Archivi del mese: ottobre 2015

Il tredicesimo piano quinquennale cinese

Pubblichiamo una breve ma importante sintesi del 13° piano quinquennale cinese (2016-2020).

Care compagne/i, buona lettura.

Redazione La Cina Rossa.

 

Il 29 ottobre del 2015 il Comitato Centrale del partito comunista cinese (PCC) ha studiato, elaborato e approvato le principali linee-guida del futuro e tredicesimo piano quinquennale cinese (2016-2020).

Sul piano della politica demografica verrà abbandonata la precedente strategia del figlio unico, in vigore dal 1979, permettendo a tutte le coppie cinesi di avere due figli.

Per il quinquennio 2016-2020 viene altresì previsto un tasso annuale di crescita del prodotto interno lordo cinese di tipo “medio-alto” e attorno al 7 percento annuo, mentre viene indicato chiaramente che i consumi interni della popolazione contribuiranno in modo prioritario alla crescita del processo produttivo cinese, assieme all’incremento nel settore dei servizi che già ora pesa e conta per più del 50 percento rispetto al PIL del gigante asiatico.

Altri punti importanti del futuro piano quinquennale sono costituiti dagli obiettivi di sradicare completamente il livello di grave povertà dalle zone rurali cinesi e di assicurare un tasso di sviluppo iperaccelerato al settore “verde” (riciclaggio, energie pulite, ecc.) dell’economia di Pechino.

Fonti: “China to allow two children for all couples”, 29/10/2015, in english.peopledaily.com.cn; “Cina, clip animata folk per promuovere il piano quinquennale”, 27/10/2015, in Firstonline

Congresso mondiale sul marxismo a Pechino

Riprendiamo e pubblichiamo da Xinhua.net l’articolo sul primo “Congresso mondiale sul Marxismo” che si è tenuto a Pechino il 10 ottobre 2015.

Buona lettura.
Pechino, 10 ottobre 2015: Primo Congresso Mondiale sul marxismo
Il congresso, promosso dall’ Università di Pechino, è una piattaforma per studiare e discutere lo scambio, la diffusione e lo sviluppo del marxismo in tutto il mondo. Intenzione del congresso è il promuovere il progresso sociale e lo sviluppo della civiltà.
Più di 400 studiosi marxisti provenienti da 20 paesi sono stati invitati a partecipare al congresso con il tema di “Marxismo e lo sviluppo del genere umano”.
Il congresso è anche la più grande conferenza accademica sul marxismo tenuta in Cina.
Nel corso della conferenza di due giorni, più di 100 studiosi hanno proposto temi importanti come “l’origine e lo sviluppo del marxismo”, e “il marxismo e l’economia globale”. Si sono tenuti, inoltre, anche colloqui ad alto livello su una serie di argomenti, tra cui il percorso di sviluppo dei paesi sottosviluppati e il marxismo, e il percorso di sviluppo e del mercato del socialismo con caratteristiche cinesi.
Sun Daiyao, vice presidente della Scuola del marxismo dell’Università di Pechino, ha detto che il congresso si propone di manifestare la forte vitalità e l’impatto diffuso del marxismo nel mondo moderno, nonché per aumentare la diffusione, lo scambio e lo sviluppo del marxismo in tutto il mondo, oltre che studiare e condividere l’esperienza cinese per promuovere il progresso della società cinese e lo sviluppo del mondo in generale.
Du Yubo, vice ministro della Pubblica Istruzione, ha detto alla cerimonia di apertura che il congresso metterà in mostra la ricerca della Cina sul marxismo, aiutando gli studiosi cinesi ad ampliare ed approfondire le loro ricerche.
Il congresso si terrà ogni due anni in una delle diverse Università di Pechino. Il prossimo congresso si terrà nel 2018 in concomitanza con il 200° anniversario della nascita di Karl Marx.

Fonte: Xinhua, 10 ottobre 2015

Traduzione: redazione La Cina Rossa.

Intervista al compagno Filippo Violi

Pubblichiamo l’interessante intervista proposta dalla redazione “La Cina Rossa” e gentilmente rilasciata agli inizi di ottobre dal compagno Filippo Violi scrittore e autore del libro “Cronache da un campo di battaglia”, Imprimatur, 2014.

