Archivi del mese: novembre 2013

Lenin, Gerico e i Pink Floyd

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento fatto da Roberto Sidoli all’incontro tenutosi il 9 novembre al Centro culturale Concetto Marchesi di Milano sull’importante tema del “Marxismo del ventunesimo secolo”.

Buona lettura.

Redazione La Cina Rossa

 

 

 

Fin dal luglio del 1917, durante il sesto congresso di quell’eccezionale partito bolscevico guidato da Lenin – un congresso decisivo, che preparò l’imminente ed epocale Rivoluzione Socialista d’Ottobre – venne sottolineata pubblicamente la distinzione profonda esistente tra il marxismo creativo e il marxismo dogmatico: il secondo anche teorizzato e difeso ad oltranza dalla successiva teoria dell’invarianza, secondo la quale il marxismo doveva assolutamente rimanere nel corso del tempo una sorta di dogma immutabile, al pari dei Veda indiani o del Talmud.

I relatori e l’organizzatore di quest’incontro, il Centro culturale Concetto Marchesi (che ringrazio anche a nome di Daniele Burgio e Massimo Leoni, coautori di questa relazione) hanno scelto la via difficile ma proficua del marxismo creativo, capace di avviare un processo disviluppo e di arricchimento del suo già gigantesco bagaglio di conoscenzeproprio confrontandosi con le novità esplosive offerte, dopo il 1883 e la morte del geniale Karl Marx, dalla dinamica storica su scala planetaria nei suoi diversi aspetti, a partire da quello tecnologico-scientifico, di importanza sempre crescente.

Un dato di fatto da cui deve partire il marxismo creativo del Ventunesimo secolo riguarda purtroppo la tenuta relativa – seppur subendo gravissime crisi economico-politiche e avviando guerre devastanti – della formazione economico-sociale capitalistica nei punti alti dello sviluppo mondiale, dopo il 1815-24: in altri termini, il  ritardo plurisecolare della rivoluzione in Occidente e di quella trasformazione radicale, dei rapporti sociali di produzione considerata da Marx – a ragione – matura dal punto di vista oggettivo, già attorno alla metà dell’Ottocento. Un compagno prestigioso come Alvaro Cunhal nel 1991, notò giustamente a questo proposito che nel XX secolo i comunisti avevano sbagliato a valutare la vittoria del socialismo sul capitalismo su scala mondiale come un “processo inarrestabile, inevitabile e irreversibile”, fatti testardi, tanto cari a Lenin, hanno purtroppo dimostrato che non (non) era un processo irreversibile.

Non intendo soffermarmi,come si fa di solito, sui complessi motivi di questo gigantesco “ritardo storico” di quasi due secoli, ma viceversa cercare di trarne delle lezioni utili per la teoria/praxis dei comunisti del Ventunesimo secolo.

A mio avviso, la dinamica storica globale a partire dal 1770 (macchina a vapore di James Watt e avvio su vasta scala della Rivoluzione industriale) fino ad arrivare ai nostri giorni dimostra come si sia creata e riprodotta ininterrottamente una sorta di “biforcazione” nella storia dell’umanità, a causa della quale sussistono simultaneamente e contemporaneamente sia la possibilità del successo di una via socialista e di una “linea rossa” socioproduttiva, di matrice collettivistica e cooperativa, che invece dell’alternativa “linea nera” capitalistica, fondata invece dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Come minimo dal 1770 viviamo pertanto nell’epoca dello “sdoppiamento”, delle opzioni socioproduttive (e politico-sociali) a disposizione del genere umano, come dimostra da un lato – e purtroppo – la tenuta relativa del sistema capitalistico nelle metropoli occidentali e, dall’altro,concreti e reali processi alternativi di matrice “rossa”, quali ad esempio lo sviluppo del movimento cooperativo dopo il 1840 e – soprattutto – le formazioni economico-sociali collettivistiche sorte via via dopo la Rivoluzione Socialista d’Ottobre, dopo l’«assalto» al cielo dei bolscevichi e degli operai/contadini poveri dell’ex-impero zarista.

La pratica storica universale ha mostrato come, dopo il 1770 e l’avvio della Rivoluzione industriale, risulti possibile allo stesso tempo l’affermazione di una “strada” capitalistica nella storia del genere umano, ma anche e simultaneamente (per fortuna…) una via di sviluppo alternativa e diversa, socialista e cooperativa: è stato, è e sarà la sfera politico-sociale e i rapporti di forza tra le classi a determinare quale delle due alternative socioproduttive, quale delle due “vie” in opposizione si affermi come dominante ed egemone, volta per volta, nelle diverse formazioni statali, a partire dal 1770 fino ad arrivare ai nostri giorni e all’inizio del terzo millennio.

Ma non solo: ritengo che anche la durata globale nel tempo di questo campo di potenzialità socioproduttive alternative, in cui esistono e si possono affermare sia la “linea rossa” collettivistica che quella “nera” di matrice classista, vada estesa leggermente, diciamo di circa… diecimila anni, di cento secoli e dieci millenni, partendo dalla Gerico collettivistica dell’8500 avanti Cristo: e cioè partendo dalla prima protocittà, la Shanghai del lontano neolitico, quando scoperte epocali sul campo produttivo quali l’agricoltura e l’allevamento proiettarono l’umanità nell’era del surplus, del plusprodotto costante accumulabile con relativa facilità, in un contesto  socioproduttivo egualitario, e collettivistico in cui era assente lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, quale quello di Gerico e dell’area siropalestinese di allora.

Serve, a mio avviso, un mutamento profondo di paradigma teorico dell’interpretazione della dinamica umana degli ultimi dieci millenni.

Secondo la concezione marxista-ortodossa della storia universale, infatti, quest’ultima può essere paragonata a una grande e lunga strada a senso unico, anche se compostada alcune diramazioni secondarie che in seguito si ricollegano al sentieroprincipale, oltre che da una serie di “vicoli ciechi”storici che via via vengono abbandonati, più omeno rapidamente.

In questa prospettiva storica, la “grande strada” è formata nella sua essenza davari segmenti interconnessi, seppur ben distinti tra loro (comunismo primitivo del paleolitico, nella preistoria della nostra specie; fase del modo diproduzione asiatico; periodo schiavistico; fase feudale; epoca capitalistica e, infine,socialismo/comunismo), ma essa era ed è considerata tuttora un tracciato predeterminato,almeno in ultima istanza: qualunque “viaggiatore” e società poteva/può anche prendere delle “scorciatoie” ma alla fine, volenti o nolenti, era/è/sarà costretto a rientrare nel sentiero di marcia principale e nelle sue variegate,ma obbligate tappe di percorso.

In base ai dati storici allora a conoscenza di Marx ed Engels, fino al 1883/95,questa era probabilmente l’unica visione complessiva del processo di sviluppodella storia universale che poteva essere (genialmente) elaborata a quel tempo ma,proprio dopo il 1883/95, tutta una serie di nuove scoperte ed avvenimenti storici (Gerico, civiltà cinese Yangshao, civiltà Ubaid nell’odierno Iraq, ecc.) portano a preferire una diversa concezione generale della dinamica del genereumano.

Immaginiamoci pertanto una “grande strada” che, dopo un lunghissimo segmento (fasepaleolitica e mesolitica) obbligato di scorrimento, si trovi di fronte improvvisamente ad un“grande bivio” ed a una gigantesca biforcazione: da tale bivio partono e si diramanodue diverse ed alternative strade, che conducono a mete assai dissimili, senzaalcun obbligo a priori per i “viaggiatori” (a causa del Fato/forze produttive) discegliere l’una o l’altra.

Ma non basta. Non solo non vi è più una sola strada obbligata di percorso, ma -a determinate condizioni e pagando determinati “pedaggi” – qualunque “viaggiatore”e qualunque società umana può trasferirsi nell’altro tracciato, alternativoa quello selezionato in precedenza, cambiando pertanto radicalmente le propriecondizioni materiali di “viaggio” nell’autobus che stanno utilizzando con altri passeggeri:la scelta iniziale di partenza “al bivio”, giusta o sbagliata, risulta semprereversibile in tutte e due le direzioni di marcia, in meglio o anche in peggio.

Fuor di metafora, la concezione che si propone ritiene che subito dopo il 9000a.C., ben undici millenni fa nell’Eurasia del periodo neolitico, con la scoperta dell’agricoltura,allevamento e artigianato specializzato, si sia creato e riprodotto costantemente fino ai nostri giorni un “grande bivio”, da cui si sono diramate due“strade”, due linee e due tendenze socioproduttive di matrice alternativa, l’unadi tipo cooperativo-collettivistico e l’altra di natura classista, fondata invece sullosfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Pertanto dopo il 9000 a.C. e fino ai nostri giorni, nell’era del surplus, non sussistealcun determinismo storico, ma altresì un campo di potenzialità oggettive (basato sullo sviluppodelle forze produttive e sulla creazione/riproduzione ininterrotta di un plusprodottoaccumulabile… l’era del surplus) su cui si possono innestare, e si innestano poi concretamente delle prassi sociali contrapposte, volte a condividerein modo fraterno mezzi di produzione/ricchezza/surplus o, viceversa, a farein modo che essi vadano sotto il controllo e possesso di una minoranza del genere

umano, in entrambi i casi con immediate ricadute anche sulla sfera politico-socialedelle diverse società.

