Archivi del mese: dicembre 2014

Il triangolo Mosca-Pechino-Mumbai

 

Alla fine dell’ottobre del 2013, è iniziato ad emergere un nuovo tassello del nuovo mondo de-americanizzato, e cioè il nuovo “triangolo di alleanza strategica che si sta iniziando a formare tra Russia, Cina e India.”
La visita del primo ministro indiano M. Singh a Pechino a fine ottobre, infatti, è risultata importantissima. Innanzitutto perché ha portato alla soluzione di massima degli annosi problemi di frontiera ereditati dai due paesi a causa delle manovre del colonialismo britannico nel sub-continente indiano, che nel passato avevano portato i due paesi a scontri armati di breve durata nel 1959 e nel 1962, oltre che ad un clima di sfiducia reciproco superato solo nel corso degli ultimi anni. Ma oltre allo scioglimento del nodo geopolitico dei confini, la visita di Singh (che non a caso avveniva quasi in contemporanea con la missione a Pechino del primo ministro russo Medvedev) è servita anche a stimolare ulteriormente gli scambi economici sino-indiani, già saliti vertiginosamente dai soli 5 miliardi di dollari del 2005 ai 66 del 2012: le due parti hanno elaborato un progetto ambizioso per effettuare un vero e proprio salto di qualità nelle relazioni produttive tecnologiche tra Cina e India, che punta anche all’incremento degli investimenti industriali di pechino in terra indiana e al flusso di capitali di Mumbai nel settore informatico e dei servizi avanzati verso il gigante cinese.
Ma l’elemento principale dei colloqui sino-indiani è risultato quello strategico e dell’ “alta politica” di lunga durata, proiettato su scala internazionale.
Non a caso nell’ottobre 2013 il primo ministro indiano Singh ha sottolineato, per la prima volta dal 1954/57, che “India e Cina hanno deciso di realizzare la piena predominanza della loro partnership e della necessità di mantenere relazioni amichevoli”, facendo prevalere nettamente il lato della cooperazione reciproca su quello della competizione nella loro interconnessione sull’arena interstatale.
“Questa sarà la nostra visione strategica”, ha ribadito Singh in pieno accordo con la controparte cinese: e viste le cattive relazioni esistenti tra i due paesi prima del 2003, si tratta di quello che è già stato definito da alcuni osservatori come una sorta di “miracolo” diplomatico, seppur di natura completamente umana. Non a caso sempre Singh ha pronunciato un discorso proprio di fronte alla Scuola centrale di formazione del Partito Comunista Cinese, riaffermando con forza il valore e norme e di lunga durata delle nuove relazioni amichevoli createsi tra India e Cina anche per il progresso e lo sviluppo dell’intera Asia, ormai divenuto il continente chiave su scala planetaria a partire dal 2008 e dall’inizio della devastante crisi  del capitalismo occidentale.
Sottolineato a sua volta anche da Shyam Saran, ex ministro degli Esteri indiano in una intervista risalente all’ottobre del 2013. Interessante soprattutto la parte dedicata ai rapporti con Pechino: “Non abbiamo preoccupazioni circa il crescente impegno della Russia con la Cina. Dopo tutto il nostro impegno con la Cina si sta espandendo, e ricordiamo che nei paesi BRICS, i tre paesi stanno forgiando una forte coalizione di paesi emergenti”.
Il triangolo di relazioni di amicizia incrociate che si sta creando tra Russia, Cina e India (Mosca e Mumbai risultano, come è noto, stretti alleati fin dal 1955/57) costituisce una grande e positiva novità su scala mondiale.
Un’altra importante notizia di collaborazione strategica tra Cina e Russia, passata in assoluto silenzio dai media occidentali, è l’ulteriore rafforzamento e collaborazione tra i due giganti asiatici. “Pechino e Mosca si preparano a firmare un nuovo accordo di cooperazione politico-militare, che può cambiare completamente l’equilibrio delle forze in campo internazionale, il coinvolgimento degli eserciti russi e cinesi nel processo di integrazione si trasforma in una unità di formazione potente, che sarà ancora più potente della NATO guidata dagli Stati Uniti”.
Già Lenin, nel suo geniale scritto del marzo 1923 intitolato “Meglio meno ma meglio” aveva sottolineato, con incredibile preveggenza e spirito (giustamente) anti-eurocentrico, che l’esito finale del conflitto planetario tra imperialismo e socialismo “dipende, in ultima analisi, dal fatto che la Russia, l’India, la Cina, ecc. costituiscano l’enorme maggioranza della popolazione” del nostro pianeta, fatto testardo a cui si aggiunge dal 2009 il piccolo “dettaglio” che la Cina (prevalentemente) socialista è diventata il primo paese al mondo per prodotto interno lordo, a parità di potere d’acquisto. All’inizio del 2014 il processo di formazione del nuovo “triangolo” sino-russo-indiano è diventato ancora più evidente…

La pratica, i comunisti cinesi e italiani

Riceviamo e pubblichiamo volentieri l’intervento presentato dal compagno Massimo Leoni, dell’Associazione Primo Ottobre di amicizia Italia-Cina tenuta a Milano il 2 dicembre 2014 in occasione dell’assemblea organizzata dai compagni promotori di “Ricostruire il Partito Comunista. Il momento è ora!”

Redazione “La Cina Rossa”

 

Care compagne e compagni, sono un compagno operaio, da sempre comunista e da sempre leninista.

Mi sono interessato negli ultimi anni alla questione della Cina (prevalentemente socialista) e con gli altri compagni della redazione La Cina Rossa, l’Associazione Primo Ottobre di amicizia Italia-Cina e la sezione Laika del PdCI di Milano, abbiamo organizzato con le nostre piccole forze iniziative riuscite e molto partecipate, con la presenza anche dei compagni cinesi dell’Ambasciata di Roma. Dato che sono molto interessato alla Cina, ho visto e notato l’importanza decisiva data dai compagni cinesi alla pratica sociale e politica, alla praxis, alle lotte di massa per trasformare il mondo in senso socialista, e gli do pienamente ragione: hanno imparato bene dal compagno Marx quando, nella seconda tesi su Feuerbach, sosteneva che: “la questione se al pensiero umano appartenga una verità oggettiva non è una questione teorica, ma pratica è nella prassi che l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere immanente del suo pensiero”. Purtroppo i comunisti italiani, negli ultimi vent’anni, di pratica e di lotte ne hanno prodotte poche, senza protagonismo, sempre succubi, e quasi mai in una reale rottura con una “sinistra” (PDS, PD, e in futuro chissà che altro) che di sinistra ormai non ha più niente. Condivido, come gli altri compagni della Cina Rossa e associazione Primo Ottobre, l’appello lanciato negli ultimi mesi per  la costruzione di un partito comunista serio e capace finalmente di preparare, organizzare e dirigere le lotte dei lavoratori italiani contro il capitalismo e l’imperialismo, a partire dall’Europa di Maastricht; un partito comunista finalmente serio, che sappia superare sia l’opportunismo che il settarismo, secondo il quale il nemico è sempre quello più vicino sul piano politico; un partito serio, che sappia costruire un “Gramsci collettivo” a tutti i livelli; un partito comunista che sappia valorizzare e diffondere le grandi e innovative imprese che hanno costruito e costruiscono ogni giorno i compagni in Sudamerica, come ha dimostrato e dimostra anche l’esempio dell’eroica Cuba socialista.