Buona lettura.

Redazione La Cina Rossa

 

1)  Qual è il tuo parere sulla natura socioeconomica della Cina? Socialismo o capitalismo di stato?

 

Per rispondere a questa domanda bisognerebbe fare un brevissimo cenno sulla natura storica delle trasformazioni socioeconomiche avvenute in Cina nell’ultimo cinquantennio del secolo scorso. La rivoluzione cinese nel 1949 è stato un risultato straordinario del movimento comunista internazionale. Il Partito Comunista Cinese (PCC), guidato da Mao Zedong, aveva fin da subito tracciato un percorso per la ricostruzione socialista di un’economia devastata da secoli di feudalesimo dinastico e di sottomissione imperiale al Giappone e all’Occidente. Non potendo puntare su una classe operaia urbana (Marx nel “Il Capitale” si riferiva ad una realtà avanzata quale quella inglese), data l’arretratezza del Paese in cui si trovò ad operare, Mao Zedong decise di trapiantare il comunismo nel mondo dei contadini. Dopo il consolidamento del potere, avviò una fase di collettivizzazione rapida e forzata con la ridistribuzione delle terre che durò fino agli anni ’60, a cui fece seguito una politica di controllo dei prezzi per spezzare la spirale inflattiva, programmi di semplificazione della scrittura per aumentare l’alfabetizzazione, progetti di industrializzazione su larga scala per la costruzione di una moderna infrastruttura nazionale, portando il PIL in crescita del 5/6 % all’anno. Il PCC, sotto la guida di Mao Zedong, avviò quindi un processo inarrestabile di coinvolgimento delle masse nella costruzione del socialismo e nella costruzione di un’economia che potesse soddisfare i bisogni della gigantesca popolazione cinese. Penso che il primo risultato straordinario avvenuto in Cina è stato quello in cui l’aspettativa di vita media è passata da 35 anni nel 1949, a 63 anni nel 1975, anno della morte di Mao Zedong.

Nonostante gli enormi benefici sociali portati dalla rivoluzione, le forze produttive della Cina (volutamente protette dal modello economico liberale dell’accumulazione capitalistica, sposato invece dall’unione sovietica), rimasero arretrate e sottosviluppate, lasciando il paese vulnerabile a carestie e altre calamità naturali. Lo sviluppo ineguale comunque persistente tra la campagna e le città portarono il PCC, con Deng Xiaoping al timone, a identificare le forze produttive sottosviluppate cinesi come la contraddizione principale di fronte al piano di edificazione socialista.

Infatti, per capire la Cina di oggi e vedere la sua natura progressiva rivoluzionaria, senza evidenziare solo le contraddizioni interne mistificandone a piacimento la realtà, bisogna pensare a un modello di rapporti di forza interne diverso rispetto a quello dei paesi occidentali industrializzati. La contraddizione principale in Cina non fu mai tra il proletariato e la borghesia, poiché quest’ultima fu superata già dalla rivoluzione del 1949, ma piuttosto tra l’enorme popolazione della Cina e le sue forze produttive sottosviluppate.

Dopo la morte di Mao nel 1975 e la fine della Rivoluzione Culturale, un anno dopo, il PCC, sotto la guida del presidente Deng Xiaoping, lanciò un’aggressiva campagna di ammodernamento delle sottosviluppate forze produttive in Cina. Conosciute come le quattro modernizzazioni (economica, agricola, scientifica e tecnologica, e difensiva), il PCC ha iniziato la sperimentazione dei modelli per il raggiungimento di questi cambiamenti rivoluzionari.
La modernizzazione non era qualcosa di estraneo alla costruzione del socialismo in Cina. Sulla scia del “Grande Balzo in Avanti” e dell’agitazione turbolenta della “Rivoluzione Culturale”, il PCC aveva capito che per costruire il socialismo duraturo, era necessaria una base industriale moderna. Senza una tale base, le masse cinesi avrebbero continuato a vivere alla mercé delle catastrofi naturali e della manipolazione imperialista

Queste riforme proposte lanciarono, quello che oggi può essere definito, il socialismo di mercato in Cina. Dall’attuazione del socialismo di mercato, la Cina ha registrato un’espansione economica senza precedenti, con una crescita più veloce di ogni altra economia del mondo. Il socialismo di mercato di Deng ha decisamente fatto uscire le masse cinesi dalla povertà sistemica e fatto del paese un gigante economico la cui potenza supera oggi le maggiori economie imperialiste dell’Occidente.