Detto in altri termini, a parità di sviluppo qualitativo delle forze produttive egià formatisi elementi cardine quali agricoltura/allevamento/surplus costante, findal 9000 a.C. per arrivare ai nostri giorni era (ed è tuttora)  possibile che si sviluppasse sia l’egemoniadi rapporti di produzione collettivistici, che quella alternativa di matriceclassista: un effetto di sdoppiamento nel quale nulla era/è tuttora scritto a priori,nei libri mastri della Storia.

Situazione di “sdoppiamento”, potenziale/reale, valida nel 9000 avanti Cristo ma anche nel 2013 della nostra era, valida nel 8999 a.C., ma anche nel prossimoanno e nei prossimi decenni del nostro terzo millennio: uno stato di sdoppiamento, che da più di dieci millenni esclude a priori qualunque forma di determinismo storico.

Lo schema generale in oggetto risulta nostro avviso indispensabile per comprenderein modo adeguato alcuni importanti fenomeni contemporanei, quali:

 

– il sopracitato “ritardo” della rivoluzione in Occidente, considerata invece daMarx come possibile, necessaria e matura sin dalla metà dell’Ottocento;

– la stessa formazione e il processo di riproduzione pluridecennale delle società sorte dallaepocale e collettivistica Rivoluzione d’Ottobre, da quella rivoluzione contro il Capitale giustamente esaltata da Antonio Gramsci fin dal suo sorgere;

– l’ipernegativo crollo dell’Unione Sovietica e degli altri paesi collettivistici del Patto diVarsavia, che a mio giudizio ha messo (tra le altre cose) in crisi ormai irreversibilequalunque concezione deterministica del processo di sviluppo della storia universale, a partire dal 1989/91 e più di due decenni or sono;

– la “NEP cinese”, sviluppatasi nel gigantesco paese asiatico dal 1979, con la sua coesistenza pluridecennale tra un egemone settore statale-cooperativo e una forte rete di imprese capitalistiche;

– i processi antimperialisti sorti in America Latina dopo il 1998 (Venezuela, Bolivia, Ecuador, ecc.), che hanno determinato l’avvio di una lunga e difficile fase di transizione al socialismo in America Latina, sempre prendendo spunto anche dall’esperienza rivoluzionaria cubana.

 

Sono fenomeni e processi concreti con cui, più o meno direttamente, le forzeantagoniste del mondo occidentale si confrontano/scontrano quasi in modo quotidiano,e che richiedono ormai da tempo di ottenere una cornice storico-teoricadentro la quale essere collocati e spiegati in modo adeguato, almeno nelle lorolinee essenziali.

Ma c’è di più, sotto questo aspetto. Una seconda novità epocale risulta infatti il fatto innegabile per cui la storia universale del genere umano, già sdoppiata e per così dire “schizofrenica” dopo il 9000 a.C., è entrata a partire dal luglio/agosto del 1945 (primo esperimento nucleare a Los Alamos e uso genocida delle armi nucleari a Hiroshima e Nagasaki, da parte dell’imperialismo statunitense) in modo irreversibile nell’era del “prometeismo sdoppiato”.

Fin dai tempi di Esiodo, quasi tre millenni orsono, si intende per prometeismo la variegata tendenza culturale e le proteiformi praxis concrete (a partire dallo sciamanesimo del paleolitico) che ritengono possibile e auspicabile che l’uomo superi in modo gigantesco e “titanico” i propri limiti e debolezze, di tipo individuale e/o collettivo, partendo dalla sfera fisico-biologica fino a quella mentale, dal livello tecnologico (Prometeo donò il fuoco all’umanità, secondo la mitologia greca) fino a quello politico-sociale: un prometeismo delle capacità umane colmo di tensioni interne insanabili, specialmente tra la sua tendenza classista ed elitaria (Nietzsche, per fare un nome) e la controtendenza cooperativa ed egualitaria (Shelley e Marx, sempre solo a titolo d’esempio).

Ora, a partire da Los Alamos e dal luglio del 1945 il genere umano è via via entrato in modo repentino e irreversibile, seguendo la via tecnologico-scientifica con il suo particolare sviluppo a spirale, nella nuova e particolare epoca del “prometeismo sdoppiato”, carica allo stesso tempo di enormi potenzialità positive, ma anche di giganteschi pericoli per la stessa sopravvivenza del genere umano. Proprio Robert Oppenheimer, il geniale scienziato a capo del “progetto Manhattan”, citò nel luglio del 1945 la frase “sono diventato Morte, il distruttore di mondi”, tratta da uno dei testi sacri della religione vedica: ma sempre lo stesso scienziato statunitense – un compagno, tra l’altro – dopo Hiroshima esclamò, in modo duramente critico/autocritico, che “i fisici hanno conosciuto il peccato”.

Cosa intendo, per epoca del “prometeismo sdoppiato”?

Non solo l’era del nucleare, ma anche l’epoca della possibilità di indirizzare l’energia atomica sia per scopi di distruzione che per compiti pacifici (la nuova sintesi e fusione termonucleare, come nel nuovo laboratorio internazionale in via d’attivazione a Cadarache, nel sud della Francia); sia per scopi di profitto capitalistico che per fini cooperativi e senza fini di lucro privato.

Non solo l’era dello spazio cosmico, ma anche l’epoca della possibilità concreta di utilizzare la tecnologia spaziale sia per scopi di distruzione (guerre stellari di Reagan e Obama, ecc.) che per obiettivi pacifici, quali ad esempio le telecomunicazioni, l’esplorazione del cosmo, ecc.

Non solo l’era del computer e di Internet, ma anche la possibilità di usare il software e la rete informatica per il profitto capitalistico (“modello Microsoft”), o viceversa per una condivisione cooperativa e libera dei computer (“modello Linux”, per intenderci facilmente), delle informazioni e delle conoscenze in tutti i campi del sapere.

Non solo l’era della genetica, ma anche l’epoca della possibilità di modificare il genoma di piante, animali e dello stesso uomo per fini di accumulazione privata (si pensi ai vergognosi brevetti sui geni umani, a titolo di esempio), o viceversa per scopi solidaristici e collettivi.

L’elenco può essere facilmente allungato, come del resto gli esempi concreti di “sdoppiamento” e uso alternativo delle nuove, gigantesche e ormai irreversibili scoperte scientifico-tecnologiche verificatesi dopo il 1945, se si prendono in esame anche altri campi innovativi del “lavoro universale” quali le nanotecnologie, la robotica, le ricerche dell’Intelligenza Artificiale, ecc.

Ad esempio nel maggio del 2013 alcuni fisici cinesi, lavorando in un contesto collettivistico, sono riusciti a teletrasportare alla velocità della luce, per una distanza di 97 chilometri, un gruppo di 100 milioni di atomi di rubidio: il successo “titanico” è stato ottenuto da un gruppo di ricercatori coordinato da Jian-Wei Pan: è il primo grande successo del teletrasporto quantistico di oggetti macroscopici.

La ricaduta nel futuro dell’esperimento cinese risulta enorme, visto che il teletrasporto quantistico di proprietà fisiche e di informazioni potrebbe presto avere infatti varie applicazioni nello sviluppo di avveniristiche reti e computer quantistici. I sistemi quali gli atomi di rubidio potrebbero infatti comportarsi come memorie quantistiche, come ricorda lo stesso Pan: “Da un punto di vista più pratico, il teletrasporto fra nodi di memoria quantistica potrebbe essere un modulo nelle future reti quantistiche per scambiare e trasferire informazioni. Un esperimento simile è stato condotto con singoli ioni. Il nostro esperimento, tuttavia, presenta un tasso di successo molto più alto”.

La fantascienza del passato sta diventando a poco a poco realtà, a partire dai computer quantistici immaginati dal fisico Richard Feynman tre decenni fa e dall’Intelligenza Artificiale dei prossimi decenni: Star Trek è quasi tra noi, seppur in forme assai diverse da quelle immaginate dall’industria cinematografica di Hollywood.

Vi è poi un microchip che impiantato nel cervello di persone paralizzate, permette loro (già dal 2006) di pilotare macchine esterne, di leggere la posta e spostare oggetti.

Passando all’ingegneria genetica, è da tempo già in azione (e deve essere posta sotto il controllo collettivo, oltre che indirizzata per il bene comune) la pratica scientifico-tecnologica tesa al potenziamento genetico delle capacità umane, attraverso lo screening genetico pre-impianto e la fecondazione in vitro. Non si tratta di fantascienza, visto che proprio nel rapporto “Global Trends 2030 Alternative Worlds”, redatto dall’autorevole National Intelligence Council statunitense, si esamina dal punto di vista borghese anche l’accesso selettivo e ineguale (inevitabile, in regime capitalistico) alle biotecnologie del potenziamento umano, prevedendo che entro il 2030 e in meno di due decenni inizierà addirittura un processo di biforcazione e di sdoppiamento nello stesso percorso evolutivo della specie umana: tra ricchi capaci di utilizzare per se e i propri figli la modificazione genetica, e proletari esclusi invece dall’uso di tale pratica scientifico-tecnologico.

