Archivi del mese: novembre 2015

Impegno comune e fronte unito o unilateralismo della “doppia morale”?

di Diego Angelo Bertozzi per Marx21

Agli attentati terroristici di Parigi sono seguite diverse reazioni che, con una accettabile approssimazione, possono essere condensate in due tipologie che rappresentano anche le divisioni all’interno delle classi dominanti continentali: da un lato c’è chi, soffiando sul fuoco della guerra di civiltà, sulla difesa dell’occidente e dei suoi valori “universali”, e approfittando dell’indignazione diffusa, punta ad un’ulteriore stretta bellica e autoritaria – si pensi alla volontà del governo Hollande di modificare la costituzione francese per estendere i termini dello stato di emergenza –  invocando la creazione di un esercito comune europeo che sappia affrontare anche il pericolo rappresentato dall’espansionismo russo (“Perché serve l’esercito unico europeo”, G. Chiellino, il Sole24Ore); dall’altra si prende atto del fallimento della lunga lotta al terrorismo condotta dagli Stati Uniti (e della Nato) alla guida di una coalizione con Paesi notoriamente finanziatori del jihadismo armato, più propensa alla destabilizzazione del Medio oriente (Libia, Siria…) che alla lotta al cosiddetto Califfato, per chiedere un cambio di rotta nelle relazioni con Mosca.

Scrive il 16 novembre Davide Fumagalli su Milano Finanza: “Il colloquio chiesto ieri da Obama a Putin, con l’ammissione della strategicità dell’intervento militare russo in Siria contro quei ribelli, armati dagli Usa, i cui legami con l’Is sono sempre più evidenti, ha infatti confermato la vittoria del disegno strategico del presidente russo, che può ora raccogliere attorno a sé una parte crescente di leader politici europei. Difficile immaginare, quindi, che il tentativo di isolamento della Russia portato avanti da Obama negli ultimi mesi possa proseguire, mentre il fallimento della politica statunitense in Medio Oriente potrebbe condizionare l’esito delle prossime elezioni presidenziali”. D’altronde connivenze ed ambiguità che hanno contraddistinto la “Coalizione dei volonterosi” nella campagna militare contro lo Stato islamico in Siria sono state denunciate subito dopo l’intervento politico-militare russo a sostegno del governo siriano, in Italia da lucidi interventi di Alberto Negri che, sul Sole24ore, ha più volte ragionato in questi termini: “I jihadisti non sono soltanto quelli dell’Isis – non più sostenuto da Turchia e Arabia Saudita – ma anche il Fronte al Nusra e Ahrar al Sham, ancora appoggiati dalle monarchie del Golfo: anche se concorrenti tra loro, questi gruppi condividono la stessa ideologia e gli stessi obiettivi. La Russia invia militari in Siria. Gli Usa in allerta. Kiev chiude lo spazio aereo ai voli russi diretti a Damasco. Ma di questo si parla assai poco perché Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno legami economici inestricabili con questi alleati arabi e hanno consapevolmente appoggiato l’afflusso di jihadisti in Siria, insieme alla propaganda delle versioni più radicali e inaccettabili dell’Islam. […]. I jihadisti hanno conquistato Palmira perché la coalizione anti-Isis, in pratica l’aviazione americana, non ha sganciato neppure una bomba contro il Califfato per non dare l’impressione di volere aiutare Assad. Non solo, dopo avere appoggiato i curdi in funzione anti-Isis, l’Occidente li ha lasciati in balìa di Erdogan che con l’obiettivo di combattere il Pkk sta colpendo in realtà tutto il movimento curdo e anche il partito politico Hdp entrato in Parlamento nel giugno scorso […]”.

Fermiamoci sulla seconda tipologia di reazione, non solo perché fuori dal coro più belligerante e oltranzista, ma soprattutto perché, preso atto di una sonora sconfitta, potrebbe fungere da terreno comune per una coalizione ampiamente rappresentativa della comunità internazionale, liberata da contraddizioni, quando non connivenze, nel proprio impegno nella lotta al terrorismo internazionale.