Quindi in primo luogo si può affermare che in Cina vige un modello di pianificazione societaria a controllo pubblico compiutamente definito socialismo di mercato, utilizzato storicamente per risolvere la contraddizione primaria rivolta alla costruzione del socialismo in Cina: le forze produttive arretrate. Se penso che Lenin riteneva che i paesi possono costruire il socialismo attraverso l’uso dei mercati e che il principio alla base dell’idea di socialismo di mercato di Deng “a ciascuno secondo il suo lavoro“, proviene direttamente da Marx, possiamo tranquillamente affermare: il socialismo di mercato con il suo modello produttivo collettivista può definirsi a ragion veduta come strumento marxista-leninista per la costruzione di uno Stato comunista. Per questo chiunque voglia approfondire le dinamiche economiche, storiche e teoriche per una prassi rivoluzionaria in occidente non può che non guardare con attenzione il modello della Cina di oggi.

2) Qual è il tuo parere sulla politica estera cinese o sul presunto imperialismo cinese?

 

Quando in generale si parla di politica estera sarebbe utile, a mio avviso, partire sempre dalla tesi del generale austriaco Karl Von Clausewitz, il quale, nel suo famoso trattato di strategia militare “Della guerra”, asseriva: “la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”, quindi non è “solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica”. Lo stesso Mao Zedong nel libretto rosso, in chiave marxista, riprende la tesi del generale austriaco, secondo la quale la guerra deve essere vissuta come una necessità per instaurare nel mondo il comunismo. Tesi che poi fu capovolta dall’insigne filosofo francese “M. Foucault”, il quale, nel saggio “microfisica del potere”, ma più compiutamente durante i corsi tenuti al College de France negli anni ’70 del secolo scorso, analizzando il concetto di bio-politica e razzismo di Stato asseriva che “la politica è la guerra continuata con altri mezzi”.

Al riguardo penso che, volendone dare una interpretazione oggi, entrambe le tesi hanno il loro fondamento di verità storica, bisognerebbe solo sapere cosa al momento uno è desideroso di analizzare se i rapporti di potere e di produzione all’interno di uno Stato e delle istituzioni che lo rappresentano o i rapporti di potere internazionali tra due blocchi economici, finanziari e militari contrapposti. Per inciso, nel romanzo/saggio “Cronache da un campo di battaglia” (ed. Imprimatur, 2014), ho utilizzato entrambi i percorsi, per capire meglio gli effetti che producono le politiche e le guerre economico-monetarie internazionali sugli Stati, le popolazioni e i territori periferici, già di per sé attraversati da fratture e contraddizioni interne.

La Cina, soprattutto dopo l’ascesa di Xi Jinping, s’inserisce a pieno titolo all’interno di questo processo storico di relazioni internazionali. Pertanto, se parliamo di politica estera cinese, di certo non si può essere d’accordo con quei giudizi affrettati e forse per qualcuno convenienti, specie quelli provenienti dalla carta stampata occidentale, i quali giudicano oggi l’ingresso prorompente della Cina, negli scenari strategici e nei mercati orientali e occidentali, come imperialismo del Regno Celeste. Ovviamente, se per imperialismo intendessimo quel processo storico di colonizzazione e annessione nei confronti di Stati, territori e popolazioni, avvenuto nell’ultimo settantennio con una certa regolarità e frequenza, attraverso bombardamenti a tappeto e guerre d’aggressione e d’invasione verso i cosiddetti “Stati canaglia”, la politica estera cinese non possiamo definirla come tale.

Detto questo, nessuno può negare l’ascesa come potenza economica e finanziaria della Cina nell’ultimo decennio, se a questo si aggiunge l’alleanza militare e commerciale con la Russia di Vladimir Putin allora la forza in campo è di proporzioni immense. Di fronte a questo nuovo scenario, i vecchi guardiani del mondo, con la loro moneta del dollaro, quale camicia di forza per imporre la supremazia, la colonizzazione e l’imperialismo su ogni Stato, si sentono seriamente minacciati per la perdita della leadership mondiale.