Ancora qualche dubbio, sull’era del prometeismo sdoppiato?

Alla fine di agosto del 2013 è stata annunciata la creazione di un microcervello artificiale, seppur ancora embrionale, da parte dell’Istituto di Biotecnologia molecolare di Vienna: a proteggere tale microcervello non è un cranio, ma le pareti di una provetta. Dopo cuori, fegati, cornee, reni, oggi la fabbrica degli organi ha creato addirittura un cervello umano:il tessuto vivente più complesso dell’universo è stato costruito dagli scienziati, usando come mattoni cellule staminali.

Il futuro ipertecnologico e prometeico risulta già operante in mezzo a noi, coesistendo dialettica-mente con il presente dell’inizio del terzo millennio.

Nella primavera del 2013, ad esempio, un gruppo di ricercatori guidato dal professore S. Mitalipov è riuscito ad ottenere cellule staminali clonando quelle di un adulto. Si tratta del primo e ancora limitato prototipo di clonazione terapeutica a scopo medico, avente per oggetto le nostre cellule umane: un primo passo concreto che facilita il processo complicato che, nei prossimi decenni, via via porterà verso la clonazione umana, ponendo fin d’ora il problema dell’accesso universale- gratuito (o invece elitario/classista) e del controllo collettivo rispetto a tale formidabile campo di praxis scientifico-tecnologica, virtualmente capace di potenziare enormemente i poteri fisico-mentali, la longevità e vitalità degli esseri umani.

Risulta fin troppo facile rilevare come la nuova era del “prometeismo sdoppiato” ponga subito non solo dei dilemmi enormi, sconosciuti fino al luglio del 1945, ma anche delle potenzialità enormi ai marxistie all’intero genere umano.

Come sottolineato da André Tosel, il  principale problema è che l’aut-aut storico, di valore generale, che sta di fronte alla nostra specie non è più solo quello tra socialismo o capitalismo, oppure tra “socialismo o barbarie” indicato daEngels o Rosa Luxemburg:ora è diventato socialismo o autodistruzione dell’uomo:in sostanza, diventa ormai urgente fermare i “fuorilegge” dell’umanità (= il capitalismo), che stanno mettendo sinora in pericolo lo stesso processo di riproduzione biologico del genere umano. Dal 1945 al 2013 non è ancora successo il peggio, e cioè la guerra atomica-chimico-batteriologica su vasta scala, visto che sinora Hiroshima e Nagasaki sono fortunatamente rimasti due esempi per il momento isolati di genocidi ipertecnologico prodotti dall’imperialismo statunitense.

Ma per il 2014? Per i prossimi decenni, per il prossimo secolo?

Già ora si creano mini-atomiche, si fanno esperimenti di guerra informatica (USA/Israele contro Iran, nel 2010) e si programmano a Washington le guerre stellari.Fino a quando potrà durare la “tregua” attuale, visto tali premesse, e/oper quanti anni ancora, per quanti decenni ancora? Non certo molti, purtroppo, in assenza di movimenti di massa antagonisti.

Secondo punto nodale, per i comunisti e i marxisti: che fare, in questa nuova situazione e nella nuova epoca del “prometeismo sdoppiato”?

A nostro avviso emergono almeno quattro compiti principali, sia a livello teorico che pratico, sotto questo (decisivo) aspetto.

Innanzitutto introdurre i parametri basilari e preventivi di “massima cautela” e della necessità della sperimentazione, controllata e di lunga durata, rispetto al processo impetuoso della scienza-tecnologia: parametri di controllo la cui possibile concretizzazione pratica fa a pugni,  direttamente con le leggi dell’accumulazione capitalistica, con la ricerca costante del massimo profitto privato nel più breve tempo possibile tipica della borghesia.

Bisogna inoltre prendere atto con una nuova e collettiva “coscienza enorme” (Marx, Grundrisse) della posta in palio esistente dal luglio del 1945, nel 2013 e nei prossimi decenni, avente per oggetto il destino (o il non destino/estinzione) dell’umanità per i prossimi secoli e millenni. Di fronte a tale gigantesca posta in palio, come comunisti non abbiamo il diritto di essere stanchi o delusi, anche in Italia: dobbiamo effettuare assieme una “rivoluzione mentale”, anche sotto questo profilo.

In terzo luogo, fermo restando il parametro della “massima cautela”, i comunisti devono tornare ad essere gli alfieri principali del progresso tecnico-scientifico e dello sviluppo del “lavoro universale” di marxiana memoria per scopi collettivi/cooperativi, rifiutando la tecnofobia che dal 1968/75 è iniziata a dilagare via via anche nelle nostre file.

Infine bisogna iniziare a creare su scala europea un modello alternativo e “rosso” di sviluppo scientifico-tecnologico: energie rinnovabili, auto elettriche, sintesi termonucleare, internet gratuito, Linux, insegnamento via computer e noleggio gratuito di computer agli studenti, ecc. da proporre alle masse popolari italiane e europee.

Si tratta solo di una bozza iniziale, certo, ma da qualche parte dobbiamo pure ricominciare anche in questo campo, come marxisti delle metropoli imperialiste e dell’Europa.

Per concludere facciamo riferimento a un intervista pubblicata sulla rivista ElMoncada di Italia-Cuba, dello scrittore e analista spagnolo Josè Lopez, che fa riferimento apertamente al marxismo e al materialismo dialettico, anche se con coordinate a volte distanti dai sottoscritti. Giustamente, a nostro avviso, il compagno Josè Lopez ha ricordato che “la storia è sempre aperta. Il genere umano si comporta in modo indeterministico (per fortuna), ma non in maniera del tutto casuale, caotica, (sempre per fortuna!, perché se no la storia umana non potrebbe essere conoscibile e quindi prevedibile e controllabile). La storia umana ha le sue leggi, ma queste sono “blande”.

Dal luglio/agosto del 1945 siamo stati proiettati in modo irreversibile in una nuova epoca, in cui tutto è possibile, nel bene o nel male.

Il vaso di Pandora si è ormai aperto in modo irreversibile, nel bene o nel male: sta a noi far prevalere l’opzione umanista contro le tenebre della distruzione (possibile) del genere umano, affinché non prevalga – per  usare il titolo di uno splendido disco dei Pink Floyd, di quattro decenni fa –il “Dark side on the Moon”, dell’umanità.

 

 

 

 

Un Seminario internazionale a Pechino sulla crisi mondiale del capitalismo e le prospettive dei comunisti, della sinistra e del socialismo nel mondo –

“Situazione e nuovi sviluppi dei partiti comunisti in Europa”

 

 di Fausto Sorini

 

Fonte: www.marx21.it

 

1.Due questioni preliminari vanno chiarite.

-Che cosa intendiamo per “Europa”?

-Che cosa intendiamo per “partiti comunisti” europei?

2.L’Europa non è solo l’Unione europea (Ue). Si estende dall’Atlantico agli Urali, con unasuperficie di 10.832.312 kmq ed una popolazione di poco più di 800 milioni, di cui 500 milioni inarea Ue.

Comprende 49 Stati indipendenti internazionalmente riconosciuti, di cui 5 (Russia, Turchia,Georgia, Armenia, Azerbaigian) hanno parte del loro territorio in Asia, ma per ragioni storiche eculturali sono considerati in parte buona Paesi “europei”. 1

Di questi 49 Stati, 28 fanno parte dell’Ue, 17 dell’Eurozona. 2

La Russia europea si estende per 3 960 000 kmq (circa il 40% dell’intera Europa). In essa vivecirca il 78% dell’intera popolazione russa. Mentre il 75% del territorio della Russia sorge in Asia eraccoglie solo il 22% della popolazione del Paese. 3

3.Dei 49 paesi dell’Europa, 26 fanno parte della NATO (insieme a Usa e Canada). Dei 28 Paesi Ue,gli appartenenti alla NATO sono 21. 4

Sei Paesi europei (Russia, Bielorussia, Ucraina, Armenia, Moldavia, Azeirbajan) fanno parte dellaCSI (Comunità degli Stati Indipendenti), che nel suo insieme comprende 11 Paesi (europei easiatici), facenti parte dell’ex Unione Sovietica. 5 La CSI comporta, tra l’altro, un coordinamento dialcune attività economiche, di polizia e militari (come ad es. la difesa aerea), con diversi livelli diintegrazione da paese a paese.

4.Nel 2012 il PIL dell’Europa, calcolato in dollari Usa e a Parità di Potere d’Acquisto (PPA), erastimato in circa $ 21.000.000:

16.100.000 Ue, di cui 11.400.000 eurozona +

2.500.000 Russia (inclusa parte asiatica) +

2.400.000 la restante parte europea non Ue.