E l’impegno comune senza reticenze e doppi fini è proprio quanto chiesto ufficialmente dalla Cina popolare nel momento in cui ha espresso la propria solidarietà nei confronti del popolo francese. Un “Fronte unito”, sotto egida Onu – quindi sotto il controllo collegiale delle potenze impegnate – per condurre una “guerra globale” al terrorismo all’intero della quale venga riconosciuta l’importanza della lotta contro il separatismo terrorista nello Xinjiang, la strategica provincia cinese nella quale agiscono organizzazioni terroristiche come Movimento islamico del Turkestan orientale, con alle spalle diverse azioni sanguinarie. E la premessa indispensabile per avviare e rendere credibile un tale processo unitario è l’abbandono di atteggiamento – tutto occidentale – di doppia lettura del fenomeno terrorista, quando ad esserne vittima sono Paesi considerati rivali strategici, proprio come la Cina guidata dal partito comunista. Una “doppia morale” che va inquadrata all’interno di progetti di medio-lungo periodo che prevedono la sovversione e la disintegrazione di Stati e che si guarda bene dal condannare le azioni violente e criminali di gruppi militarizzati (e con appoggi esterni) la cui presenza risulta conveniente proprio alla luce di quei progetti.

Pensiamo appunto alla Cina (ma il discorso potrebbe valere anche per la Russia) e alla puntale assenza delle campagna di indignazione che si scatenano (e vengono debitamente sostenuta) allorquando gli attacchi si verificano in Occidente e in Paesi aderenti alla Nato, nonostante non siano mancate le occasioni per esprimere piena solidarietà: l’attentato a piazza TienAnMen (luogo altamente simbolico) nell’ottobre del 2013 (5 morti e quaranta  feriti), l’attacco alla stazione di Kunming nel marzo successivo (29 morti e 130 feriti) e le autobombe di poco successive alla stazione ferroviaria e al mercato di Urumqi (39 morti e quasi duecento feriti). Invece in questi casi, la stampa mainstream occidentale ha preferito procedere per “distinguo” e “analisi” cui solitamente antepone “l’indignazione” e la “condanna”: sì, in questi casi non ci troviamo di fronte a “terrorismo”, ma ad attacchi, certo “violenti” da parte di movimenti che rappresentano minoranze i cui diritti sono conculcati dal regime comunista. Si è persino giunti ad accusare apertamente di Pechino per aver rifiutato di ri-accogliere come liberi cittadini  di 22 uiguri (minoranza islamica residente soprattutto nello Xinjiang) liberati da Guantanamo dopo essere stati prelevati da un centro di addestramento talebano in Afghanistan. In poche parole, il fenomeno non va condannato, ma compreso nel suo contesto specifico.

Pensiamo solo un attimo a quale reazione susciterebbe ora in Europa chi chiedesse che i tragici fatti di Parigi venissero analizzati nel loro “contesto specifico”, in base alla politica estera francese in Siria e Medio oriente, alla situazione desolante nelle periferie….

Un impegno della comunità internazionale contro il terrorismo è credibile solo se all’interno di questa “comunità” vengono accolti tutti i Paesi su di un piano di parità; in sostanza se si abbandona la persistente mentalità coloniale e suprematista dell’Occidente. La Cina non chiede molto, ma pare che, in questo senso, ci sia ancora molta strada da percorrere…

Primo Forum Mondiale Culturale a Pechino

18-19 ottobre 2015

Di Andre Vltchek

Ovunque io vada, mi sento porre la stessa domanda: “La Cina è ancora un paese comunista?”. La mia risposta è sempre la stessa: “La Cina è una delle culture più antiche e più importanti della terra, la sua leadership la definisce ‘paese socialista con caratteristiche cinesi’. E quando la Cina dice qualcosa, dovrebbe essere presa sul serio; il mondo dovrebbe ascoltare.”

L’Occidente e i suoi defunti intellettuali di sinistra dimostrano arroganza e sciovinismo quando trattano la Cina. Dovrebbero tacere una volta per tutte, ascoltare e imparare qualcosa dalle grandi nazioni non occidentali e dalle loro culture!

In una recente intervista, Noam Chomsky ha dichiarato: “L’Europa è prevalentemente razzista” riferendosi al comportamento dell’Europa nei confronti della Turchia. Ma da prova di essere veramente razzista quando si rapporta con ciò che è definito “Far East” in generale e verso la Cina in particolare.

Quindi, è la Cina un paese marxista?

Lo è sicuramente! Jeff J. Brown presto pubblicherà un libro nella quale è dimostrato esattamente questo: “China is communist, Damn It!”.

È ora di rompere il monopolio del noioso e stereotipato racconto “ufficiale” occidentale sulla Cina!