 

 

3) In questo quadro di relazioni internazionali, quindi, come si può giudicare l’alleanza strategica tra Russia e Cina?

 

Qualche studioso di relazioni internazionali ha definito questa alleanza strategica come “mossa da cavallo” sullo scacchiere internazionale dell’Heartland o nuovo continente eurasiatico, ossia in quella specifica zona terrestre che, secondo il politologo inglese Halford Mackinder, chi ha la capacità di controllarla domina il mondo; dove vi è concentrata gran parte della ricchezza industriale ed energetica del sottosuolo e dove in pratica si continua a giocare la partita per la supremazia globale.

La guerra civile scoppiata in Ucraina nel febbraio del 2014, il golpe statunitense pianificato a Kiev tre mesi dopo, il referendum in Crimea pro-Putin e la conseguente scissione da Kiev, rispondono a questa logica di “gioco” di supremazia, essendo questo Paese considerato da Z. Brzezinski, ex consigliere di Carter nonché una delle menti più influenti d’America, come il vero “perno” (pivot) dell’Eurasia.

Quindi, secondo una logica di contesa tra le parti, le sanzioni imposte alla Russia dopo i fatti di Crimea con la condanna da parte di tutto l’occidente europeo, l’attacco al rublo attraverso il crollo dei prezzi delle materie prime e il conseguente sostegno militare statunitense al governo golpista e filonazista di Kiev, servirono all’amministrazione statunitense a sfiancare la resistenza di Mosca che, nel frattempo, s’era impegnata a sostenere le milizie popolari di resistenza filorusse, nelle zone orientali e meridionali del bacino del Donbass.

Pertanto, l’alleanza strategica militare ed economica tra la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese più che mossa da cavallo sullo scacchiere internazionale sarebbe giusta definirla, per la sorprendente tempestività, una mossa da scacco matto. Partendo proprio ad analizzare i fatti avvenuti in Ucraina e gli attacchi su più fronti perpetrati nei confronti del governo di Mosca, il conseguente accordo di fornitura trentennale di gas naturale (38 miliardi di metri cubi all’anno) sopraggiunto in quel periodo, con la relativa costruzione del nuovo gasdotto denominato “Power of Siberia”, e sommandolo allo scambio agricolo-commerciale di sostegno cinese alle imprese russe, hanno sì sancito pubblicamente l’alleanza strategica economica e militare Sino-Russa ma, allo stesso tempo, hanno di fatto sostenuto e finanziato la resistenza delle milizie popolari nel Donbass, in un momento di estrema difficoltà per Mosca.

Inoltre, dal punto di vista economico-finanziario, questa alleanza ha aperto scenari importanti per lo sviluppo dei mercati produttivi e di materie prime nel Medio oriente, oltre ad accelerare il processo di acquisizioni e/o investimenti finanziari in asset strategici in Occidente e d’investimenti finanziari infrastrutturali lungo la via della seta marittima e terrestre, con l’istituzione della nuova banca asiatica (AIIB), facendo sì che il mondo cambiasse direzione e si spingesse verso un nuovo ordine multipolare.

 

 

4) Come si colloca quindi in questo scenario il progetto di una nuova via della seta?

 

L’ascesa della Cina a prima economia del pianeta (a parità di salario) e la contemporanea alleanza strategica economica e militare con la Federazione Russa ha, per così dire, cambiato le carte in tavola e stravolto il panorama politico e diplomatico internazionale e, di conseguenza, i rapporti di scambio commerciale e di produzione tra le aree economiche più potenti del pianeta.

La Cina è riuscita, senza imporre alcun modello neo-imperialista, a creare un nuovo ordine mondiale, al punto tale che gli Stati Uniti, pressati da un forte tessuto economico-produttivo e tecnologico nazionale in cerca d’affari, stanno mostrando pian piano una certa volontà a cooperare. Lo stesso Stato di Israele che inizialmente, alzando la voce per l’accordo con l’Iran, si è mostrato turbato e adirato, ora sembra più propenso a seguire gli stessi passi.