In totale ciò equivale a poco più del 25 % del PIL mondiale (PPA), stimato in $ 83.100.000 (datiFMI 2012, arrotondati). 6

5.Data la consistenza economica, politica, demografica, territoriale e militare di un Paese come laRussia (e dei Paesi europei che con essa mantengono stretti rapporti, come ad esempio laBielorussia o l’Ucraina), e le diversità di collocazione sulle grandi questioni mondiali tra questi e ipaesi del blocco atlantico, risulta chiaro che le differenze tra una concezione pan-europea delconcetto di Europa e di integrazione europea (la “casa comune europea”), ed una invece imperniatasulla centralità dell’Ue (e della Nato), non è certo un fatto meramente statistico, né estraneo – comevedremo – al tema della mia relazione e all’orientamento dei partiti comunisti (e non solo comunisti)europei.

A nessuno sfuggono le differenze strategiche tra un’idea di Europa che fa perno sull’Unione europeae sulla Nato, come assi portanti del blocco euro-atlantico, che concepisce lo sviluppo el’approfondimento dell’integrazione europea come allargamento ad Est di questo modello, a cerchiconcentrici; e viceversa un’idea di casa comune europea che comprenda la Russia, che siautonomizzi dalla Nato, che prefiguri una politica di cooperazione economica, politica e disicurezza comune imperniata non su un blocco militare di parte, ma su un sistema di sicurezza paneuropeo:

una sorta di articolazione continentale e di approfondimento (al di là dei suoi limiti attuali)del sistema di sicurezza concepito, su scala mondiale, dallo Statuto dell’ONU e del suo Consiglio disicurezza. E che si ispiri, sul piano della cooperazione economica, politica, valutaria, a quello in viadi sperimentazione tra i Paesi dell’America latina: in cui la stretta cooperazione e integrazione deiPaesi su scala continentale non ne vanifica la sovranità nazionale, come sta invece sempre piùavvenendo all’interno dell’Ue.

Che cosa intendiamo per “partiti comunisti europei”?

6.Che cosa intendiamo per “movimento comunista” in Europa, dopo il crollo del sistemasovietico?

Credo che la questione sia stata posta in modo articolato e convincente dal leader storico del PCP,Alvaro Cunhal, già nei primi anni ’90.

Alla mia domanda se egli ritenesse ancora “attuale, al di là della definizione nominalistica, lafunzione storica e politica peculiare dei partiti comunisti, che era cosa diversa dal riconosceresemplicemente l’esigenza di forze organizzate di sinistra anticapitalista, come pure ve ne sono nellasinistra europea e mondiale”, Cunhal rispose:

“Dal nostro punto di vista, la concezione secondo la quale i partiti comunisti sono non solonecessari, ma indispensabili e insostituibili per la classe operaia, i lavoratori e i popoli in generale, èpienamente attuale. Il nome “comunista” è importante, perché l’ideale comunista, gli obiettivi e lalotta dei comunisti sono stati determinanti per le grandi vittorie liberatrici raggiunte negli ultimi 150anni dai lavoratori e dai popoli del mondo. Ma il fondo della questione non è solo il nome. E’ lanecessità che continua ad esserci per i lavoratori di avere un partito indipendente dagli interessi,dalle pressioni, dall’influenza, dall’ideologia delle forze del capitale; un partito che nella sua lottaattuale abbia nel suo orizzonte la costruzione di una società libera dallo sfruttamento edall’oppressione capitalista, un partito con una teoria rivoluzionaria; un partito che assume l’azionepositiva dei comunisti nelle realizzazioni, nelle vittorie e nelle esperienze delle forze rivoluzionariedel XX secolo. Non è solo una questione nazionale. E’ una concezione fondamentale nell’analisicritica della storia.

Altre forze di sinistra hanno un ruolo importante in vari Paesi, e in alcuni casi anche la direzioneeffettiva della lotta per la democrazia, il progresso sociale, l’indipendenza e la sovranità nazionale.

Lo sviluppo che talvolta si verifica in queste forze, nel corso della loro lotta ed esperienza, leavvicina, in molti aspetti essenziali, agli obiettivi di trasformazione sociale dei comunisti. Perquesto quando parliamo della necessità di considerare oggi in modo nuovo i confini e le forzepartecipanti al movimento comunista, abbiamo in mente precisamente queste forze.

Noi pensiamo che la creazione di movimenti unitari con partecipazione comunista, naturalmentetenendo conto della situazione concreta e degli obiettivi concreti di lotta immediata, continua adessere un modo giusto di agire. Ma, allo stesso tempo, pensiamo che l’annacquamento o addiritturalo scioglimento del partito comunista, in questo quadro unitario non rafforza, anzi indebolisce leforze di sinistra, tende a sacrificare l’obiettivo di costruzione di una nuova società ai compitiimmediati e talvolta congiunturali. Così si compromette seriamente la lotta a medio e lungotermine”.

Nella definizione cioè di movimento comunista, in una fase complessa, confusa, transitoria diriorganizzazione e ridefinizione, come quella seguita alla crisi profonda del movimento comunistadel XX secolo dopo il crollo del sistema sovietico, si tratta cioè di porre l’accento, più chesull’aspetto simbolico e nominalistico (che pure ha la sua importanza per grandi masse e per i lororiferimenti ideali), sul programma, sulla cultura politica, sulla teoria rivoluzionaria di riferimento,sulle modalità di organizzazione. E considerare quindi che i confini del movimento comunista, nellecondizioni storico-politiche attuali, non coincidono con i partiti che si definiscono tali sul pianonominale. Il che ricorda, su un piano diverso, la famosa affermazione di Luigi Longo, che fusegretario generale del PCI dopo Togliatti e prima di Berlinguer, quando disse che “le frontiere delsocialismo nel mondo non coincidevano con le frontiere dei paesi socialisti”.

Possono cioè esservi partiti che in buona misura possono essere considerati parte del movimentocomunista, anche se non lo sono nel nome o nelle definizioni. E’ il caso ad esempio di AKEL,Partito del progresso e dei lavoratori di Cipro, che nel suo Statuto si richiama al marxismoleninismo.

E vi è chi sostiene che così si potrebbe dire anche per la Linke tedesca, che è cosadiversa da AKEL, ma che è certamente il partito in cui si organizza oggi la maggioranza deicomunisti tedeschi (che vi convivono con altre tendenze).

Possono viceversa esservi partiti – come fu il caso del PCI nell’ultima fase della sua storia, primadell’auto-scioglimento – che “comunisti” lo sono (lo erano) nel nome, ma sempre meno nellasostanza.

7.A mio avviso, il problema è quello di modalità diverse con cui i diversi partiti che si propongonodi superare il capitalismo in direzione di una prospettiva di tipo socialista (nel senso marxiano deltermine, del modo di produzione) si rapportano alla tradizione comunista che, dal 1848 ad oggiconta ormai 165 anni. E nella quale la definizione di “comunista” ha assunto significati diversinella Prima, nella Seconda, nella Terza internazionale, e successivamente, fino ad oggi.

Schematizzando un po’, a me pare che possono essere individuati oggi due filoni fondamentali: unodi matrice leninista e rivoluzionaria (in cui si colloca anche l’elaborazione di Antonio Gramsci e diPalmiro Togliatti), che ritiene ancora attuale e necessaria la costruzione di partiti e di organizzazionidi massa capaci, ove le circostanze lo rendano necessario, di far fronte alla lotta con modalità ancherivoluzionarie; e quindi considera attuale l’organizzazione di “partiti di tipo nuovo” (Lenin) ; e chiinvece ritiene (è l’orientamento che prevalse con Kautsky e Bernstein nella Seconda internazionale enei grandi partiti socialdemocratici) che il tempo delle rivoluzioni, almeno in Occidente, è ormaiconcluso e che la lotta per il socialismo si svolge e si svolgerà essenzialmente sul terrenoparlamentare ed elettorale, tutt’al più con un sostegno di massa e di lotta da parte delleorganizzazioni sindacali: in modo evoluzionistico, senza momenti di rottura rivoluzionaria.

Se analizziamo l’orientamento, la cultura politica e la “teoria” dei diversi partiti comunisti europei,anche quelli che si definiscono nominalmente tali e che in vario modo si richiamano al marxismo,noi troviamo a tale proposito importanti diversità rispetto a questi due filoni. Tali per cui, adesempio, un partito nominalmente comunista come quello francese (il PCF), o anche alcuni altripartiti comunisti (PPCC) che fanno parte del Partito della Sinistra Europea (SE), si trovano suquesto nodo centrale (il rapporto col “leninismo”) più vicini alla cultura politica della Linke tedescache non a quella, ad esempio, di PPCC come quello portoghese, greco o cipriota.