Ci sono centinaia di validi motivi per ritenere che molti dei leader e moltissimi cinesi sono veri comunisti maoisti e veri internazionalisti.

Il “1° Forum Mondiale Culturale” tenutosi al Garden Hotel di Pechino il 18 e il 19 ottobre 2015, ha superato tutte le speranze e le aspettative di coloro convinti che la Repubblica popolare cinese è in realtà un modello emozionante e vibrante di economia mista, diretto dal Partito Comunista Cinese (PCC), un partito ideologicamente forte. Non si tratta di un “modello perfetto”, sicuramente non perfetto, ma pieno di vitalità, di zelo e di speranza!

Il Forum culturale è stato organizzato grazie alla spinta fondamentale dell’Accademia cinese delle Scienze Sociali (CASS), il principale organismo intellettuale cinese. Con sorpresa, alcuni dei più grandi studiosi russi sono stati invitati a partecipare dai loro compagni cinesi, oltre a diversi intellettuali dissidenti occidentali e non, tra i quali l’egiziano Samir Amin sono stati anche alcuni intellettuali dissidenti occidentali e non occidentali, in particolare il signor Samir Amin dall’Egitto.

L’evento organizzato è stato fondamentale per l’unità internazionale, un luogo in cui importanti filosofi marxisti cinesi e russi hanno denunciato gli orrori commessi dall’imperialismo occidentale in tutto il mondo. Gli studiosi hanno discusso dell’importanza di smarcare la realtà globale dalla spaventosa e distruttiva egemonia culturale ed economica dell’Occidente, autodistruttiva e fallimentare.

Spiega uno degli organizzatori che “le lingue in questa conferenza sono il cinese, il russo e l’inglese” perchè “non vogliamo che la lingua inglese sia dominante per i nostri eventi”.

Durante i discorsi, cinesi e russi hanno recitato poesie, ciascuno nella loro lingua dì origine, cantando anche vecchie e gloriose canzoni comuniste. Hanno dimostrato una importante conoscenza delle rispettive culture, esprimendo profondo rispetto l’una per l’altra.

Hanno discusso di come il pensiero culturale dell’Occidente abbia dominato e spesso distrutto i sistemi culturali e educativi di innumerevoli paesi in tutto il mondo.

Questa è stata la fondamentale sfida intellettuale o più precisamente è stata la fase iniziale di una guerra intellettuale. Oggi, la “Divisione Accademica degli studi del marxismo” della Cina ( CASS ) è ormai in prima linea per contrastarlo!

Dice un importante pensatore russo, Aleksandr Buzgalin, Professore presso Università Statale di Mosca: “La Russia e la Cina hanno grandi presupposti per costruire reciproche alleanze culturali”.

Il professor Buzgalin ha parlato dell’Unione Sovietica: “In URSS, abbiamo vissuto in una cultura globale, non locale. Nel nostro paese, son stati stampati più libri di Shakespeare e Hemingway che nel Regno Unito e negli Stati Uniti”. Poi ha proseguito: “La Cultura per noi non è solo un bellissimo vestito, ma ciò che possiamo fare per il nostro popolo e per i popoli di India o dell’Africa”.

Ha parlato di due grandi paesi, Cina e Russia, a proposito della cooperazione futura che potrebbe condurre alla costruzione di una realtà globale ove il progresso non sarà misurato in base al mercato ma dalle arti, dalla scienza e dall’istruzione. “Un nuovo ordine mondiale culturale”. Le imponenti radici culturali/bi-linguistiche scientifiche sino-russe in primo piano per la costruzione del cosiddetto “Nuovo ordine mondiale culturale”.

Prosegue sua moglie, Liudmila Bulavka-Buzgalina (Professoressa all’Università di Mosca di Finanza e Diritto): “Il potenziale creativo della personalità non è paragonabile al capitale umano che utilizza solo il denaro (investito) come misura di sviluppo, da cui deriva una limitazione delle qualità e dei valori umani  alla unica ricerca di profitto.

Li Shenming, Direttore del Centro di Ricerca del Socialismo Mondiale e Vice Direttore del Comitato per gli affari interni e giudiziari del Congresso Nazionale del Popolo ha approfondito il concetto riguardante l’importanza della difesa del marxismo cinese e mondiale: “Alcuni dicono che ‘lo spettro del marxismo’ ci ha già abbandonato, ma non lo ha fatto! Aleggia sopra di noi, ci osserva dall’alto … Non è mai cessato di esistere!”

