CHI SIAMO

SIAMO UNA PICCOLA  SQUADRA  DI APPOGGIO  CRITICO AL  PARTITO  COMUNISTA  CINESE  ED ALLA CINA POPOLARE

Fidel Castro, 2007: “Per tutti quelli che, come noi credono nel socialismo, quello che la Cina sta facendo rappresenta una speranza. Non è azzardato affermare che il futuro del socialismo nei prossimi decenni dipenderà in larga misura da quello che la Cina saprà realizzare”.

A  nostro giudizio Fidel Castro ha pienamente ragione, sia nella valutazione sull’importanza della Cina per il mondo attuale che nel suo essere una “speranza” per la causa del socialismo mondiale.

Tuttavia un’ampia maggioranza della sinistra antagonista occidentale e italiana esprime ancora oggi, alla fine del 2008, un atteggiamento di ostilità più o meno acceso verso la Repubblica Popolare Cinese ed il partito comunista cinese (P.C.C.), anche e soprattutto perché la complessa  ed articolata formazione economico-sociale cinese viene considerata a torto  come capitalistica e/o capitalistica di stato, almeno nelle sue linee essenziali.

In aggiunta a ciò, la questione tibetana (interpretata secondo la versione fornita dai mass-media occidentali e dall’ex-feudatario Dalai Lama), la presunta assenza dei diritti dei lavoratori cinesi nei posti di lavoro, la reale, ma sovrastimata presenza di sacche di povertà in alcune aree rurali cinesi ed i notevoli problemi  ambientali, acuiscono ulteriormente la diffidenza-ostilità espressa da larga parte della sinistra anti capitalista occidentale nei confronti della Cina contemporanea.

Anche se sono presenti in Italia alcune eccezioni all’atteggiamento generale “anti-P.C.C.” (pensiamo a buona parte del PdCI ed all’area dell’Ernesto, in primo luogo), rimane purtroppo fuori discussione il fatto che attualmente una netta maggioranza della sinistra più radicale, reale o presunta tale, stia aderendo inconsapevolmente alla posizione espressa  -tra gli altri- da Padoa Schioppa, il quale nell’agosto del 2005 ha dichiarato che la Cina ha ottenuto  reali successi macro economici proprio perché è diventata capitalista ed ha “cambiato pelle” rispetto agli anni sessanta-settanta.

Come piccolo gruppo di compagni di Milano, andiamo volutamente controcorrente e riteniamo invece in base a numerosi combinati “fatti testardi” (Lenin) si possa affermare che:

  • – l’egemonia contrastata all’interno della complessa ed articolata formazione economico-sociale cinesi sia esercitata anche attualmente dai rapporti di produzione-distribuzione socialisti (statali e cooperativi), da una “linea rossa” socio produttiva collettivistica che tuttora prevale sulla minoritaria e subordinata “linea nera” incarnata dal capitalismo autoctono-internazionale operante nel gigantesco paese asiatico.
  • – la direzione attuale del P.C.C. e la maggioranza degli iscritti al partito non vogliano in alcun modo rinunciare agli obiettivi socialisti e collettivisti ed abbiano come loro stella polare in campo politico-sociale le “quattro bandiere” enunciate da Deng Xiaoping nel marzo del 1979: la via socialista, il marxismo leninismo, il pensiero di Mao Zedong e la dittatura democratica del popolo sotto la giuda ed egemonia del partito.
  • – la direzione attuale del P.C.C e la grande maggioranza degli iscritti al partito, pur avendo accettato come parte integrante della “NEP cinese” la presenza nel paese di un forte settore capitalistico (autoctono- straniero), stiano operando concretamente affinché il settore socialista (statale cooperativo) rimanga egemone e centrale nella complessa formazione economico-sociale cinese.
  • – la NEP cinese abbia determinato un enorme e progressivo miglioramento nelle condizioni materiali di vita e di consumo della quasi totalità dei produttori diretti del paese partendo dal 1977 fino ad arrivare ai nostri giorni.
  • – la Cina sia già diventata da alcuni anni la seconda potenza economica mondiale e che possa superare sul piano quantitativo-globale gli stessi Stati Uniti nel giro di pochi anni.
  • – la Repubblica Popolare Cinese svolga tutt’ora sulla scena mondiale un innegabile ruolo antimperialista seppur in modo cauto e prudente, non sfruttando alcun paese al mondo e rappresentando un notevole contrappeso multilaterale per il più potente ed aggressivo imperialismo del pianeta, quello statunitense.

Nel titolo iniziale parlavamo del nostro appoggio critico al partito comunista ed al governo cinese (anche se ovviamente totale ed incondizionato rispetto ad ogni tipo di attacco e minaccia proveniente dall’esterno, di natura politico o militare, economica o propagandistica). Solidarietà ed appoggio critico perche vediamo con chiarezza sia i lati negativi che contraddistinguono la realtà e la dinamica cinese del XXI secolo che i pericoli che corrono attualmente il potere economico del partito comunista e la “linea rossa” socio produttiva di cui sopra, elementi negativi e pericoli del resto in larga parte analizzati e denunciati dalla stessa direzione comunista: corruzione di una parte di quadri politici, notevole disuguaglianze sociali e differenziazioni tra le varie regioni del paese, un alto (anche se in decremento) tasso di infortuni sul lavoro, quindici milioni circa (circa l’1% della popolazione) con gravi problemi nel procurarsi cibo e vestiti a sufficienza, notevole potenza economica raggiunta dal capitalismo autoctono-straniero in Cina, seri problemi ambientali ecc.

Sono elementi materiali indiscutibili e contraddizioni reali, ma a nostro avviso in via di graduale riduzione ed in ogni caso secondari rispetto alle enormi conquiste raggiunte dal popolo cinese negli ultimi 3 decenni, partendo da una base materiale culturale di partenza dal 1977 che era decisamente di basso livello sotto quasi tutti gli aspetti.

Cercheremo di utilizzare l’insieme dei “fatti testardi” che riteniamo confermino le tesi generali sovrapposte, non dimenticando l’espressione dei lati negativi dell’attuale realtà cinese, utilizzando anche le notizie ed informazioni via via fornite dai mass-media cinesi per avere una “campana” alternativa all’azione capillare di disinformazione svolta dagli organismi di informazione occidentali, ivi compresi molto spesso quelli della sinistra antagonista (Manifesto in testa): riteniamo che un minimo di contro-informazione e contro-analisi possa aiutare a far cambiare almeno in parte le opinioni sulla Cina attuale ad una sezione consistente della sinistra italiana, a molti compagni in buona fede spesso privi delle informazioni di base più elementari sulla situazione concreta e dinamica reale della Cina socialista di un paese che conta più di un miliardo e trecento milioni di persone e costituisce attualmente più di 1/5 della popolazione mondiale.