Archivi del mese: aprile 2014

Thiane-2: entra in funzione il più veloce computer al mondo

Buone notizie, dalla Cina (prevalentemente) socialista.

Durante il primo quadrimestre del 2014 la crescita del prodotto interno cinese rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è risultata pari al 7,4 percento, superando le aspettative degli analisti e smentendo per l’ennesima volta, nel corso degli ultimi tre decenni, i profeti di sventura occidentali, di destra e di “sinistra”, e cioè i sostenitori della “teoria del collasso” tanto numerosi e influenti nelle metropoli imperialiste, siano essi di matrice conservatrice o progressista, riformista o (presunta) “rivoluzionaria”.

Ma non solo. Dalla metà di aprile di quest’anno, è entrato in funzione al servizio della società e dell’economia cinese il formidabile computer Thiane-2, collocato nell’Università di Sun jat Sen della città di Guanzhou. Si tratta del più veloce supercomputer attualmente esistente sulla faccia del nostro pianeta, che anche secondo un analisi scientifica internazionale del 18 novembre 2013 superava di quasi due volte le prestazioni offerte dal secondo supercomputer più veloce del pianeta, il “Titan” statunitense.[1]

Come aveva del resto ben illustrato l’interessante sito italin.cri.cn, già in precedenza e proprio la sera del 17 giugno 2013 “l’Organizzazione mondiale dei supercomputer Top 500 ha rivelato a Lipsia, la lista dei 500 supercomputer  più potenti del mondo, arrivata alla sua 41° edizione. Grazie ai suoi 54,9 petaflops come massima velocità di calcolo e ai 33,9 petaflops di velocità di calcolo continuo, il supercomputer Thiane-2 si è aggiudicato al primo posto. Rispetto al Thiane-1, Thiane-2 è stato notevolmente migliorato sugli aspetti di velocità, efficienza energetica, applicabilità e affidabilità.

La classifica più autorevole di tutto il mondo nell’ambito dei supercomputer, questa sorta di “olimpiadi” di computer, è stata stilata congiuntamente dall’Università tedesca di Mannheim e dall’Università del Tennesse e viene aggiornata ogni sei mesi. Nel corso della Conferenza del 2013 sui supercomputer internazionali, il sistema del supercomputer Thiane-2, sviluppato dall’Università della Difesa Tecnologica Nazionale cinese, è stato incoronato come il supercomputer più veloce al mondo. Questa è la seconda volta per il supercomputer cinese a essere premiato a seguito del successo del Thiane-1 del 2010…

Li Nan, vice direttore generale e portavoce del Thiane-2, ha affermato che Il nuovo tipo di sistemi strutturali, utilizzati dal Thiane-2, saranno in grado di soddisfare efficacemente le varie esigenze applicative. In futuro, anche i progetti di sviluppo, quali lo e-governement e la fondazione di città intelligenti, saranno portati a termine dal “Thiane”. Il vicedirettore generale del Thiane-2, Li Nan ha illustrato ai corrispondenti: “le nostre necessità fondamentali per la vita, il divertimento e la salute sono tutti correlati ai supercomputer. Più e più animazioni e film in 3-D sono realizzati da computer. Come lo stesso Avatar, i film ad alta tecnologia possono essere realizzati entro un mese con Thiane-2, perciò possiamo realizzare anche noi i film cinesi ad alta tecnologia e ultimarli utilizzando il Thiane-2. Quindi, i supercomputer sono strettamente correlati alla nostra esigenza”.

Il settore del supercomputer è stato sempre considerato come simbolo di competitività nazionale. Negli ultimi anni, il primo posto dei supercomputer più veloci al mondo è stato sempre occupato a più riprese da tre paesi, Usa, Giappone e Cina. Nella lista pubblicata il 17 giugno, gli Usa si sono posizionati nella parte della lista, occupando più della metà della Top 500, mentre i supercomputer cinesi hanno occupato ben 65 posti.”[2]

È solo l’inizio…



[1] “The world’s fastest supercomputer Thiane-2 undergoing trials”, 16 aprile 2014, in english.peopledaily.com.cn

[2] “Cina: il supercomputer Thaine-2 è ora il più veloce al mondo”, 18 giugno 2013, in italin.cri.cn

La Cina non ha fretta…

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’interessante articolo di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

 

 

Più di quella sul colore del gatto, la frase che meglio sintetizza il programma riformista di Deng Xiaoping è certamente “Attraversare il fiume camminando sulle pietre”. La Cina avrebbe dovuto percorrere un cammino incerto sulla via del libero mercato (un fiume il cui scorrere può essere impetuoso e imprevedibile) cercando di limitare incertezze tenendo ben piantati i piedi su alcune “pietre”, tra le quali la centralità del Partito comunista e la presenza dello Stato in settori strategici. Nessuno stravolgimento rivoluzionario del sistema socio-produttivo cinese, ma un paziente e costante scorrere delle riforme. Al contempo, la rinnovata Cina che si apriva al mondo, non poteva certo essere investita di un ruolo egemone o apertamente revisionista rispetto al sistema internazionale vigente. Anche in questo caso si trattava di riformarlo, senza strappi, per adeguarlo ai legittimi interessi di potenze emergenti: meno unipolare e più collegiale.
Le due linee d’azione erano perfettamente collegate: la Cina che iniziava il suo percorso di riforma, di crescita e di fuoriuscita dal sottosviluppo aveva bisogno di un ambiente internazionale pacifico. Allora come adesso, anche se Pechino ormai non nasconde più la sua volontà di “rivedere” alcuni aspetti del sistema internazionale sorto dopo il secondo conflitto mondiale, giocando con maggiore sicurezza sul fronte della difesa dei propri interessi di potenza emergente, soprattutto in Asia orientale.

Shi Zhihong, vice capo della commissione giuridica della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, in un’interessante intervista al South China Morning Post di questi giorni (1), traccia un interessante collegamento tra il programma di riforme interne delineato dal Partito comunista cinese e la posizione di Pechino riguardo il sistema internazionale. Per entrambi vale il principio della lotta al “caos” e alle posizioni estreme. Se in politica interna, le riforme economiche devono proseguire senza mettere in discussione la guida del Partito comunista (il ruolo decisivo del mercato deve consentire di “avere una torta più grande da spartire più equamente”), in quella estera non si deve “sfidare” il sistema post-bellico, nonostante tutte le imperfezioni, ma puntare ad un suo perfezionamento.

La via da evitare, quindi, è quella della sovversione: “Il sistema internazionale ha problemi, ma dobbiamo perfezionarlo, non sovvertirlo. Anche il sistema socialista che il partito ha costruito ha dei problemi, ma dobbiamo migliorarlo attraverso le riforme”. Nessuna fretta, nessuna marcia impetuosa, ma ancora quel cammino indefesso poggiandosi su alcune certezze…

 

 

Diego Angelo Bertozzi

 

 

1 – “Xi Jinping’s drive for reform depends on strong party, says former senior policymaker Shi Zhihong”, South China Morning Post, 31 marzo