In questo nuovo scenario di cooperazione internazionale, il terreno di applicazione in cui la Cina è fortemente intenzionata a misurarsi è proprio ciò che alcuni studiosi, nell’analizzare la nuova via della seta marittima e terrestre, definiscono con il nome di “New Deal” mondiale: ossia mettere sul piatto, in un enorme raggio d’azione, ingenti risorse e capitali per nuovi mercati di sbocco finanziari e produttivi.

Protagonista indiscusso di questo è la People’s Bank of China, ma c’è da dire che la strategia cinese della via della seta marittima coinvolge, oltre che le maggiori banche pubbliche, migliaia di imprese pubbliche, il governo e il loro fondo sovrano, insomma una potenza di fuoco finanziaria prima d’ora inimmaginabile. La stessa neo Banca asiatica delle infrastrutture e degli investimenti (AIIB), con l’adesione di paesi europei quali Italia, Inghilterra, Germania e Francia, risponde a questa imponente logica di pianificazione strategica che fa da ponte tra l’Asia e l’Europa (alta velocità, autostrade, porti, linee elettriche e di telecomunicazioni).

Avendo come vie di sbocco il mediterraneo e quale obiettivo di approdo l’Europa, la via della seta marittima e terrestre rappresenta per l’Italia una grande opportunità di crescita produttiva ed economica e, di conseguenza, rappresenterebbe l’uscita indolore dal blocco dei vincoli di bilancio imposti dai trattati europei. D’altronde, gli accordi commerciali firmati tra il Governo italiano e quello di Pechino nell’ultimo biennio, gli investimenti in asset finanziari e strategici di reti e telecomunicazioni, sembrano muoversi in questa direzione.

 

5) Quindi, la visita di Xi Jinping negli USA, nel suo insieme, la si può definire come avvio di accordi per una proficua cooperazione internazionale?

La visita di Xi Jinping in questa delicata fase storica di fragile equilibrio e contese internazionali, messo ancor di più in discussione con l’intervento militare della Russia in Siria, ha rappresentato il punto più alto mai raggiunto della diplomazia mondiale in epoca contemporanea, soprattutto per gli incontri avvenuti a Seattle prima del vertice G2 e per il successo suscitato dal leader cinese nei riguardi degli industriali americani. Questo significativo passo in avanti, infatti, è stato reso possibile perché una parte dell’intellighenzia americana, convogliata nella “dottrina Kissinger”, spinge per la pace e la cooperazione internazionale, in vista di possibili affari colossali con i paesi BRICS, tra cui Russia e Cina in testa. Ovviamente il tutto va sempre interpretato e analizzato in un’ottica di contesa e di equilibrio internazionale, prima che si possa pensare al superamento dei due blocchi contrapposti.

La partita della diplomazia e della cooperazione internazionale si gioca sempre a viso aperto su un “tavolo di risiko” mondiale e con delle regole, sorrette precariamente dall’Onu, incentrate sul “justus hostis” (legittimo avversario bellico). Infatti, politiche e guerre monetarie sempre più frequenti, scontri diplomatici in atto e senza vie di soluzioni (Taiwan, Tibet, mar cinese meridionale ecc.), guerre e focolai sempre più in fermento (Ucraina, Siria, Yemen, Venezuela, Iran Libano ecc.), sono contese reali a cui dar conto. Se a questo groviglio di interessi, intese e, nello stesso tempo, situazioni contrapposte aggiungessimo non da ultimo, il sodalizio tra la borsa di Shanghai e di Londra, l’accordo Usa di libero scambio con il Giappone e l’area del Pacifico (TPP), l’attacco al cuore dell’Europa con l’affaire Volkswagen, paradossalmente sembrerebbe che il nuovo ordine mondiale, inaugurato con la via della seta e basato sul multipolarismo delle forze in campo stesse, più che contenendo, portando il mondo verso una soluzione finale. In questo scenario che si prefigura di fronte, ognuno agirebbe secondo la propria logica, secondo i propri interessi e le opportunità del momento, senza alcun obbligo istituzionale di riferimento, alleandosi di volta in volta sul campo e trovandosi suo malgrado coinvolto in mezzo a dispute belliche, tentando magari di proteggersi da un fuoco “amico”.