In un incontro personale che ebbi nel 1991 con Gregor Gysi, uno dei fondatori della nascente PDStedesca (e poi della Linke), egli mi disse esplicitamente, andando subito al nocciolo della questione:

“noi, al di là del nome (anche la SED della DDR non si definiva nominalmente “comunista”), nonintendiamo ricostruire in Germania un “partito di tipo nuovo”, cioè un partito leninista. “E voi, inItalia, che intenzioni avete? “. Mi limitai a rispondergli che tra i comunisti in Italia, come del restodirei anche oggi, vi erano e rimangono in proposito opinioni diverse…

8.Quali sono dunque i partiti europei che possono essere in vario modo assimilati, in senso lato, almovimento comunista e ad una fondamentale ispirazione marxista, forze cioè che in vario modo si  richiamano ad una prospettiva socialista, alternativa al capitalismo (con componentirivoluzionarie/leniniste, e altre componenti marxiste o socialiste di sinistra e/o rosso-verdi).

Equando dico in senso lato, mi riferisco sia ai partiti comunisti di orientamento leninista (come PCP,KKE, AKEL), sia a Partiti comunisti di derivazione eurocomunista, che hanno preso le distanze dalleninismo e oggi fanno parte del Partito della Sinistra Europea (SE), come PCF, PCE, PRC, sia aformazioni rosso-verdi o socialiste di sinistra in cui componenti comuniste e marxiste di varianatura operano con una funzione non marginale, come ad esempio la Linke tedesca o alcuneformazioni scandinave – penso al Partito della Sinistra di Svezia (VP) o all’Alleanza rosso-verde diDanimarca – che fanno parte del GUE-NGL: il gruppo della Sinistra Unitaria al Parlamentoeuropeo, in cui si collocano anche i maggiori PPCC europei.

9.Su un totale di 49 Paesi europei, quelli in cui esistono partiti o raggruppamenti comunisti (o incui i comunisti operano con funzione non marginale) con un minimo di radicamento e di influenzasu alcuni aspetti almeno della vita sociale, anche se non sempre presenti nelle istituzioni politicheparlamentari nazionali, possiamo selezionarne almeno 33 (in neretto quelli in cui la situazione è piùsignificativa).

Albania

Armenia

Austria

Azerbaigian

Belgio

Bielorussia

Bulgaria

Cipro

Danimarca

Finlandia

Francia

Germania

Grecia

Irlanda

Italia

Lettonia

Lussemburgo

Moldavia

Paesi Bassi

Polonia

Portogallo

UK

Rep. Ceca

Romania

Russia

San Marino

Slovacchia

Spagna

Svezia

Svizzera

Turchia

Ucraina

Ungheria 33 (14)

Non mi soffermerò in modo analitico sulle caratteristiche della presenza comunista in ogni Paese.

Chi volesse maggiori dettagli, può seguire agevolmente l’indicazione bibliografica in nota. 7

Russia, Bielorussia e Ucraina

10.Si impone però una considerazione per quanto riguarda Paesi importanti come Russia,Bielorussia e in parte Ucraina. Quali sono in questi Paesi le forze che in vario modo non solo nonrinnegano in blocco l’esperienza socialista e sovietica del secolo scorso, e oggi si richiamano ad unapolitica economica e ad una collocazione internazionale per molti versi affine a quella delmovimento comunista (ad esempio alla Cina), pur non dichiarandosi nominalmente comunisti?

In Russia è in atto un processo di non facile interpretazione, per chi non vuole guardare le cosesuperficialmente o in modo propagandistico, anche tra i comunisti. E dove il PCFR (il partitocomunista guidato da Ziuganov) è il principale, ma non l’unico, in un contesto segnato da unaconsiderevole frammentazione della famiglia comunista ex PCUS.

Dopo gli anni del disastro gorbacioviano e della direzione di Eltsin (subalterna agli Stati Uniti epronta a svendere all’Occidente le risorse strategiche del Paese), è seguita la riorganizzazione di unsistema economico, politico e militare oggi dominato saldamente da uno schieramento imperniatosulle forze legate a Putin, dove i “putiniani” (cioè in buona parte la struttura, sostanzialmenteintatta, dell’ex KGB di Andropov, che rappresentava la frazione modernizzatrice del Pcus) e icomunisti del PCFR si contendono il primato politico nell’ambito di una logica di alternanza: manon come forze portatrici di un’alternativa di sistema. Un po’ come negli Usa avviene trarepubblicani e democratici, nell’ambito di una comune adesione al sistema capitalistico americano.

Entrambe queste componenti difendono un assetto fondato su una collocazione internazionale dellaRussia non subalterna all’imperialismo (si pensi al veto russo- cinese alle Nazioni Unite sullavicenda siriana, e in generale ad una forte convergenza di politica internazionale tra queste duegrandi potenze). Sul piano interno, entrambe difendono un assetto economico (simile a quellocinese) in cui lo Stato mantiene un primato, nell’ambito di un’economia mista, in cui piano emercato, pubblico e privato, convivono in una dinamica virtuosa, non incompatibile con unaprospettiva di tipo socialista.

L’azione del PCFR mira ad indebolire il primato assoluto di Putin nel sistema politico russo(sorretto in questi anni da un consenso quasi plebiscitario), per costringerlo a trattare col PCFR ungoverno di unità nazionale che lo comprenda e ne assuma in particolare le istanze di maggioregiustizia sociale, dato che sul resto le differenze non sono poi così grandi.

Le forze neo-liberali anti-sistema, legate all’Occidente, hanno avuto nelle ultime elezioni unrisultato catastrofico, nel loro insieme non sono riuscite a raggiungere il 3%, nonostante il cospicuosostegno politico, materiale e mediatico Occidentale, e sono rimaste escluse da ogni rappresentanzaparlamentare.

Lenin parlava del “capitalismo monopolistico di Stato” come dell’ ”ultimo stadio che ci separa dalsocialismo”. Ma come può essere definito uno Stato in cui i quadri fondamentali provengono (senzagrandi pentimenti..) non dalla borghesia e dai suoi partiti storici, ma dal KGB andropoviano; e cheall’eredità di Yuri Andropov ancora si richiamano? Mi sembra un buon quesito per la ricercamarxista contemporanea..

Un discorso simile vale per la Bielorussia di Lukashenko, che nonostante susciti valutazionidiverse anche tra i comunisti, gode di un largo consenso popolare riconosciuto da tutti gliosservatori.

In Ucraina si è affermata, sia pure con fatica, una leadership “putiniana” al governo, sostenuta dalPartito comunista (PCU). Si tratta di una situazione sicuramente meno stabile di quella russa obielorussa, per la forza che le componenti filo Ue e filo Nato conservano nella parte Ovest delPaese; mentre la parte Est è largamente solidale con la Russia e col suo attuale potere politico.

Mi rendo conto che queste considerazioni sulla Russia di Putin possono essere contestate, e non leconsidero scontate in questa sede: ma questi incontri debbono appunto servire a discutere tra noisoprattutto le cose meno scontate.

Influenza dei “comunisti” in Europa

11.La consistenza e l’influenza dei comunisti in Europa (o di forze affini sul pianoprogrammatico) si concentra essenzialmente in 14 Paesi, in termini di iscritti, militanti, voti,presenza istituzionale, presenza sociale e sindacale.

In alcuni casi queste forze hanno un ruolo determinante, o possono averlo a breve termine, in Paesifondamentali per l’equilibrio economico, politico e militare continentale (come ad esempio Francia,Germania, Spagna, Portogallo, Grecia, Svezia, Rep. Ceca, anche in relazione ad una possibile crisidi consenso dei rispettivi partiti socialdemocratici, o ad una possibile alleanza più o meno organicacon essi); per non parlare di Paesi come Russia, Bielorussia, Ucraina, per le ragioni già dette.

In questi 14 Paesi – che esprimono i due/terzi del PIL (PPA) di tutta l’Europa – si trovano oltre il90% degli iscritti, dei voti, delle presenze parlamentari nazionali, nel Parlamento europeo o nelConsiglio d’Europa, dell’influenza nel movimento sindacale.

Esaminiamo i seguenti dati (arrotondati, e di mia elaborazione) relativi ad alcuni Paesi Ue:iscritti voti seggi nazionali seggi Parl. europeo

Cipro 10.000 140.000 (34%) 19 su 56 2 su 6

Francia 150.000 4.700.000 (13%) 10 su 577 5 su 72

Germania 80.000 3.800.000 (9%) 64 su 630 8 su 99

Lander: 168 su 1.875 seggi

Grecia 80.000 2 milioni (35%) 83 su 200 3 su 22

Italia 40.000 700.000 (2%) = =

Moldavia 10.000 700.000 (40%) 42 su 101 =

Portogallo 70.000 800.000 (15%) 31 su 230 2 su 22

Rep. Ceca 75.000 600.000 (11,3%) 26 su 200 4 su 22

Spagna 75.000 1.700.000 (7%) 11 su 350 1 su 54

Svezia 14.000 350.000 (6%) 19 su 349 1 su 20

Come ho già detto, un discorso a parte sulla natura del potere politico e delle sue espressioniorganizzate va fatto per Paesi come Russia, Bielorussia e per certi versi anche Ucraina.