Uno dopo l’altro, gli accademici cinesi russi e degli altri paesi presenti hanno discusso di cultura, di marxismo, della Repubblica Popolare Cinese e del nostro martoriato (principalmente dall’imperialismo occidentale) ma meraviglioso pianeta.

Qui siamo tutti d’accordo: il nostro è un meraviglioso pianeta, e per esso vale la pena lottare!

CULTURA ROSSA

“Delle sole quattro civiltà globali riconosciute a livello storico la cultura cinese è l’unica ancora in vita” ha spiegato Zhang Quanjing, ex Capo del Dipartimento Organizzativo del Comitato Centrale del PCC. “Grazie al marxismo e al comunismo, sotto la guida del Partito Comunista, la nostra nazione è sopravvissuta e si è strenuamente difesa… La Cultura è stata fondamentale durante la rivoluzione, ciò per il suo profondo valore spirituale ”.

Il compagno Zhang ha parlato di “ Cultura Rossa” e di come essa ha  sempre lottato contro l’oppressione e la superstizione religiosa.

“La cultura appartiene al popolo, non a una minoranza di persone”, ha concluso Zhang. “Nel 1945 il presidente Mao ha affermato che l’arte e la cultura sono dei principi basilari e dovrebbero servire il popolo!”

Un grande ottimista che sputava in faccia a quell’oscuro nichilismo diffuso dai mass-media occidentali, coi loro deprimenti film horror e i loro dogmi religiosi!

Il Forum culturale mondiale è dunque nato!

“E ‘davvero necessario istituire il “World Cultural Forum” che possa realmente riflettere  la volontà dei lavoratori in tutto il mondo” ha proclamato Cheng Enfu, Direttore della Divisione Accademica di Studi Marxisti (CASS), aggiungendo che lo spirito del marxismo debba essere ampiamente diffuso in tutto il mondo.

Gli organizzatori mi hanno invitato a parlare verso la fine dell’iniziativa, per concludere e riassumere gli appassionanti temi discussi nei due giorni di Forum, per me un grande onore!

Ho raccontato dei miei ultimi quattro anni di viaggi in diversi paesi in cui ho accumulato prove riguardanti le ultime rivoluzioni “colorate”: degli ombrelli ecc.; tutti tentativi dei paesi occidentali dediti alla cospirazione: diffamazione di militanti marxisti e distruzione di movimenti rivoluzionari, rovesciamento di legittimi governi fino alla disgregazione di interi paesi. Ne parlo nel mio libro di 840 pagine “Exposing Lies of The Empire”.

“L’obiettivo cospirativo dei paesi occidentali, illegale dal punto di vista del diritto internazionale, è sempre lo stesso da anni, decenni, secoli: distruggere chiunque non si pieghi al suo dominio. I governi dei paesi indipendenti che han servito il proprio popolo sono stati attaccati e completamente distrutti, eccetto piccole eccezioni quali Cina, Cuba, Venezuela e Vietnam”.

Gli accademici russi mi hanno accolto molto calorosamente, invitandomi a Mosca e a San Pietroburgo. I compagni cinesi hanno cominciato a trattarmi come se fossi russo dimostrando forte empatia.

Ho portato un messaggio dal Sud America, in cui ho vissuto per diversi anni: “Mentre sorge la meravigliosa unità tra Cina e Russia anche grazie ai nostri sforzi comuni, le nostre rivoluzioni sono sotto attacco diretto da parte dell’Occidente. Vi preghiamo di non dimenticare il Venezuela, l’Ecuador, Cuba e le altre orgogliose nazioni in prima linea nella lotta contro l’imperialismo occidentale e il fascismo! Ora esistono tre grandi centri della resistenza antimperialista: Cina, Russia e America Latina. Tra i tre il più vulnerabile è l’America Latina e sta lottando per la sua sopravvivenza!”

Certo, attualmente vi sono altri grandi e piccoli paesi fondamentali nella lotta antimperialista. Tra questi la Siria, l’Iran, il Sudafrica e l’Eritrea che lottano con fermezza il terrorismo dell’Occidente. Questo incontro, questa dimostrazione di unità, è stato troppo breve per poter affrontare tutte le numerose questioni e sfide del nostro pianeta; è solamente l’inizio. Un grande esordio! In futuro, nessun paese sarà dimenticato e nessuna sfida sarà ignorata!

 

Leading Marxist Academics of China and Russia United” in New Eastern Outlook

(Traduzione propria)