2007 il reddito medio disponibile degli abitanti urbani tibetani e il reddito medio effettivo dei contadini e pastori tibetani, hanno raggiunto rispettivamente 11.131 yuan e 2.788 yuan; nel primo caso 10.566 yuan e nel secondo caso 2.613 yuan in più, rispetto ai redditi del 1978, con un aumento di 9 punti percentuali.[3]

Ma arrivando ai nostri giorni, sappiamo da un comunicato dell’ufficio di presidenza regionale delle statistiche, che nel 2011 sono arrivati in Tibet ben 8.700.000 turisti, con una crescita del 26,9 per cento in più dall’anno precedente! Risultano aumentati anche i turisti internazionali, che sono saliti a 270.000, (più 18,6 per cento): i proventi del turismo della regione nel 2011 hanno sfiorato i 9,7 miliardi di yuan  (1,54 miliardi di dollari, con una crescita del 35,8 percento rispetto all’anno precedente.

Il turismo è un settore importante per la regione, che è ricca di risorse. Tra le principali attrazioni, ci sono il Grand Canyon Yarlung Zambo e il monte Qomolangma (Monte Everest) che, grazie ai turisti, per le autorità locali sono stati ottime fonti per promuovere delle attività industriali, come la creazione di alberghi a cinque stelle, e la formazione del personale per l’alta qualità del servizio.[4]

Ad esempio il prodotto interno lordo nel 2011 è salito a 60,6 miliardi di yuan (9,6 miliardi di dollari Usa), 94 volte di più rispetto a quello del 1959.

Sempre nel 2011, la popolazione del Tibet è più che raddoppiata rispetto al 1959, salendo a 3 milioni e 300 mila abitanti a fine 2011: ma il dato più importante resta l’aspettativa di vita in Tibet, che è quasi raddoppiata avanzando dai 35,5 del 1959 a 67 anni del 2011.[5]

Un bel risultato, non c’è che dire.

Inoltre con il rapido sviluppo delle infrastrutture e dell’economia locale in Ganzi  -una zona abitata da tibetani nella provincia del Sichuan-, i tibetani hanno trovato il loro nuovo modo di guadagnarsi una vita migliore.

Yixi, un abitante presso il villaggio a Muya nella contea di Kangding, Ganzi, ha spiegato che da quando  il villaggio è stato inserito nel progetto chiamato “New Village” del 2006, il governo municipale ha implementato al massimo sforzo per risolvere il problema dell’acqua potabile nelle abitazioni. “Oggi, ogni famiglia vive nelle case, ha l’acqua e si collega tramite autostrade”. “Anche il mio scaldabagno sul tetto è stato dato dal governo”, ha aggiunto Yixi.

Con l’alto sviluppo del turismo locale, Yixi ha iniziato ad utilizzare diverse stanze della sua casa a due piani per l’affitto durante la stagione turistica estiva di punta, cosa che gli ha reso possibile un reddito in più.

“Ho potuto guadagnare 150.000 yuan (25.000 dollari) all’anno, dopo che l’autostrada fuori dalla mia casa è stata costruita dal governo nel 2007. Ora la mia famiglia vive una vita molto più agiata di prima.”

La storia di Yixi è solo un’istantanea dei Tibetani che vivono a Ganzi. I giornalisti hanno condotto  studi  di approfondimento nelle aree tibetane, scoprendo che essi cercano la prosperità e lo sviluppo, e proprio la prosperità e lo sviluppo sono il desiderio più comune del popolo tibetano.

Ciò che i tibetani vogliono anche  è una società stabile e una migliore sopravvivenza.

Il governo centrale cinese ha fatto enormi investimenti nelle aree abitate da tibetani, ed ha notevolmente innalzato il tenore di vita proteggendo la cultura tradizionale del Tibet: è facile vedere che le petizioni per “l’indipendenza” e le auto-immolazioni dei monaci sono in realtà delle idee importate dall’estero per destabilizzare il paese.

Negli ultimi tre decenni, per proteggere e conservare le reliquie culturali della Regione Autonoma del Tibet, da solo il governo centrale ha investito 1,3 miliardi di yuan (210 milioni di dollari), compresa la ristrutturazione del palazzo Potala a Lhasa.[6]

Nel libro “Il ruggito del dragone”, si è sottolineano soprattutto che, “la Cina non è il paradiso in terra” e che in essa “emerge la coesistenza alla luce del sole, e competizione alla luce del sole […] di un effetto di sdoppiamento, innegabile e plateale, tra “linea rossa” e “linea nera” nella Cina contemporanea e da più di tre decenni, tra la (centrale) tendenza socialista e la (subordinata) controtendenza capitalistica all’interno delle variegate e composite relazioni di produzione esistenti nel gigantesco paese asiatico.”[7]

Questa coesistenza/lotta la possiamo tranquillamente vedere anche all’interno della regione tibetana, (che è parte integrante della Cina) dove c’era e vorrebbe ancora esserci, una “linea nera” egemone e classista voluta ed appoggiata, dal Dalai Lama e dalla sua cricca, che vorrebbero ritornare a comandare e sfruttare il popolo tibetano e un paese che non è il loro, e poi c’è una (per fortuna) maggioritaria “linea rossa” cercata, appoggiata e sostenuta dal partito comunista cinese che invece vuole, e a fatica ci sta riuscendo, un Tibet più libero, più ricco e prosperoso.

I tibetani ricordano il 28 marzo 1959 come lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo Tibet e, secondo noi, sanno bene qual’é la differenza tra il “prima del 1959” e il “dopo 1959”, cioè la notevole differenza che c’è tra la “linea nera” e  la “linea rossa.”

 

Redazione La Cina Rossa

 



[1] Fonte Xinhua, 14 febbraio 2012

[2] www.Gov.cn, Chinese Government’s Official Web Portal

[3] www.resistenze.org, 26 novembre 2011

[4] Fonte Xinhua, 18 marzo 2012

[5] Fonte Xinhua, 28 marzo 2012

[6] Fonte Xinhua, 31 gennaio 2012

[7] R. Sidoli, M. Leoni. “Il ruggito del dragone”, p. 49,  Editrice Aurora