Complessivamente, in tutta l’Europa rileviamo una realtà organizzata di circa un milione di iscritti(di cui 2/3 circa nei Paesi Ue). In questo dato non considero gli iscritti a Russia Unita (2 milionidichiarati), alla sua organizzazione giovanile (Giovane guardia: 160.000), e alle formazioni“putiniane” di Ucraina e Bielorussia, che richiederebbero un discorso a parte per quanto attiene allemotivazioni di tali adesioni.

Sul piano elettorale (e qui invece considero anche le formazioni politiche di matrice “putiniana”,indicative di un orientamento politico generale di grandi masse), parliamo di circa 78 milioni divoti, di cui solo 8 milioni nei Paesi Ue 8. Lo scarto Est-Ovest è impressionante.

Se dovessimo votare oggi per un Parlamento europeo espressione di tutta l’Europa, le forze che siriconoscono in linee programmatiche affini a quelle del Gue (soprattutto in materia di politicaeconomica e di politica estera) passerebbero da una rappresentanza del 4,7%, come è oggi, ad unadi oltre il 25%, diventando probabilmente la prima entità politica del nuovo Parlamento paneuropeo.

Per non parlare della modifica dei rapporti di forza sul piano inter-statuale (economico,politico, militare).

Evoluzione delle forze negli ultimi 20 anni

12.Consideriamo ora l’evoluzione della forza organizzata e dell’influenza politica, elettorale esindacale delle forze comuniste e loro affini in questi 14 Paesi nell’ultimo ventennio, nella fase cioèsuccessiva al crollo o all’autodissoluzione dei partiti al potere nei Paesi socialisti o di un grandepartito dell’Europa occidentale come il Partito comunista italiano (PCI).

La situazione non è omogenea.

In alcuni di questi 14 Paesi il movimento comunista ha visto un ulteriore arretramento.

-Il più clamoroso è quello dell’Italia, dove l’esperienza del Partito della Rifondazione Comunista(che nacque per iniziativa di quei comunisti italiani che non accettarono lo scioglimento del PCI),che aveva raggiunto nella seconda metà degli anni ’90 la quota dei 130.000 iscritti e dei 3.300.000voti (8,6%), inizia una fase di declino (contrassegnato da innumerevoli scissioni) che hanno portatooggi quell’esperienza – da cui sono sorti il PdCI e il PRC, più alcune formazioni minori – ad unaconsistenza complessiva di circa 45.000 iscritti e 700.000 voti, esclusi ormai da due legislature daogni rappresentanza nel Parlamento nazionale. La ripresa del movimento comunista in Italia, di cuipure rimangono alcuni presupposti (cultura politica, quadri, struttura militante…) non sarà questionedi breve periodo.

-Un calo organizzativo si è determinato anche in Francia (270.000 iscritti nel 1996, 134.000 oggi,di cui circa 70mila quelli paganti). Elettoralmente, nello stesso periodo il PCF è sceso prima dal 10al 2%, per poi risalire con la coalizione del Front de Gauche all’11% a guida Melanchon (unsocialista di sinistra). Ma la struttura organizzata e militante del Partito si è indebolita. Il PCFmantiene però una influenza fondamentale sul principale sindacato, la CGT, che conta oltre 700.000iscritti.

-Un calo elettorale, pur a livelli altissimi di consenso, si è determinato anche in Moldavia (dal 50%del 2009, al 40% del 2012).

Una situazione relativamente stabile, nell’arco del ventennio, troviamo invece nei seguenti Paesi (inalcuni casi passando per alti e bassi rilevanti):

Svezia, con una crescita elettorale del Partito della Sinistra (VP) dal 5 al 12%, poi ridiscesa al 6%;-Bielorussia, con un consenso largamente maggioritario attorno al Presidente Lukascenko;

Cipro, con Akel stabile attorno al 33-35% (ora al governo, ora all’opposizione);

Spagna, con il PCE (poi nella coalizione di IzquierdaUnida) passato negli anni dal 10 al 4%, poirisalito oggi al 7%, con sondaggi che ne indicano una ulteriore ascesa, in relazione al crollo dicredibilità di un Psoe in caduta libera. E con una influenza maggioritaria nello storico sindacatoComisionesObreras.

Vi sono infine Paesi europei in cui le forze comuniste e affini hanno registrato una tenutaorganizzativa e una crescita elettorale e di influenza sindacale, soprattuto negli ultimi anni in cuil’approfondimento della crisi capitalistica ha radicalizzato lo scontro sociale.

Ciò si è determinato in particolare in:

Germania (con la crescita della Linke, che si è imposta anche nella parte Occidentale del Paese, ed

ha accresciuto la sua influenza sindacale);

Grecia, con la tenuta organizzativa del KKE (nonostante oscillazioni elettorali), la crescita della

sua influenza sindacale (PAME) e l’aumento elettorale vertiginoso di Syriza, passata in pochi anni

dal 3 a quasi il 30%;

Portogallo, con la tenuta organizzativa del PCP, la sua influenza maggioritaria nel più grande

sindacato (CGTP, 800.000 iscritti in un Paese di 10 mln di abitanti), in grado da solo di promuovere

scioperi generali con adesioni largamente maggioritarie nel Paese, la tenuta elettorale della CDU

(comunisti-verdi) attorno al 10%, l’emergere del Bloco de Izquierda, membro della Sinistra

europea, con una influenza elettorale attorno al 4-5%.

Repubblica Ceca, con una crescita dell’influenza elettorale e di mobilitazione sociale del KSCM,

che oscilla attorno al 15-20 %, e governa due regioni;

Lettonia, dove attorno al PS lettone (erede del PC lettone, chiamatosi così per aggirare leggiliberticide) è cresciuta negli ultimi anni una influenza elettorale, dentro una coalizione progressistadell’Armonia, con i socialdemocratici, che sfiora il 30%. Il PS lettone esprime anche un deputatoeuropeo, Alfred Rubiks, già segretario del PC Lettone ai tempi del Pcus, incarcerato per anni dopola dissoluzione dell’Urss.

-Un discorso a parte, ripeto, va fatto a mio avviso per Paesi come Russia, Bielorussia, Ucraina, dovel’influenza dei comunisti, al di là delle definizioni nominalistiche, non può essere identificata solo  con la pur importante presenza dei partiti che ancora portano questo nome. 9

Presenza in organismi internazionali

13.Per completare l’analisi, vanno richiamati il ruolo e l’influenza che alcune forze comunisteeuropee esercitano in importanti organismi politici e/o istituzionali europei o globali, quali adesempio:

-il gruppo del Gue-Nglal Parlamento europeo, che conta oggi 35 deputati su un totale di 736(4,7%), che corrispondono a circa 8 milioni di voti effettivamente espressi, su una popolazionetotale di 500 milioni, 390 milioni di elettori aventi diritto, 160 milioni di votanti effettivi (43% degliaventi diritto) nelle ultime elezioni europee del 2009 (una % che potrebbe aumentare di molto alleelezioni europee del maggio 2014, stante i sondaggi attuali); 10

l’omonimo gruppo parlamentare GUE nel Consiglio d’Europa (rappresentativo di tutta l’Europa,non solo dei Paesi Ue), le cui delegazioni nazionali sono designate non a suffragio universale, madai Parlamenti nazionali (eccetto la Bielorussia, esclusa dai Paesi Ue-Nato perche considerata “nondemocratica”). La presenza di parlamentari comunisti provenienti dai Paesi dell’area ex sovietica eda altri Paesi esterni all’UE, favorisce un collegamento pan-europeo assente nel Parlamento diStrasburgo, che potrebbe (dovrebbe) concretizzarsi in una collaborazione organica tra i due GUE; 11-il Partito della Sinistra europea (SE), di cui fanno parte 24 partiti membri a pieno titolo e 15osservatori. Su 35 parlamentari Gue-Ngl, 16 sono quelli che fanno parte a pieno titolo della SE (dicui 8 della Linke tedesca), 8 gli osservatori, 11 gli esterni. Mentre nel Gue del Consiglio d’Europa(31 deputati su 642) i membri effettivi della SE sono 10, 3 gli osservatori, 18 i non membri; 12-il coordinamento europeo dei partiti comunisti, recentemente costituito su iniziativa del Kke,cui hanno aderito 30 partiti, per lo più con una influenza marginale nei rispettivi Paesi, fattaeccezione per il KSCM ceco e il PS di Lettonia. Non vi partecipano (e questa dà la misura di unadifferenziazione profonda), tutti gli altri maggiori partiti europei, quali i PPCC di Portogallo, Cipro,Francia, Spagna, Russia (Pcfr), Ucraina. 13

-il circuito internazionale dei PPCC e operai che si ritrovano annualmente ormai dal 1998, di cuifanno parte la quasi totalità dei PPCC del mondo dichiaratamente tali. Il suo gruppo dicoordinamento ristretto di 10 membri, oltre ai due PPCC indiani (CPI e CPIm), PC cubano, PC doBrasil, PC libanese, PC sudafricano, vede la presenza di ben cinque partiti europei (KKE, PCP,PCE, PCFR, KSCM); 14