 

6) Nell’epilogo del libro “Cronache da un campo di battaglia” descrivi, in un clima surreale, sia istituzionale che cittadino, l’incontro tenutosi in Provincia di Crotone per la firma del protocollo d’intesa tra l’autorità cinese operante nel porto di Yingkou e l’autorità portuale di Gioia Tauro, al fine di promuovere lo sviluppo di attività logistiche e produttive nei moli di Crotone e Corigliano Calabro…Da un punto di vista di relazioni internazionali, che importanza si può dare oggi a quell’incontro?

 

Penso che il clima surreale descritto nel libro possa rappresentare un aspetto fenomenologico da studiare accuratamente, come un qualcosa che non appartiene solo alla comunità crotonese ma all’incoscienza dell’intero popolo italiano. Come se, il modello Cina, fosse rappresentato dai negozietti di vendita al dettaglio di merci sottocosto che ormai spopolano in ogni angolo di strada. Anche in ambienti più emancipati che si definiscono alternativi e di sinistra, risiede un’idea per così dire distorta e non veritiera sulla Cina. Il carattere socialista rivoluzionario impresso negli ultimi cinquant’anni di storia dal PCC, gli enormi progressi materiali e di stile di vita avuti dalla popolazione e la continua sfida al miglioramento delle condizioni economiche dei meno abbienti rappresentano un dato inconfutabile passato inosservato o volutamente tenuto nascosto dai mass media nazionali. Il risultato è stato quello di creare un forte clima di terrore nelle popolazioni sul pericolo e sulla miseria di come ogni bene venga prodotto e importato dal Regno Celeste. Questa visone distorta della Cina fa si che il pericolo giallo o, meglio, il pericolo rosso è sempre dietro l’angolo, pronto ad invadere territori e nazioni, portandosi dietro il “misero” sistema di sottosviluppo. E’ come se ci fosse un’esigenza strategica internazionale di far vedere alle popolazioni d’occidente che nonostante la Cina sia diventata una grande potenza economica il suo modello è da evitare.

Detto questo, l’ascesa delle potenze asiatiche, in primis Cina e India, con l’entrata in scena di circa 1,5 miliardi di forza-lavoro, ha travolto plurisecolari assetti strategici di natura diplomatica, economica, finanziaria e mercantile trovando, dopo quasi un millennio, il mediterraneo quale centro del mondo delle rotte marittime, come baricentro dei trasporti internazionali e il Canale di Suez, specie dopo l’avvento delle navi post-Panamax, come nuovo luogo di circumnavigazione mondiale. Il gruppo-guerriglia, protagonista del romanzo “Cronache da un campo di battaglia” nel loro laboratorio di studio e di analisi sulle dinamiche internazionali e sulle trasformazioni epocali avvenute negli ultimi trent’anni, fin dal 1997, paventava queste potenzialità strategiche per la Calabria e la speranza che un giorno potessero materializzarsi con la venuta dei cinesi a Crotone. Notavamo la nostra provincia sempre più abbandonata e fine a se stessa, priva di collegamenti stradali e con infrastrutture fatiscenti e, nello stesso tempo, vedevamo i Cinesi costruire reti di trasporto, scuole e ospedali in Angola, e restavamo speranzosi che un giorno potessero approdare anche nel porto di Crotone.

Lo pensavamo un tempo e oggi, con il raddoppio del canale di Suez, ci crediamo ancora di più che Crotone e il suo territorio potrebbero avere la concreta possibilità storica di “introdursi” nei flussi mondiali di merci e persone, beneficiando di un mix di investimenti che coinvolga porto- ferrovia-s.s. 106, pena l’esclusione nei prossimi decenni dai flussi commerciali e industriali mediterranei ed europei. Sarebbe compito della classe dirigente italiana (anche se a questa ci crediamo veramente poco), affrontare definitivamente i contesti di arretratezza socio-economica del Sud per avviare un processo storico di modernizzazione che ponga il Sud quale testa di ponte verso tutto il Mediterraneo.