-la CSI, organismo inter-statuale di coordinamento di una serie di Paesi dell’ex URSS (che conservaalcuni ruoli importanti, come il coordinamento della difesa aerea) di cui fanno parte anche alcuniPaesi europei (Russia, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Armenia, Azerbaigian); e la più recenteUnione euroasiatica 15 , una sorta di Ue imperniata su Russia, Bielorussia, Kazakhstan e Ucraina;-la Federazione Sindacale Mondiale (WFTU, 78 milioni di iscritti), il cui segretario generale è undirigente sindacale del sindacato greco collegato al KKE; 16

-la Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY, circa 50 milioni di iscritti),

presieduta da un giovane esponente di AKEL (e non conteggio la Lega della gioventù comunistacinese, che da sola conta oltre 70 milioni di iscritti); 17-il Consiglio Mondiale della Pace (WPC), diretto da un esponente del KKE (segretario generale) eda una presidente brasiliana, maggiormente attivo nelle regioni extra-europee; 18

-la Federazione Internazionale Democratica delle Donne, attiva in buona parte in America latina,per iniziativa soprattutto delle associazioni femminili cubane, brasiliane e venezuelane, ma chevede alla sua direzione anche il contributo di alcuni importanti partiti comunisti europei, come adesempio AKEL di Cipro.

Il peso della Russia in queste dinamiche è enorme: essa è uno dei principali membri dei BRICS edella Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (SCO) 19, grande potenza nucleare, membropermanente con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

14.Se dunque dovessimo considerare un processo di integrazione pan-europea, comprensivo ditutta l’Europa, la presenza di Russia, Bielorussia, Ucraina (e in parte Kazakhstan), modificherebbel’equilibrio strategico continentale, in primo luogo sul terreno della politica economica, estera emilitare, e dei rapporti con la NATO e gli Usa.

In un recente intervento, l’ex premier italiano ed ex Presidente della Commissione Ue, RomanoProdi, a conclusione del seminario di Camaldoli, si è dichiarato contrario all’ingresso della Russianell’Ue. La collocazione della Russia nell’ Unione europea, ha detto Prodi, è una “ipotesi che per oranon può essere presa in considerazione… Ci sarebbero due capitali e anche due punti di riferimento.

Sconvolgerebbe tutti i rapporti dell’ Ue”. Ciò conferma che, nella costruzione di un’altra Europa deipopoli e non del capitale e della banche, un ruolo essenziale, insieme ai comunisti, potrannosvolgerlo quelle forze europee (dentro e fuori la Ue) variamente disponibili ad operare per unacooperazione pan-europea che comprenda la Russia. Una cooperazione su basi non liberiste,autonoma dagli Usa e dalla Nato, rispettosa delle regole dell’Onu e del diritto internazionale,contraria alla guerra ed ad ogni tipo di interventismo militare che violi la sovranità dei popoli edelle nazioni. 20

Considerazioni conclusive

15.Se consideriamo queste dinamiche pan-europee nel loro insieme (senza rimuovere comespesso si fa la “questione russa”), e il ruolo svolto da alcuni partiti europei nel contestointernazionale, nell’arco dell’ultimo ventennio e segnatamente negli ultimi 6 anni, caratterizzati dallagravissima crisi economica (strutturale e sistemica) del mondo capitalistico e dal declino delpredominio planetario della triade imperialistica (Usa-Ue-Giappone), mi sembra che il saldocomplessivo della situazione in Europa – dopo la crisi dei primi anni ’90 – veda una ripresa e unrafforzamento delle forze che in vario modo si richiamano ad un modello di società alternativo alcapitalismo neo-liberista e al predominio neo-imperialista ed euro-atlatico sugli affari mondiali. Ein cui la presenza e l’influenza delle forze dichiaratamente comuniste (o programmaticamente affini)si è rafforzato.

Mi pare dunque fuori luogo la tesi di chi ritiene che, dopo il crollo dell’Urss e del sistema sovietico,il mondo e segnatamente l’Europa siano inesorabilmente destinate a vedere il declino storicopoliticoe la fine del movimento comunista e delle forze che tengono aperta una prospettiva di tiposocialista, sia pure variamente intesa e definita, ma che mantiene riferimenti essenziali con quellamarxiana.

Anche l’esperienza e lo sviluppo di formazioni politiche come la Linke in Germania, o la ripresa diinfluenza del PCF in Francia o del PCE in Spagna, dei comunisti e della sinistra di ispirazionemarxista in Grecia e Portogallo (che non sono paesi del terzo mondo), per non parlare – fuorid’Europa – della forte tenuta e influenza dei comunisti in un Paese come il Giappone, ci dice che latesi del “declino inevitabile” è sbagliata anche per quanto riguarda i Paesi più sviluppati. Tanto piùin fase di crisi del sistema.

Emerge invece la centralità di una discussione aperta e anche controversa sul “come” tenere apertala prospettiva del socialismo in questi Paesi, e naturalmente su “quale” socialismo. E qui emergel’essenzialità del fattore soggettivo, del radicamento sociale e dell’influenza nei diversi Paesi eglobalmente; la questione cioè della forza e del consenso, della cultura politica e della qualitàsoggettiva dei gruppi dirigenti. E chi ha più filo da tessere si imporrà, anche nel movimentocomunista e nella sinistra, come componente di maggior riferimento nel corso del XXI secolo.

16.Quello che allo stato attuale è più preoccupante in Europa, tra i comunisti e le forze di sinistra, èche l’esistenza di differenze politiche e ideologiche significative, cosa in sé del tutto fisiologica, sitraduce, diversamente dagli altri continenti, in una pervicace difficoltà a tradursi in unità d’azione ecoordinamento sugli elementi comuni o convergenti (unità nella diversità).

Dopo il crollo dell’Urss, con la crisi sia dei partiti del blocco sovietico, sia di quelli di ispirazioneeuro-comunista, si era avviato un processo ricompositivo tra i maggiori PPCC della regione.

Tale processo virtuoso è stato messo in crisi, a mio avviso, da due fattori negativi e speculari, chehanno dato impulso a nuove divisioni:

-da un lato, la formazione del Partito della Sinistra Europea (Se), che ha favorito una fratturapolitica e organizzativa tra i maggiori PPCC europei;

-sul versante opposto, su impulso del KKE, la esasperazione della lotta ideologica contro quello cheviene definito “l’opportunismo e il revisionismo” in seno al movimento comunista: una sceltaaffermatasi negli ultimi anni nel gruppo dirigente greco, dopo la morte di Florakis, con una drasticacorrezione di linea e di atteggiamento verso gli altri PPCC, in Europa e nel mondo. E che, nellesettimane scorse, si è tradotta nella costituzione di un coordinamento separato di alcuni PPCCeuropei attorno al KKE, con l’assenza di quasi tutti i più influenti.

Non esiste in nessun altro continente una situazione simile: penso al Forum di Sao Paolo, inAmerica Latina, dove da molti anni operano strutture di coordinamento unitario che comprendono,insieme ad altre forze antimperialiste e di sinistra, tutti i partiti comunisti della regione.

Solo in Europa il principio aureo dell’unità nella diversità è stato così disatteso. Ciò pesanegativamente e indebolisce anche il coordinamento delle lotte operaie e popolari su basecontinentale, e della lotta contro le guerre che hanno coinvolto anche Paesi europei.

Con una qualche schematizzazione, possiamo individuare tre tendenze fondamentali (e/o modalitàdi relazioni) nel movimento comunista in Europa.

-La prima si ritrova nel Partito della Sinistra europea, i cui assi portanti sono costituiti dalla Linketedesca, dal Pcf-Front de Gauche, da IzquierdaUnida spagnola, dalla greca Syriza.

Questa tendenza si distacca dalla matrice leninista del movimento comunista del ‘900 e dalla suaispirazione rivoluzionaria;

opera una rottura politica e ideale (a volte con posizioni liquidatorie) con l’esperienza complessivadel  socialismo reale del ‘900;

presta una attenzione prioritaria alla costruzione di una unità a sinistra delle forze che ritengonopossibile una riformabilità progressiva dell’Ue, considerata un quadro ineludibile, che non va messoin discussione; in convergenza, su questo punto, con la socialdemocrazia europea.

La crisi sistemica del capitalismo e dell’Ue spinge però ad una radicalizzazione programmatica diquesta tendenza, ne accentua l’opposizione alla linea Ue (mentre fino a qualche anno fa alcuniPPCC consideravano l’Unione europea come un valore in sé, un contrappeso comunque progressivoalla politica degli Stati Uniti). Questa radicalizzazione oggettiva delle contraddizioni spinge questofilone verso un contrasto crescente coi settori maggioritari, social-liberali e più moderati dellasocialdemocrazia europea.

-La seconda tendenza rimanda al KKE e ai partiti più affini al suo attuale profilo politico eideologico (tra cui una serie piccoli partiti M-L presenti in alcuni Paesi europei: combattivi, ma perlo più privi di influenza di massa).

Questa tendenza considera prioritaria la lotta per il ristabilimento di una ortodossia ideologica M-Lnel movimento comunista europeo e internazionale, contro le posizioni considerate “opportuniste”:

una linea che ricorda assai più il 6° congresso dell’Internazionale comunista che non il 7°. Ne derival’esigenza della organizzazione distinta, in tendenza internazionale, dei PPCC più omogenei.

Essa sostiene:

una rivalutazione dell’esperienza sovietica e della direzione staliniana e ritiene che è nella fasesuccessiva al 1956 che sarebbe iniziato ogni processo degenerativo. Si esprime in modo ostile odiffidente verso le novità contenute nell’esperienza vietnamita e cinese, contesta il ruolo progressivodei BRICS nel contesto mondiale, considerati una sorta di nuovo imperialismo emergente;intransigente nella lotta contro la socialdemocrazia e la SE in Europa (che vengono accomunate),respinge la ricerca di convergenze politiche e programmatiche con gli stessi PPCC che fanno partedella SE, che sono fatti oggetto di una polemica sistematica “anti-opportunista”.

-La terza tendenza esprime un orientamento, non già una tendenza organizzata. Comprende PPCCdi ispirazione per lo più leninista che si rifanno al principio dell’unità nella diversità e che – pur nelconfronto politico e ideologico franco con le posizioni non condivise – pone oggi in primo pianol’esigenza di costruzione di un programma minimo di unità d’azione su cui far convergere l’insiemedelle forze comuniste e di sinistra avanzata nel contesto europeo e internazionale. Si ritrovano quipartiti come il PCP, AKEL, KSCM, PCFR. Anche il mio (PdCI).

Questo filone non fa dell’identità ideologica un fattore preclusivo all’unità d’azione, in primo luogodei partiti dell’area GUE. Critico sulla formazione della Sinistra Europea (alcuni vi partecipanocome osservatori), è però disponibile ad iniziative comuni coi partiti che ne fanno parte, sulla basedi convergenze programmatiche anche parziali, senza esasperazione delle differenze ideologiche.

Ritiene che tali diversità tra forze comuniste e di sinistra non deve impedire unità d’azione e laricerca di tutte le convergenze possibili;sostiene un approccio critico e problematico, ma non liquidatorio, alla storia del socialismo realedel ‘900;guarda con interesse e apertura, senza ostilità, alle nuove esperienze che i partiti comunisti al poterestanno sperimentando in Cina, Vietnam, Cuba;sostiene la costruzione di larghe convergenze nella lotta antimperialista e una valorizzazionecomplessiva del ruolo dei BRICS nel contesto internazionale;muove una critica alle basi strutturali dell’UE, considerata una entità neo-imperialista, non

riformabile, inseparabile dal contesto euro-atlantico; quindi opera in Europa con una prospettivastrategica alternativa all’Ue e all’euro, senza per questo sottrarsi alla ricerca di lotte e iniziativeconvergenti, anche se parziali, con quelle forze della sinistra che viceversa ne prospettano lariformabilità;si pone in modo critico e strategicamente alternativo alla socialdemocrazia, ma senza preclusioniall’unità d’azione programmatica con le sue componenti di sinistra, ove ciò sia possibile su contenutiavanzati.

17.Se questo è il quadro, una considerazione conclusiva si impone. Se non saremo capaci disuperare questa cristallizzazione e separatezza del movimento comunista in Europa (e nei singoliPaesi), anche il confronto politico e ideologico e l’iniziativa dei comunisti e delle forze più avanzatedella sinistra non riuscirà ad esprimere al meglio le sue potenzialità. E ciò sarebbe grave in unaregione del mondo dove pure queste potenzialità esistono e vengono accentuate, oggettivamente,dalla profondità della crisi sistemica del capitalismo e dalla crisi e perdita di consenso e credibilitàpopolare di quella Unione europea euro-atlantica che ne esprime le tendenze dominanti.

NOTE

Avvertenza: le NOTE rimandano per lo più a siti in inglese (ad esempio quelle di Wikipedia, che nella

versione inglese è più ricca e completa). Ma di queste note, nelle pagine in inglese, esiste per lo più – nella

pagina stessa – anche il rimando alla variante in altre lingue, tra cui l’italiano.

1 http://en.wikipedia.org/wiki/Europe

https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/fields/2118.html#am

2 http://en.wikipedia.org/wiki/European_Union

3 http://en.wikipedia.org/wiki/European_Russia

4 http://en.wikipedia.org/wiki/NATO

5 http://en.wikipedia.org/wiki/Commonwealth_of_Independent_States

6 http://www.indexmundi.com/g/r.aspx?v=65&l=it

http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_sovereign_states_in_Europe_by_GDP_%28PPP%29

http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_GDP_%28PPP%29_per_capita

http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_GDP_%28PPP%29

7 http://en.wikipedia.org/wiki/Category:Communist_parties_by_country

https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/

8 In questi tre Paesi il quadro politico e organizzativo dei partiti nominalmente comunisti è il seguente:

in Russia essi contano circa 250.000 iscritti (di cui 184.000 nel PCFR), e circa 15 mln di voti (intorno al 20%,

oscillante), con 92 deputati su 450 alla Duma. Poichè il 78% della popolazione è concentrato nella parte europea della

Russia, questi dati (relativi a tutto il Paese) indicano un ordine di grandezza che, diminuito di un quinto, si avvicina con

buona approssimazione alla realtà della Russia europea;

in Ucraina il PCU conta 120.000 iscritti e circa 2.700.000 voti (14%), con forti oscillazioni (oggi 32 deputati su

450);

in Bielorussia il PCB, che sostiene Lukascenko, conta circa 10.000 iscritti e 3 deputati (su 110); mentre l’altro

(ex) Partito dei comunisti bielorussi (oggi Partito della Sinistra Unita Bielorussa “Mondo Giusto”), con una

consistenza organizzativa simile, è duramente all’opposizione e privo di rappresentenza parlamentare. Fa parte della

Sinistra Europea ed è sostenuto dall’Occidente in chiave anti-presidenziale. Mia elaborazione (dati approssimativi).

9 L’Europa 800mln abitanti (300 non Ue); gli aventi diritto al voto sono circa 550 mln, i votanti effettivi circa 300

milioni (tenendo conto dei tassi medi di astensionismo nell’area non Ue, e di quelli Ue alle elezioni europee del 2009),

di cui 160 nell’area Ue e 140 in quella non Ue, Russia europea e Turchia (tutta) inclusa.

Solo nei seguenti Paesi extra Ue (Russia europea, Bielorussia, Ucraina, Serbia, Moldavia) i votanti sono circa

100 mln. Tra questi, i voti a partiti comunisti o con posizioni di politica economica ed estera affini a quelle del GUE

sono oltre 68 milioni (Russia 48 mln, Bielorussia 5, Ucraina 12,5, Moldavia 700.000, area ex Jugoslavia 2), che

sfiorano i 70 se si aggiungono i voti a partiti affini alla linea Gue nei restanti Paesi extra Ue (come ad esempio Turchia,

Norvegia, Svizzera, Armenia). Se a questi si sommano gli oltre 8 milioni di voti ai partiti Ue che si riconoscono nel

GUE, si raggiunge la cifra (approssimativa) di 78 milioni, su un totale di 300 milioni di voti validi. Mia elaborazione

(dati approssimativi).

http://en.wikipedia.org/wiki/European_Parliament_election,_2009

http://www.europarl.europa.eu/pdf/eurobarometre/2012/research/Desk_research_Abstention_principaux_enseignements

IT_v2.pdf

http://www.europarl.europa.eu/aboutparliament/it/000cdcd9d4/Votanti-%281979-2009%29.html

10 http://en.wikipedia.org/wiki/European_United_Left%E2%80%93Nordic_Green_Left

11 http://en.wikipedia.org/wiki/Council_of_Europe

http://en.wikipedia.org/wiki/Parliamentary_Assembly_of_the_Council_of_Europe

1 2 https://www.google.it/search?hl=it&tbo=p&tbm=bks&q=isbn:8862921500

http://en.wikipedia.org/wiki/Party_of_the_European_Left

13 http://inter.kke.gr/en/articles/The-INITIATIVE-of-Communist-and-Workers-Parties-of-Europe-was-founded/

14 http://www.solidnet.org/communist-and-workers-parties/communist-and-workers-parties

15 http://it.wikipedia.org/wiki/Comunit%C3%A0_degli_Stati_Indipendenti

http://en.wikipedia.org/wiki/Eurasian_Union

16 http://en.wikipedia.org/wiki/World_Federation_of_Trade_Unions

17 http://en.wikipedia.org/wiki/World_Federation_of_Democratic_Youth

18 http://en.wikipedia.org/wiki/World_Peace_Council

19 http://en.wikipedia.org/wiki/Shanghai_Cooperation_Organisation

20 http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=24051